“LA TERRA APUANA PRIMA IN TOSCANA PER REATI CONTRO L’AMBIENTE”, IMPUNITI, STANNO INQUINANDO IL CUORE PIU’ BELLO DELLE APUANE: ALTRA DENUNCIA DI APUANE LIBERE NEL COMPRENSORIO LUNIGIANESE.

SOTTO ACCUSA LE CAVE CASTELBAITO E FRATTETA SITE NEL COMUNE DI FIVIZZANO, REE DI AVER COMMESSO GRAVI ABUSI AMBIENTALI NELL’ AREA DEL PARCO REGIONALE DELLE ALPI APUANE ED OGGETTO DI UNA SECONDA SEGNALAZIONE AMBIENTALE IN NEANCHE DUE MESI.


Firenze, 11 dicembre 2021

In data odierna l’organizzazione di volontariato Apuane Libere, ha denunciato presso le Autorità competenti in materia ambientale – Carabinieri Forestali della stazione di Fivizzano, ARPAT, Regione Toscana, Ente Parco delle Alpi Apuane e Ministero della Transizione Ecologica – l’esistenza di una grave emergenza ecosistemica nella Valle del Monte Sagro. Siamo alle pendici del monte Borla nel Comune di Fivizzano, in un’area di elevatissimo pregio floristico in cui – tra le altre cose – è presente l’unico areale dell’endemismo “Centaurea montis-borlae” e dove le testimonianze geomorfologiche dell’ultima glaciazione wurmiana sono eccezionalmente numerose: ciononostante si continua a prelevare ed inquinare massivamente il suolo apuano in nome del bieco profitto.

“Grazie all’instancabile presenza sul territorio dei nostri militanti ambientali – fanno sapere dal tritone apuano – abbiamo documentato, la completa distruzione di ben tre cavità carsiche, tantissime discariche abusive in area protetta, lo smaltimento illegale di rifiuti speciali, ma soprattutto l’inquinamento del Fosso di Fratteta affluente di quel torrente Lucido di Vinca che bagna Monzone ed altri paesi della Lunigiana. Nello specifico la cava – messa a reddito dal comune di Fivizzano in combutta con la Regione Toscana – viene “coltivata” dalla Ditta Walton Marmi s.r.l. in maniera a dir poco banditesca e le attuali lavorazioni non rispettano una serie innumerevoli di prescrizioni, imposte all’atto del rilascio dei permessi: tra cui quelle sulla regimazione delle acque di lavorazione e sullo sverso dei detriti dai fianchi montuosi.

“Il secondo sopralluogo in Lunigiana dei nostri soci volontari – spiega Gianluca Briccolani, presidente dell’associazione – ha fotografato e filmato una situazione da completo far west, che, a distanza di neanche due mesi dalla nostra prima segnalazione alle autorità, non solo è peggiorata, ma ad oggi non ci risultano neppure siano stati fatti i debiti sopralluoghi da parte degli organi preposti al controllo ed al rispetto delle leggi in materia di ambiente. Grazie alle politiche ecocide della giunta comunale di Fivizzano e della Regione Toscana, si sta distruggendo una valle di straordinario pregio naturalistico e geologico, dato che vi si affacciano ben due meravigliose cime di prim’ordine: “balconi” sul mar ligure che il mondo ci invidia. Gli attuali piani di coltivazione – assieme a tutti quegli enti preposti ai controlli – sembrano fregarsene dei vigenti standard di protezione imposti dalla Comunità Europea; come nel caso dei Siti Natura 2000 del Monte Borla e della Rocca di Tenerano e delle Praterie primarie e secondarie delle Apuane (per coloro che non lo sapessero il sistema Natura 2000 è il principale strumento di politica europea in fatto di conservazione della biodiversità).

È bene che anche il sindaco Giannetti la smetta di girarsi dall’altra parte – continua il presidente – poiché i residui liquidi del taglio della montagna, la famigerata marmettola con annesse le terre di scavo, non venendo minimamente raccolti come prescriverebbe la legge, potrebbero entrare in connessione con le numerose sorgenti idropotabili della zona, divenendo fonte di pericolo per la salute delle popolazioni lunigianesi e carrarine. In quest’ottica abbiamo inoltrato una richiesta urgente di audizione all’assessore all’ambiente della Regione Toscana Monia Monni, per informarla del comatoso stato di salute in cui versano le acque del territorio apuano e per chiedere alla giunta tutta, di aumentare fondi e personale per i controlli: visto e considerato che la nostra regione è sesta in Italia per reati contro l’ambiente.

Ci appelliamo infine – conclude Briccolani – a coloro che hanno il potere di riconvertire questo genere di economie distruttive, a stanziare fondi per farlo al più presto, smettendola di pensare continuamente alla riapertura di nuovi siti estrattivi dismessi da decenni (increscioso è il caso di cava Peghini sotto la Rocca di Tenerano la cui riapertura sarebbe fortemente caldeggiata dal sindaco di Fivizzano) per tutelate esclusivamente gli amichetti imprenditori ed i loro bacini elettorali, facendo rispettare i regolamenti europei in fatto di conservazione della biodiversità.


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