L’ORGANIZZAZIONE DI VOLONTARIATO APUANE LIBERE, HA FILMATO E DENUNCIATO L’ENNESIMO SVERSAMENTO DI DETRITI LUNGO I FIANCHI DEI MONTI CARRARESI ED ESATTAMENTE NEL BACINO ESTRATTIVO DI TORANO DALLA CAVA FOSSA GRANDE.

Firenze, 4 agosto 2022

“Visto che nel Far West carrarino si continuano a commettere gravi reati ambientali, sversando detriti e terre di scavo dai fianchi dei monti che vanno ad alimentare nuovi e vecchi ravaneti, ci domandiamo quali provvedimenti voglia prendere la neoeletta Giunta comunale – capeggiata da quella Sindaca Serena Arrighi autoproclamatasi paladina dell’ambiente – per riportare una parvenza di legalità”

È questo quello che chiedono le volontarie ed i volontari dell’associazione Apuane Libere, dopo la loro trentesima segnalazione ambientale ai danni di una ditta del settore lapideo operante nel distretto apuo-versiliese.

“Dopo alcune telefonate ricevute da abitanti dei paesi a valle della cava “Fossa Grande” gestita dalla società per azioni G.M.C. – fanno sapere dal tritone apuano – abbiamo documentato e colto in flagranza di reato, un operatore di macchina che la mattina prestissimo arrovesciava con la ruspa svariati quintali di marmo di sotto al monte. Tale sverso è stato successivamente denunciato agli organi competenti in materia ed agli uffici regionali, i quali – in risposta congiunta – hanno fatto sapere che ne terranno conto nel procedimento di valutazione di impatto ambientale in corso, che la ditta ha presentato a marzo di quest’anno. La Regione Toscana inoltre, a firma dei suoi architetti incaricati, sollecita fortemente il comune di Carrara a valutare la nostra segnalazione, anche ai fini dell’eventuale applicazione di quel sistema sanzionatorio che troppo spesso viene dimenticato da coloro che dovrebbero far rispettare le prescrizioni impartite all’atto del rilascio delle autorizzazioni.”

Ci appelliamo – spiega Gianluca Briccolani presidente di Apuane Libere – a quella prima cittadina fresca di nomina, affinché si faccia garante in prima persona di far rispettare tutte quelle leggi che regolano l’escavazione: a maggior ragione nel territorio comunale di Carrara, così irrimediabilmente martoriato da decenni di escavazione selvaggia. Le forti preoccupazioni delle cittadine e dei cittadini di Carrara, esigono una verifica capillare di tutti gli illeciti che giornalmente ed impudentemente, vengono perpetrati dai concessionari di cava nei confronti dei beni comuni di tutti ed in particolar modo della componente ambientale acqua. In un periodo storico di gravissima siccità e della conseguente scarsità d’acqua potabile – conclude Briccolani – vogliamo che gli amministratori del Comune di Carrara, anziché strizzare l’occhio alla deleteria prassi dell’escavazione in galleria dentro e fuori dalle Zone a Protezione Speciale, diano una parvenza di legalità, ritirando la concessione a quelle società che non rispettano quelle pochissime leggi che ancora tutelano l’ambiente e le risorse idriche: tutto questo al più presto e senza aspettare di piangere altri morti per la bomba ad orologeria pronta a deflagrare alla prossima alluvione”.

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Alle 22.30 di ieri sera – durante uno dei suoi tanti monologhi senza contraddittorio alcuno tenutosi presso la Festa dell’Unità di Fiesole in provincia di Firenze – alcuni volontari di Apuane Libere hanno simbolicamente donato al Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, la famigerata bottiglia dell’“Acqua del Parco” delle Alpi Apuane, liquido vitale che giornalmente viene contaminato da marmettola, gasolio e tracce di metalli pesanti.

Firenze, 20 luglio 2022

A seguito del grande clamore suscitato dal recente stato di emergenza idrica regionale firmato il 6 luglio dai vertici della Regione Toscana, Apuane Libere ha sfatato dal vivo e in diretta social, gli aspetti più vistosi di alcune narrazioni tossiche che stanno dietro alla crisi idrica dovuta dall’imperante siccità.

“Durante il blitz di ieri sera – fanno sapere dal tritone apuano – abbiamo voluto portare all’attenzione della popolazione toscana, due inaccettabili ipocrisie che vengono portate avanti dalla Giunta Regionale Toscana e da quel vergognoso Ente che dovrebbe tutelare la natura e gli habitat dentro il Parco Regionale delle Alpi Apuane, ma che invece si prodiga soltanto nell’autorizzare la riapertura di cave chiuse da decenni e nell’ incentivare l’assurda pratica dell’escavazione in galleria – anche in Zone a Protezione Speciale (ZPS) – che spezza letteralmente le vene idriche di questi monti.

Partendo da quest’ultimo soggetto giuridico, forse non tutti forse sanno che nel 2021 fu lo stesso Direttore Antonio Bartelletti in persona a deliberare l’anacronistico acquisto di centinaia di bottiglie in vetro con lo stemma del gracchio corallino – dissipando vergognosamente 8643 euro di denaro pubblico – per far usare dalle strutture alberghiere site dentro e fuori da questo vero e proprio Parco delle Cave, quello che soltanto una volta era davvero l’oro blu di questa catena montuosa: l’acqua delle sorgenti carsiche apuane, di cui anche altre provincie volevano beneficiare attraverso delle vere e proprie opere di ingegneria idraulica.

La nostra associazione, stanca di questo ennesimo vigliacco affronto alla verità e stufa di rappresentare non solo il parco con più siti distruttivi a livello mondiale, ma quello dove il serbatoio idrico più capiente a livello regionale viene giornalmente inquinato da quell’economia del lapideo che annienta letteralmente interi reticoli idrogeologici, ha voluto portare clamorosamente allo scoperto chi svolge male quel lavoro di monitoraggio per cui la collettività tutta, versa salati tributi.”

“Ora basta- spiega Gianluca Briccolani presidente dell’associazione – sono cinque mesi che invano spediamo mail certificate all’ Assessora all’Ambiente Monia Monni chiedendole un incontro per illustrarle le molteplici problematiche ambientali che sono presenti in quella catena montuosa che cerchiamo di tutelare a suon di denunce. Dopo ben ventotto segnalazioni ambientali in neanche quindici mesi di vita associativa, i nostri militanti volontari – sentendosi demotivati dal silenzio che impera nel comparto estrattivista apuano e nella magistratura, hanno voluto ringraziare di persona il governatore Giani, per le politiche ecocide portate avanti a livello regioanle prima da consigliere e poi da presidente, invitandolo a sorseggiare quello che arriva a valle della purissima acqua apuana: quando ha la fortuna di non venire stroncata sul nascere dal devastante taglio operato dalle circa 200 cave attive nel comprensorio apuano.

Dopo aver sdoganato l’inquinamento delle concerie e l’aver permesso la contaminazione di manti stradali e terreni – conclude Briccolani – è ormai chiaro che con il nuovo Piano Integrato per il Parco, la giunta Giani vorrebbe dare la mazzata finale a queste bellissime montagne toscane: ed è per questo che oggi siamo qui a lanciare ufficialmente il corteo del 29 ottobre prossimo per celebrare il funerale delle Alpi Apuane per le strade del capoluogo toscano, simbolo di quel vigliacco potere che mette il profitto prima della salute dell’uomo e della natura in cui vive.”

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IL COMPLESSO CARSICO DEL MONTE CORCHIA SULLE ALPI APUANE CON IL SUO FAMOSO “ANTRO”, È STATO INQUINATO ED INTERCETTATO DA ALCUNI SITI ESTRATTIVI SOPRASTANTI.

L’ORGANIZZAZIONE DI VOLONTARIATO APUANE LIBERE CHIEDE AL MINISTERO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA ED ALLA REGIONE TOSCANA, IL COMMISSARIAMENTO DEI VERTICI DELL’ENTE PARCO, PERCHE’ COLLUSI CON CHI NON RISPETTA LE LEGGI CHE DISCIPLINANO LA COMPATIBILITA’ AMBIENTALE.

Firenze, 2 luglio 2022

L’organizzazione di volontariato Apuane Libere, ha inviato una richiesta di intervento statale al Ministero della Transizione Ecologica a Roma, per denunciare l’inquinamento di un importante ramo del complesso carsico del Monte Corchia, il quale costituisce uno dei più importanti sistemi carsici a livello italiano e di comprovato interesse scientifico internazionale. All’interno di alcuni pozzi – fanno sapere dal tritone apuano – l’imbiancamento dell’ambiente ipogeo è ingentissimo ed inequivocabilmente dovuto alla segagione del marmo (in gergo Marmettola) proveniente dai piazzali e dalle gallerie dei soprastanti siti estrattivi in concessione alla Società Cooperativa tra i Condomini dei Beni Sociali di Levigliani.

Non solo, le immagini ed i video prodotti all’interno dei cantieri delle cave dei Tavolini A e B, stanno a testimoniare che le enormi quantità di fanghi, terre e olii esausti – infiltrandosi giornalmente dentro le fratture presenti nei tagli di cava – possono portare l’inquinamento nelle falde sotterranee (presenze inquinanti sono già state segnalate in passato anche nei rapporti di ARPAT) contaminando le sorgenti della zona: prima fra tutte la direttamente collegata idropotabile “Fontanacce di Cardoso” nei pressi di Stazzema. Oltre ai fini fanghi di lavorazione e alle graniglie prodotte dalle tagliatrici a catena diamantata che certamente sono meno trasportabili dall’acqua, Apuane Libere ha segnalato l’intercettazione di nuove ampie cavità sicuramente connesse con parti note e non note di questo importantissimo Geosito e scavi fuori da perimetri autorizzati, che hanno creato violazioni a tutte le prescrizioni impartite dai permessi rilasciati dagli Enti preposti.

“Grazie all’instancabile presenza sul territorio dei nostri speleologi volontari – spiega Gianluca Briccolani, Presidente di Apuane Libere – abbiamo presentato una seconda ed ancora più circostanziata denuncia ambientale, corredata da ben 22 immagini e 7 video inerenti questo colossale scempio: il vergognoso sacrificio di una cavità carsica che tutto il mondo ci invidia, immolata sull’altare del profitto economico e degli interessi di alcuni privati. Ma a differenza della denuncia presentata un anno fa, a cui nessuno degli 8 enti contattati ha voluto o potuto dar credito, stavolta – guardandoci bene da mandare le nostre segnalazioni a chi alza la cornetta per contattare direttamente le varie Ditte del settore lapideo – abbiamo trovato terreno fertile in alcuni uffici romani del MITE.

Il riscontro sul campo dei nostri soci volontari – continua il Presidente – servirà anche a smascherare tutti quei dirigenti e amministratori che governano i territori apuani a tutti i livelli e che, a parole dicono di voler tutelare l’ambiente, ma con i fatti stanno sacrificando i più preziosi ecosistemi della nostra amata catena montuosa: in primis quell’ipocrita dell’assessore all’ambiente e alla difesa del suolo del Comune di Stazzema, Alessio Tovani, il quale, da praticante nel carsismo ipogeo dell’Antro del Corchia, sa benissimo come stanno i fatti, ma si guarda bene però dal denunciarli.

Per non parlare della grave carenza di acqua dovuta alla scarsità di piogge – destinata a peggiorare nel tempo- che dovrebbe indurre tutti coloro che hanno potere decisionale a livello comunale e regionale, a tutelare dall’inquinamento le acque potabili della zona e vietare tassativamente il loro prelievo per il taglio della montagna apuana, che rappresenta il più grande serbatoio idrico della Toscana.

Se esiste qualche Pubblico Ministero che abbia voglia di far bene il proprio lavoro – conclude Briccolani – questo è il momento di farsi avanti, perché è ora di porre fine a questi veri e propri crimini ambientali che giornalmente si compiono in questa farsa di Parco delle Cave dove tutto è permesso perché nessuno controlla.”

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Firenze, 7 giugno 2022

“Nuova eccezionale scoperta per la natura apuana: tra la primavera 2021 e la primavera 2022 è stato identificato dai volontari di Apuane Libere un nuovo sito riproduttivo di tritone alpestre apuano (Ichthyosaura alpestris ssp apuana), una sottospecie esclusiva dell’Italia centro-settentrionale. Questo piccolo anfibio, che necessita di pozze d’acqua permanenti e prive di pesci per potersi riprodurre e vivere, presenta una fase larvale completamente acquatica e gli adulti che si riproducono solo in acque prive di correnti. A causa di queste esigenze così particolari spesso li si trova nei laghi montani, ma sulle Alpi Apuane la questione è un po’ diversa: il carsismo che caratterizza le nostre montagne non permette il ristagno dell’acqua in superficie, ma nelle cave dismesse si possono tuttavia formare degli allagamenti causati dall’impermeabilizzazione del terreno da parte di spessi strati di marmettola prodotti durante la lavorazione. Quello che era già successo a Cava Valsora si ripete ora con Cava Crespina II, situata nel comune di Fivizzano, ai piedi del Monte Sagro. Cava Crespina II è inattiva dal 2014, a seguito del sequestro da parte dell’autorità giudiziaria per abusi. In questi 7-8 anni l’assenza di elementi di disturbo ha reso possibile il crearsi di un’oasi di biodiversità: un lago di 680 mq circa che ospita stabilmente almeno 50 individui di tritone alpestre apuano, sia adulti in riproduzione che larve in diverse fasi di sviluppo. Degni di nota sono stati anche dei rospi comuni (Bufo bufo) in accoppiamento nel solito specchio d’acqua. La scoperta fatta dall’Associazione di Volontariato “Apuane Libere” e dal dott. Martinucci Gabriele è entusiasmante, non solo perché testimonia la meravigliosa tenacia della natura se lasciata al suo corso, ma anche perché con ogni probabilità si tratta di uno dei siti riproduttivi di tritone più importanti dell’intero comprensorio apuano insieme a Cava Valsora.

Purtroppo la possibilità concreta di riapertura della Cava Crespina II, espressa con la recente approvazione del PABE (Piano Attuativo di Bacino Estrattivo) che prevede la riapertura della cava, condannerebbe a morte questi anfibi: a causa dei macchinari pesanti in movimento, del materiale lapideo, del disturbo chimico-fisico del lago si danneggerebbe e si comprometterebbe in modo irrimediabile la possibilità di conservare questo sito riproduttivo così importante. Questo lago ricco di tritoni e rospi andrebbe tutelato e protetto da possibili riaperture della cava oggi e in futuro, possibilmente annettendo il lago stesso e i suoi perimetri all’interno delle zone protette e non solo perché si trova in un’area già ad alta valenza naturalistica-ambientale a livello nazionale ed europeo, essendo Parco Regionale delle Alpi Apuane con diversi siti di “Rete Natura 2000” adiacenti, ma anche perché il tritone alpestre apuano è protetto da diverse leggi tra cui la L.R. 56/2000 allegato B ed è inserito negli archivi del repertorio naturalistico toscano Re.Na.To. 2012. Salvare il tritone e la rinaturalizzazione spontanea di una cava sequestrata non significa solo salvare la biodiversità, ma significa farne un simbolo di rinascita, di sostenibilità e aumentare il valore naturalistico di un luogo tanto straordinario quanto martoriato dalle attività umane come le pendici del Monte Sagro, il monte sacro ai liguri apuani, promuovendo un turismo sostenibile e la possibile creazione di un’oasi a scopo didattico, rientrando in accordo con le direttive dei nuovi obiettivi europei da raggiungere entro il 2030 che puntano ad ampliare i siti di Rete Natura 2000 già presenti e riqualificare dal punto di vista ambientale luoghi un tempo deturpati. In sintonia con uno sviluppo ecosostenibile e rispettoso di un ambiente che oggi più che mai, necessita di rispetto e tutela, speriamo in un lieto fine per questo lago, questa montagna e i suoi abitanti. “

<<Grazie all’encomiabile sforzo di tante volontarie e di tanti volontari – spiega Gianluca Briccolani presidente di Apuane Libere – abbiamo scoperto questo che pare essere il sito più numeroso di questo importante endemismo animale: che tra le alter cose è la mascotte del simbolo della nostra associazione. Adesso, dopo questa segnalazione inviata al Ministero della transizione ecologica, ci attendiamo dagli organi competenti in materia ambientale e dalle amministrazioni che governano il territorio, una reale tutela di questo importantissimo sito riproduttivo, scongiurando la prevista e scellerata riapertura di Cava Crespina II, che, da progetto del nuovo Piano Integrato per il Parco Regionale delle Alpi Apuane, ha intenzione di tornare ad escavare proprio all’aperto sul piazzale dove si trova quella vasca>>

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L’organizzazione di volontariato Apuane Libere inizierà una massiccia campagna di raccolta firme sulla piattaforma change.org per costringere le amministrazioni locali – Regione Toscana in primis – a prendere atto della nuova incostituzionalità di quella economia distruttiva che va sotto il nome di settore lapideo.

Firenze, 15 febbraio 2022

L’associazione Apuane Libere, a seguito del grande clamore suscitato della recente notizia inerente la modifica costituzionale agli articoli 9 e 41, i quali hanno introdotto il concetto di rispetto e tutela ambientale, della biodiversità e del paesaggio, vuole lanciare un forte appello all’opinione pubblica e alle forze politiche, affinché le recenti variazioni alla carta principe della Repubblica Italiana vengano messe in pratica anche in territorio Apuano.

A nostro avviso – fanno sapere dal tritone apuano – questi importanti passi avanti nei confronti delle future generazioni non devono restare soltanto parole vuote, ma dovranno essere applicate sul “campo” e portare ad un cambiamento epocale, specialmente per quello che riguarda priorità come la tutela della salute e del territorio rispetto a investimenti economici, attività industriali e consumo di suolo non più tollerabili dal pianeta in cui viviamo.

I volontari di Apuane Libere individuano nelle leggi regionali della Toscana che disciplinano l’escavazione, le prime dalle quali iniziare i cambiamenti nel rispetto ai dettami costituzionali. Questo perché, nel corso dei decenni, le forze politiche toscane hanno legiferato con un occhio di estremo riguardo all’aspetto economico di quelle attività industriali che distruggono giornalmente la catena montuosa delle Alpi Apuane; anziché tutelare gli interessi della collettività, in fatto di acqua, aria, rumore, paesaggio, flora e fauna.

Siamo molto fieri anche del nuovo articolo 41 (“L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute, all’ambiente. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali”), il quale permetterà agli enti preposti in materia di vigilanza ambientale di avere una motivazione in più nel svolgere quei sopralluoghi denunciatori, che, sulle Alpi Apuane, molto spesso vengono eseguiti dai nostri soci nel loro tempo libero.

Ed è per questo e per tanti altri motivi che abbiamo deciso di lanciare una raccolta firme sulla piattaforma Change.org, per l’abrogazione di leggi ormai datate e a modificarle con leggi attinenti ai dettami costituzionali e agli articoli 9 e 41.

“Dopo l’iniziale entusiasmo suscitato dal voto parlamentare – spiega Gianluca Briccolani presidente di Apuane Libere – attraverso questa raccolta firme, ci proponiamo di aiutare chi ci governa a mettere in pratica le due importanti modifiche, soprattutto quella riguardante l’articolo 9 che da qualche giorno recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.

Dopo che per decenni la Regione Toscana ha battuto cassa con ogni singola tonnellata di montagna portata a valle, l’aver sdoganato l’inquinamento delle concerie e l’aver autorizzato un ecomostro eolico sui crinali mugellani – conclude Briccolani – abbiamo deciso di richiedere un urgente appuntamento all’assessore regionale all’ambiente Monia Monni, per esortarla a farsi portavoce in Giunta di una nuovo occhio di riguardo nei confronti dell’ambiente toscano ed affinché sia messa quanto prima mano a nuove leggi nelle quali lo scopo preminente sia la salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini, di chi vi lavora e delle generazioni future.”

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SOTTO ACCUSA LE CAVE CASTELBAITO E FRATTETA SITE NEL COMUNE DI FIVIZZANO, REE DI AVER COMMESSO GRAVI ABUSI AMBIENTALI NELL’ AREA DEL PARCO REGIONALE DELLE ALPI APUANE ED OGGETTO DI UNA SECONDA SEGNALAZIONE AMBIENTALE IN NEANCHE DUE MESI.


Firenze, 11 dicembre 2021

In data odierna l’organizzazione di volontariato Apuane Libere, ha denunciato presso le Autorità competenti in materia ambientale – Carabinieri Forestali della stazione di Fivizzano, ARPAT, Regione Toscana, Ente Parco delle Alpi Apuane e Ministero della Transizione Ecologica – l’esistenza di una grave emergenza ecosistemica nella Valle del Monte Sagro. Siamo alle pendici del monte Borla nel Comune di Fivizzano, in un’area di elevatissimo pregio floristico in cui – tra le altre cose – è presente l’unico areale dell’endemismo “Centaurea montis-borlae” e dove le testimonianze geomorfologiche dell’ultima glaciazione wurmiana sono eccezionalmente numerose: ciononostante si continua a prelevare ed inquinare massivamente il suolo apuano in nome del bieco profitto.

“Grazie all’instancabile presenza sul territorio dei nostri militanti ambientali – fanno sapere dal tritone apuano – abbiamo documentato, la completa distruzione di ben tre cavità carsiche, tantissime discariche abusive in area protetta, lo smaltimento illegale di rifiuti speciali, ma soprattutto l’inquinamento del Fosso di Fratteta affluente di quel torrente Lucido di Vinca che bagna Monzone ed altri paesi della Lunigiana. Nello specifico la cava – messa a reddito dal comune di Fivizzano in combutta con la Regione Toscana – viene “coltivata” dalla Ditta Walton Marmi s.r.l. in maniera a dir poco banditesca e le attuali lavorazioni non rispettano una serie innumerevoli di prescrizioni, imposte all’atto del rilascio dei permessi: tra cui quelle sulla regimazione delle acque di lavorazione e sullo sverso dei detriti dai fianchi montuosi.

“Il secondo sopralluogo in Lunigiana dei nostri soci volontari – spiega Gianluca Briccolani, presidente dell’associazione – ha fotografato e filmato una situazione da completo far west, che, a distanza di neanche due mesi dalla nostra prima segnalazione alle autorità, non solo è peggiorata, ma ad oggi non ci risultano neppure siano stati fatti i debiti sopralluoghi da parte degli organi preposti al controllo ed al rispetto delle leggi in materia di ambiente. Grazie alle politiche ecocide della giunta comunale di Fivizzano e della Regione Toscana, si sta distruggendo una valle di straordinario pregio naturalistico e geologico, dato che vi si affacciano ben due meravigliose cime di prim’ordine: “balconi” sul mar ligure che il mondo ci invidia. Gli attuali piani di coltivazione – assieme a tutti quegli enti preposti ai controlli – sembrano fregarsene dei vigenti standard di protezione imposti dalla Comunità Europea; come nel caso dei Siti Natura 2000 del Monte Borla e della Rocca di Tenerano e delle Praterie primarie e secondarie delle Apuane (per coloro che non lo sapessero il sistema Natura 2000 è il principale strumento di politica europea in fatto di conservazione della biodiversità).

È bene che anche il sindaco Giannetti la smetta di girarsi dall’altra parte – continua il presidente – poiché i residui liquidi del taglio della montagna, la famigerata marmettola con annesse le terre di scavo, non venendo minimamente raccolti come prescriverebbe la legge, potrebbero entrare in connessione con le numerose sorgenti idropotabili della zona, divenendo fonte di pericolo per la salute delle popolazioni lunigianesi e carrarine. In quest’ottica abbiamo inoltrato una richiesta urgente di audizione all’assessore all’ambiente della Regione Toscana Monia Monni, per informarla del comatoso stato di salute in cui versano le acque del territorio apuano e per chiedere alla giunta tutta, di aumentare fondi e personale per i controlli: visto e considerato che la nostra regione è sesta in Italia per reati contro l’ambiente.

Ci appelliamo infine – conclude Briccolani – a coloro che hanno il potere di riconvertire questo genere di economie distruttive, a stanziare fondi per farlo al più presto, smettendola di pensare continuamente alla riapertura di nuovi siti estrattivi dismessi da decenni (increscioso è il caso di cava Peghini sotto la Rocca di Tenerano la cui riapertura sarebbe fortemente caldeggiata dal sindaco di Fivizzano) per tutelate esclusivamente gli amichetti imprenditori ed i loro bacini elettorali, facendo rispettare i regolamenti europei in fatto di conservazione della biodiversità.


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I volontari di Apuane Libere, grazie alla loro opera di vigilanza ambientale, hanno denunciato ben cinque reati ambientali commessi in un sito estrattivo nel Comune di Vagli di Sotto, decretando il successivo intervento del Ministero della Transizione Ecologica.


Firenze, 19 novembre 2021

L’Organizzazione di volontariato Apuane Libere informa che, grazie ai rilievi sul campo svolti nei mesi scorsi dai propri attivisti ambientali, è stata presentata agli organi competenti una denuncia ambientale relativa al sito estrattivo denominato “Campo Fiorito” posto nel bacino di Monte Pallerina nel Comune di Vagli di Sotto, per gravissimi reati ambientali. Come si evince dalle immagini e dai filmati prodotti dai nostri soci volontari – fanno sapere dal tritone apuano – le lavorazioni della ditta Dal Torrione s.r.l. con sede a Massa e la cui proprietà si divide tra la signora Marina Fateyeva ed il marito, non hanno rispettato il benché minimo accorgimento in fatto di gestione di fanghi di lavorazione, occludendo completamente di detriti quel Fosso di Pallerina a cui, soltanto alcune centinaia di metri a monte, avevano sottratto per sempre l’acqua. Sempre durante il sopralluogo, sono emerse vistose criticità in materia di abbandono non autorizzato di detriti in area boscata e la probabile intercettazione di una cavità carsica: tali reati sono risultati talmente evidenti da richiedere l’intervento persino del Direttore Generale per il risanamento ambientale del Ministero della Transizione Ecologica Dottor Giuseppe Lo Presti, il quale ha intimato a chi di competenza di accertare lo stato dei luoghi e di assumere i provvedimenti del caso.

“Voglio ringraziare tutti i nostri militanti ambientali – spiega Gianluca Briccolani presidente dell’associazione – per l’instancabile presenza sul territorio apuano ed il fondamentale servizio di volontariato reso gratuitamente alla collettività tutta. Ed è proprio per tutelare questa preziosa opera che nell’ultimo consiglio direttivo di Apuane Libere abbiamo deliberato di costituirci parte civile in un eventuale processo intentato ai danni di tutte quelle ditte private che saranno riconosciute colpevoli del reato di inquinamento colposo, per cui, voglio ricordare, il codice penale prevede pene severissime e non prescrivibili. In questo ottica, mi preme mandare un plauso alle funzionarie della Soprintendenza per il paesaggio delle province di Lucca e Massa-Carrara, le quali hanno inviato il nostro dossier non solo alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lucca, ma anche al Comune di Vagli e al Parco delle Alpi Apuane, che adesso non avranno più scuse per non andare a verificare i danni ambientali procurati dalla Ditta ed eventualmente procedere con la decadenza della concessione estrattiva. Infine – conclude il presidente -mi sento di appellarmi personalmente al sindaco Lodovici, perché il territorio di Vagli e le meravigliose valli garfagnine tutte, meritano il rispetto assoluto di quelle poche leggi rimaste in Italia, che ancora tutelano il bene prezioso dell’acqua, chiedendogli di non preoccuparsi soltanto di far quadrare i bilanci comunali con gli introiti delle concessioni ricevute dallo smantellamento del proprio territorio, ma di porre innanzi a tutto, la salute della popolazione e di quei beni ad uso civico che sono inalienabili e su cui è vietato escavare.”

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Oggi, l’organizzazione di volontariato Apuane Libere, ha presentato agli uffici regionali preposti al controllo delle attività estrattive e al presidente Eugenio Giani, una corposa diffida, che potrebbe portare – oltre alla debita chiusura di molti siti estrattivi ricadenti in mappali ASBUC – a degli ingenti danni erariali per le casse del comune di Vagli e per quelle regionali, ma che si spera non ricadranno sulle spalle dei cittadini.

Firenze, 9 ottobre 2021

L’associazione Apuane Libere, a seguito della sentenza 6132 del 16 settembre scorso – emanata dalla Corte d’appello di Roma – con cui è stato ribadito in maniera definitiva che nei territori del comune di Vagli di Sotto siti nei mappali appartenenti all’Amministrazione Separata dei Beni di Uso Civico, è vietata ogni forma di escavazione e sfruttamento commerciale al di fuori dei limiti consentiti dallo statuto dell’ente stesso, ha inviato una diffida urgente alla Regione Toscana affinché metta in pratica la sentenza del 2019.

Ci teniamo ad informare – fanno sapere dal tritone apuano – che nonostante quest’ultima sentenza avrebbe dovuto essere immediatamente esecutiva, i funzionari della Regione Toscana hanno preferito aspettare l’esito del ricorso fatto dall’incapace amministrazione vaglina e quindi ha sostanzialmente permesso che alcuni siti estrattivi che divorano il suolo montano dentro e fuori il Geoparco Unesco delle Alpi Apuane, venissero dati in concessione a nuove ditte che hanno riaperto cave dismesse da oltre 40 anni.

“A questo punto – spiega Gianluca Briccolani presidente dell’associazione ambientalista – si pongono due problemi per l’ente regionale, perché nelle more della sentenza finale, ha acconsentito che sia il Parco delle Alpi Apuane che il comune di Vagli di Sotto autorizzassero nuove cave nei mappali identificati dal Commissario come beni collettivi: nonostante le associazioni ambientaliste lo segnalassero nelle osservazioni alle conferenze dei servizi e nonostante, come da notizie di stampa, queste aree fossero anche attenzionate dalla Procura della Repubblica di Lucca. Ci si chiede adesso, come intenda operare a questo riguardo l’imprudente Regione Toscana che, da una parte ha l’obbligo di chiudere questi siti di morte e distruzione dell’ambiente, dall’altra se la dovrà vedere con conseguenti ricorsi al TAR dei numerosi concessionari coinvolti nelle precedenti assegnazioni. Se pensano di fare una sanatoria – continua Briccolani – se lo levino dalla testa, è bene che chi ha sbagliato, ossia quei funzionari comunali o regionali che non hanno sospeso in via precauzionale le lavorazioni, paghi di tasca propria e non con le tasse di tutti i contribuenti: in quest’ottica, se il cittadino dichiarasse che la Regione Toscana ha volutamente deliberatamente favorire alcune imprese, facendo riaprire cave in area vergine o acconsentendo ampliamenti (vedi il sito estrattivo di Piastrabagnata) in aree non estrattive, noi di Apuane Libere saremo al loro fianco come parte civile in un eventuale processo. A cascata, dovrà arrivare anche un secondo obbligo da parte della Regione: quello di rivedere prontamente – alla luce della sentenza – tutte le cinque schede del PIT/PPR in difformità, che riguardano i Piani Attuativi dei Bacini Estrattivi del comune di Vagli, P.A.B.E. che, guarda caso, non fanno cenno ai beni di uso civico. Ora che le deroghe agli amici degli amici stanno venendo al pettine – conclude il presidente di Apuane Libere – ci appelliamo al presidente Giani affinché, non solo funga da garante nell’applicazione immediata di questa importante sentenza, ma vigili anche su quel percorso partecipativo per la realizzazione del nuovo Piano Integrato per il Parco delle Alpi Apuane nato monco, per il semplice fatto che i vertici dell’ente stesso, non si sono minimamente degnati di consegnare nemmeno una bozza dello stesso PIP a quelle associazioni ambientaliste legalmente riconosciute, che sono parte in causa in questo processo alla stregua dei sindaci dei comuni dell’area parco.

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I volontari di Apuane Libere, grazie ad un’opera di vigilanza ambientale durata tutta l’intera estate, hanno denunciato un ingente sversamento di inquinanti nel Serchio di Gramolazzo e nel Torrente Acqua Bianca, importanti corsi idrici siti nel Comune di Minucciano.


Firenze, 21 settembre 2021

L’Organizzazione di volontariato Apuane Libere informa che, grazie ai rilievi svolti dentro il Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane nei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre dai propri attivisti ambientali, in data odierna ha presentato agli organi competenti un corposo dossier video-fotografico inerente ad ingentissimi quantitativi di marmettola e terre di lavorazione di cava, sversati nei greti dei torrenti presenti nelle due principali valli del comune di Minucciano: la Val Serenaia-Orto di Donna e la Carcaraia-Acqua Bianca.

La cosa assurda – fanno sapere dal tritone apuano – è che a seguito della nostra denuncia del 20 giugno scorso, in cui segnalavamo in maniera inconfutabile le condizioni oleose in cui si presentavano alcuni piazzali della cava H in concessione alla ditta C.M. s.r.l., nessuno si sia poi preso la briga di intervenire in doverosi controlli preventivi: questo quando la stagione turistica era ancora alle porte e si poteva evitare di far nuotare i turisti in un mix di metalli pesanti e altre venefiche essenze…Come si evince dalle immagini scattate dai nostri soci volontari – continuano dall’associazione – le lavorazioni delle varie ditte del settore lapideo che operano all’interno dei confini comunali, non rispettano il benché minimo accorgimento in fatto di gestione di fanghi di lavorazione, rendendo completamente inquinato sia il Serchio di Gramolazzo che il torrente Acqua Bianca, i quali, soltanto alcune centinaia di metri dopo, si immettono direttamente nelle frequentatissime acque del lago di Gramolazzo: già peraltro sature di sversi abusivi delle fognature dei paesi di Verrucolette, Agliano, Gorfigliano e Gramolazzo. Sempre durante i sopralluoghi, sono emerse vistose criticità in materia di abbandono di rifiuti speciali di tipo ferroso, plastico e persino la presenza di alcuni pneumatici sparsi negli alvei dei suddetti torrenti, i quali, risultano oltretutto privi di ogni forma di vita animale e vegetale e in uno stato di totale morte biologica.

“Grazie alle politiche ecocide della giunta comunale di Minucciano – spiega Gianluca Briccolani, presidente dell’associazione – si stanno completamente devastando ed inquinando due valli di straordinario pregio naturalistico e geologico, dato che vi si affacciano ben sette cime di prim’ordine tra cui la più alta di tutta la catena il Monte Pisanino; ma la cosa che desta forte preoccupazione a noi amanti di queste montagne, è il fatto che questa messa a reddito di interi ecosistemi è in vertiginoso aumento, dato che le cave in attività stanno passando da 6 a 17… Ciononostante, sempre nell’ottica di contribuire alla salute del territorio e dei cittadini, ci appelliamo lo stesso al sindaco Poli, affinché da responsabile esecutivo del potere locale, si adoperi a far rispettare quelle leggi che lui stesso dovrebbe conoscere a menadito sia come amministratore che come laureato in giurisprudenza; pregandolo di smettere di affermare che i Piani Attuativi dei Bacini Estrattivi adottati dal suo comune sono avanzati e rispettosi dell’ambiente. È inoltre profondamente ingiusto – continua il presidente di Apuane Libere – che le strutture ricettive che resistono stoicamente in queste valli, debbano giornalmente mangiare la polvere prodotta dal passaggio di 80 autoarticolati al giorno e vedersi sottrarre quelle già scarse sorgenti idropotabili, che le ditte private del marmo sottraggono abusivamente per affettare quei monti che i turisti dovrebbero venire ad ammirare in santa pace. Non solo, come abbiamo a più riprese denunciato, i residui liquidi del taglio della montagna – la famigerata marmettola – non vengono minimamente raccolti come prescriverebbe la legge e dato che le cavità carsiche favoriscono una circolazione idrica sotterranea direttamente collegata alle sorgenti di Equi e del Frigido, la connessione tra questo inquinamento prodotto nei piazzali di cava e l’idropotabilità delle fonti è diretto e pericoloso per la salute delle popolazioni.

Consci che questa tendenza a riaprire ferite rinaturalizzate da decenni vada contrastata sul nascere – conclude Briccolani – abbiamo indetto per domenica prossima 26 settembre una pacifica catena umana intorno a quel poco che rimane del Passo della Focolaccia, per opporci, se necessario con i nostri corpi, a questi nuovi folli progetti volti soltanto a rimpinzare facilmente le casse comunali e a disincentivare la presenza di quegli escursionisti, visti troppo spesso come scomodi testimoni delle violazioni di legge commesse dalle ditte del settore lapideo. In questo senso, confidiamo nell’opera del neo Procuratore della Repubblica di Lucca, Domenico Manzione – a cui noi di Apuane Libere facciamo i migliori auguri di buon lavoro – pregandolo di metter mano quanto prima, a tutta una serie di reati ambientali ed erariali a tutt’oggi rimasti impuniti.”

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In data odierna, l’organizzazione di volontariato Apuane Libere – in quanto soggetto portatore di interessi collettivi – ha presentato al Parco Apuane, le osservazioni al nuovo piano estrattivo di cava Colubraia-Formignacola sita in Valle di Arnetola nel comune di Vagli di Sotto e che vorrebbe estrarre 200.000 tonnellate di marmo dalle pendici del Monte Tambura.

Firenze, 25 Agosto 2021

Dopo la stomachevole pronuncia del Consiglio di Stato, che ha confermato la legittimità del Piano di Indirizzo Territoriale votato nel 2015 dall’allora consiglio regionale toscano, i volontari di Apuane Libere dichiarano di non volere minimamente mollare la presa, andando avanti nella propria opera di sensibilizzazione e denuncia ambientale e presentando al Parco delle Alpi Apuane la propria contrarietà alla riapertura di una cava chiusa da vent’anni. Abbiamo smontato – spiegano dal tritone apuano – pezzo per pezzo la legittimità di questo nuovo vergognoso piano di “coltivazione”, che, non solo vorrebbe aggiungere ancor più devastazione e rumore nella Valle di Arnetola, ma che in dieci anni vorrebbe far circondare la ducale Via Vandelli da ben tre impattanti siti in galleria. Vogliamo sperare che tutti gli enti preposti al rilascio della Valutazione di Impatto ambientale, pensino bene a quello che stanno per autorizzare: aprire un gigantesco foro per fare entrare enormi tagliatrici a catena diamantata sotto un manufatto storico tutelato dai beni culturali, sarebbe un vero e proprio delitto contro una delle eccellenze che caratterizzano il territorio e dimezzerebbe le già risibili presenze turistiche nella zona. Oggi che è di gran moda parlare di green economy e di cambiamenti climatici – fa sapere l’associazione – siamo ancora ad assoldare schiavi e a riaprire vecchie miniere, e per che cosa poi: per esportare migliaia di metri quadri di montagna per rivestire i bagni di lussuosi residence indonesiani? Oltre un affronto all’umana civiltà, dovrebbe essere proibito per legge!

“In questi mesi – spiega il presidente di Apuane Libere, Gianluca Briccolani – stiamo raccogliendo i frutti marci dei PABE, inseriti ad hoc nel PIT da quella indecente lobby, trasversale a molti settori della politica partitica, della magistratura, dell’imprenditoria, del sindacalismo e persino dell’editoria, che stanno portando alla riapertura di più di venti feriti sui nostri amati monti. Pensare che dentro i confini del Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane – dove teoricamente gli ecosistemi dovrebbero essere protetti – vi siano 39 aree tumorali dove si polverizzano tutti gli elementi vitali, è una cosa che non accetteremo mai e non vi nascondo che stiamo valutando un altro ricorso, sfruttando il terzo grado di giudizio. Oggi – continua il Presidente – depositando le nostre osservazioni contro questo nuovo folle progetto distruttivo, abbiamo fatto il nostro dovere di onesti cittadini, che hanno solo a cuore la natura, ma che lottano contro il quel reticolato di clientele ed interessi che sta sbriciolando un’intera catena montuosa per far profitto con essa. Voglio ricordare che la ditta Onymar s.r.l. – attuale concessionaria della Cava Colubraia-Formignacola – è la stessa che a novembre scorso è stata colta in flagrante questa sversava tonnellate di detriti nel Fosso Tambura (discarica abusiva in area Parco che a tutt’oggi non è stata rimossa), che ha lasciato sversare migliaia di litri di gasolio nelle falde acquifere senza preoccuparsi minimamente di bonificare e che probabilmente si appropria indebitamente di sorgenti idropotabili per segare più velocemente le montagne. Consci che questa apologia della distruzione che si porta avanti con avidità sulle Alpi Apuane porti solo malaffare e distruzione di beni comuni a vantaggio di pochissime mani – conclude Briccolani – vogliamo ricordare a quei pochi che volessero ancora battersi a difesa dell’ambiente di tutti, l’appuntamento di domenica 26 settembre per dare un abbraccio pacifico ad uno dei simboli dell’umana cattiveria: il geosito Passo della Focolaccia abbassato di 90 metri rispetto a come madre nature ce lo aveva donato milioni e milioni di anni fa.”


OSSERVAZIONI COLUBRAIA FORMIGNACOLA:


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In data odierna, l’organizzazione di volontariato Apuane Libere, ha inviato una richiesta di sopralluogo al Ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani e all’Assessore all’ambiente della Regione Toscana Monia Monni, per informarli – ed eventualmente accompagnarli sul posto – del tremendo ecocidio che si sta consumando in questo geosito che andrebbe protetto anziché ulteriormente abbassato.

Firenze, 17 Agosto 2021

Dopo le inaccettabili risposte rilasciate dall’assessore di Massa Paolo Balloni in relazione alla riapertura del cantiere “marino” di cava Piastramarina al Passo della Focolaccia, Apuane Libere ha deciso di inviare un dossier a tutti gli Enti – nazionali e regionali – che sono pagati dai contribuenti per far rispettare le leggi in materia ambientale. Siamo stufi– spiegano dal tritone apuano – di subire la riapertura di siti estrattivi chiusi da decenni ed in parte rinaturalizzati, ma soprattutto, non accetteremo mai che le poche leggi che ancora tutelano i nostri monti, vengano sistematicamente derogate dalla peggiore politica clientelare: procurando voragini incolmabili in termini paesaggistici, ecosistemici ed erariali. In questa direzione abbiamo voluto scrivere al Ministro Cingolani e all’assessore Monni presentando quel lungo elenco di violazioni al codice dell’ambiente, che dal 1959 – anno del primo colpo di martello pneumatico alla Focolaccia – sino ai giorni nostri, sono state autorizzate a compiersi in questa bellissima e storica zona delle Alpi Apuane.

“A uno dei primissimi posti nel grande disastro ambientale apuano – spiega il presidente di Apuane Libere, Gianluca Briccolani – vi è senza ombra di dubbio, l’abbassamento di quella sella di origine glaciale posta a 1650 metri di quota al confine tra le province di Lucca e di Massa-Carrara e che prima degli anni cinquanta era conosciuta con il nome di Passo della Focolaccia. Oggi, quella bellissima lente marmorea a due passi dal rifugio più antico delle Alpi Apuane – il Bivacco Aronte – è stata completamente abbassata di novanta metri, lasciando un mostruoso cratere a cielo aperto visibile addirittura anche da alcune zone dell’Emilia Romagna. Vogliamo affermare di non essere d’accordo con l’assessore Balloni il quale – tronfio della tipica arroganza di chi detiene il potere – ha dichiarato pubblicamente che anche se escavato, questo importante geosito verrebbe ugualmente protetto e resterebbe tale. Pare proprio – continua il Presidente – che sopra questa importante lente marmorea compresa tra le cime del monte Cavallo e della Tambura, si riallestisca nuovamente quella famigerata mangiatoia apuana, che da decenni mette d’accordo partiti dei più diversi schieramenti. Grazie al nuovo PIT votato dalle passate giunte regionali ed avallato dalla attuale Giani, solo nei comuni di Minucciano e Massa, stanno riaprendo – o sono in previsione di riapertura – ben 17 siti estrattivi dove si continua a massacrare l’ambiente e a tagliare le gambe alle altre economie da esso sostenibili. Consci che questa tendenza a riaprire vada stroncata sul nascere – conclude Briccolani – abbiamo indetto per domenica 26 settembre una pacifica catena umana intorno al bivacco Aronte, per opporci, se necessario con i nostri corpi, a questo nuovo folle progetto volto a rimpinzare facilmente le casse comunali e a scongiurare la presenza delle persone: troppo spesso scomodi testimoni delle violazioni di legge commesse dalle ditte del settore lapideo.”

Tutto il consiglio direttivo di Apuane Libere – concludono dall’associazione – in relazione ai fatti accaduti nella notte di Ferragosto in Carcaraia, tiene a precisare che la violenza porta solo violenza, e che, a partire dal suo Statuto per arrivare alla sua azione quotidiana, si muove su un piano di lotta di assoluta legalità e non violenza. Vogliamo, altresì, deprecare l’ipocrita comportamento di certa stampa collusa con queste economie di rapina, pronta subito a puntare il dito su gruppi ambientalisti, quando – molto probabilmente – si potrebbe trattare di fenomeni interni al sistema estrattivista stesso: se per riscuotere consensi o premi assicurativi, saranno gli inquirenti a stabilirlo.

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L’organizzazione di volontariato Apuane Libere, è pronta a dar battaglia legale sulla riattivazione di quasi tutte le otto cave presenti nel sito estrattivo operante nella valle di Arnetola e sospese a seguito di violazioni ambientali plurime. “Giani è consapevole che così facendo crea un pericoloso precedente che potrebbe garantire alle ditte l’impunità?”

Firenze, 22 luglio 2021

Apuane Libere, non ci sta alla riapertura di quelle cave che a seguito delle proprie denunce ambientali erano state inizialmente sequestrate e sospese dagli organi competenti e prepara un ricorso contro i nuovi permessi che permetteranno di seviziare ulteriormente il Monte Pallerina nel comune di Vagli di Sotto, anche in aree di uso civico (dove è vietata l’escavazione), con stringenti vincoli idrogeologici e a pericolosità sismica elevata.

Crediamo – fanno sapere dal tritone apuano – che l’opera svolta dai nostri soci volontari da gennaio a luglio sia stata immolata sull’altare di favori fatti a qualche amico degli amici: altrimenti non si spiegherebbe questo colpo di spugna sulle nostre denunce ambientali, che a suo tempo evidenziarono una discarica abusiva nel geosito Unesco “Abisso del Pozzone” e altri reati ambientali. È inaccettabile, dopo che abbiamo fornito agli inquirenti prove schiaccianti su quegli abusi commessi anche a cava sospesa, che da oggi si torni a deportare la sacra roccia apuana come se niente fosse: quando è troppo è troppo e quanto prima prepareremo un corposo dossier che una nostra delegazione presenterà al Presidente della Repubblica. È ormai comprovato che questa giunta regionale – con in testa il governatore Eugenio Giani – in combutta con le varie amministrazioni comunali, non sia capace di produrre un modello di sviluppo alternativo a questa distruzione mascherata da lavoro: d’altra parte rimane più facile continuare ad aprire miniere per far schiavizzare altre persone in nome del bieco profitto di cui beneficiano anche le casse regionali, comunali e di quel Parco Naturale sempre più asservito alla propria estinzione.

“Appena uscito l’assurdo decreto di riapertura – spiega Gianluca Briccolani presidente dell’associazione – abbiamo chiesto subito chiarimenti ai tecnici regionali e nello specifico il perché, non solo si autorizzi un nuovo piano di coltivazione a quella ditta macchiatasi di reiterati delitti contro l’ambiente, a fronte di cui, in un paese normale, si rischierebbero svariati anni di carcere, ma la si premi con altre due nuove concessioni. È bene precisare che l’inquinamento ambientale è un reato penale e la nostra organizzazione di volontariato – gratuitamente e con spirito di servizio – più che cogliere sul fatto e denunciare lo sverso di detriti in quell’enorme ravaneto tristemente noto a tutti i viandanti che da ogni parte d’Italia vengono a percorrere la settecentesca Via Vandelli, non sa che fare. Voglio appellarmi agli Enti tutti – continua Briccolani – magistratura in primis, perché se continua a passare il messaggio che sulla catena montuosa delle Alpi Apuane l’impunità regna sovrana, le nostre amate valli brulicheranno di altri imprenditori senza scrupoli, che verranno appositamente a delinquere, lasciando macerie ambientali e danni erariali alla collettività. Ci teniamo a sottolineare – conclude il presidente di Apuane Libere – che non abbiamo niente di personale contro i 70 soci lavoratori della Cooperativa Apuana Vagli di Sopra, ma siamo anche consapevoli che questa economia che rapina giornalmente i beni della collettività, non solo metta a fortissimo rischio la salute degli operai stessi e della popolazione, ma alla luce delle sempre più frequenti disgrazie climatiche, non abbia futuro e vada urgentemente riconvertita dagli organi preposti a farlo.”

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Claudio Grandi

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DOPO L’ENNISMO GEOSITO SACRIFICATO SULL’ALTARE DELL’INCOMPETENZA, L’ORGANIZZAZIONE DI VOLONTARIATO APUANE LIBERE CHIEDE A GRAN VOCE IL COMMISSARIAMENTO DEI VERTICI DELL’ENTE PARCO, PERCHE’ NON SOLO INUTILI IN MATERIA DI TUTELA AMBIENTALE, MA PURE DANNOSI.


Firenze, 15 luglio 2021

In data odierna l’organizzazione di volontariato Apuane Libere, ha denunciato presso le Autorità competenti in materia ambientale – Carabinieri Forestali della stazione di Piestrasanta, Ministero della transizione ecologica, ARPAT, Regione Toscana e comando guardiaparco delle Alpi Apuane – l’esistenza di una grave emergenza ecosistemica nella zona del geosito “Paduli di Fociomboli” sito nel comune di Stazzema, in una zona dall’ elevatissima geo-biodiversità. Per i pochi che non lo sapessero, stiamo parlando di una conca di origine glaciale sita alle pendici del monte Freddone e del monte Corchia, conosciuta a livello regionale per il pregio floristico-faunistico e dove il silenzio – dalla chiusura delle cave del Retrocorchia – è di casa assieme ad un rarissimo esemplare di orchidea considerata relitto dell’ultima glaciazione. Purtroppo il 7 agosto dell’anno scorso, dietro richiesta del comune di Stazzema, la Commissione tecnica dei nulla osta del Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane, ha avvallato l’allargamento di una strada forestale – probabilmente mai condonata – che cintura d’intorno l’importante specchio d’acqua: da allora, nella valle del canale delle Fredde, non solo la pace è stata sfrattata di prepotenza, ma sono state tagliate le vene al prezioso geosito.

“Grazie all’instancabile presenza sul territorio dei nostri militanti ambientali – spiega Gianluca Briccolani, presidente di Apuane Libere – abbiamo presentato una circostanziata denuncia ambientale corredata da un nutrito dossier video-fotografico di questo colossale scempio: la completa devastazione del perimetro delimitante la torbiera di Fociomboli, dove non solo sono stati abbattuti centinaia di faggi secolari e divelti scisti porfirici del basamento paleozoico, ma sono state tagliate le vene a molte falde che nutrivano l’importante torbiera. Il riscontro sul campo dei nostri soci volontari e la successiva segnalazione, serve anche a smascherare tutte quei dirigenti e professionisti che, a parole dicono di voler tutelare l’ambiente apuano, ma con i fatti stanno sacrificando i più preziosi geositi della nostra amata catena montuosa. Dall’ istituzione di questo vero e proprio Parco delle Cave – continua il presidente – sono numerosissime le testimonianze geologiche aventi milioni e milioni di anni, che sono state immolate sull’altare di un modello economico assassino dell’ambiente, tra questi geositi vi erano: il Passo della Focolaccia, la valle glaciale Orto di Donna-Serenaia, le doline della Carcaraia, l’abisso del Pozzone, la morena cementata del solco d’Equi, la sorgente del Frigido e per ultimo il Complesso carsico dell’ Antro del Corchia, intercettato per ben 3 volte dai siti estrattivi operanti sopra il paese di Levigliani. Non ci interessa sapere se vi sia una trasversale volontà politica per trasformare l’ultimo alpeggio apuano raggiungibile solo a piedi, nell’ennesimo luna park per le grigliate domenicali degli amici degli amici; quello che invece vogliamo evidenziare è che siamo stufi di questa dirigenza che avalla questi assurdi progetti in aree classificate come riserve integrali. Il Parco delle Alpi Apuane fa da valida sponda, a quelle politiche ecocide che svariate amministrazioni comunali portano avanti a discapito della salute dei cittadini e dell’ambiente, fregandosene dei vigenti standard di protezione imposti dalla Comunità Europea; come nel caso dei Siti Natura 2000 e delle Praterie primarie e secondarie delle Apuane.

Ci appelliamo – conclude Briccolani – al governatore della Toscana Eugenio Giani, affinché commissioni urgentemente e senza aspettare pensioni e/o naturali scadenze di mandato, gli attuali organi che dirigono e presiedono questa area naturale, la quale, sguinzagliando mandrie incontrollate di escavatori, incentiva la distruzione di un ambiente unico e irripetibile cagionando dolore e vergogna per tutti i cittadini toscani e danno erariale per la collettività tutta.”

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A seguito dell’opera di vigilanza ambientale dei volontari di Apuane Libere e delle successive osservazioni, il barbaro sito estrattivo di Cava Borella – che escavava in Zona di Protezione Speciale nel comune di Vagli di Sotto – non riaprirà più.


Firenze, 5 giugno 2021

L’Organizzazione di volontariato Apuane Libere informa che, grazie al lavoro sul campo ed alla scrivana svolto negli ultimi mesi dai propri attivisti ambientali, il nuovo progetto di coltivazione del marmo relativo al sito estrattivo denominato Cava Borella, posto nel bacino estrattivo Monte Pallerina nel Comune di Vagli di Sotto, è stato debitamente diniegato dal Parco delle Alpi Apuane.

Per coloro che non lo sapessero, Cava Borella è stata lavorata fino al secondo dopoguerra e successivamente dismessa nel 1980. Poi nel 1996, fu progettato un lodevole recupero del sito estrattivo da destinarsi ad eventi e spettacoli culturali e per la cui realizzazione, furono impiegati 280 milioni delle vecchie lire (il sito fu utilizzato come spazio espositivo dal 1998 al 2007). Successivamente, l’amministrazione Puglia – di comune accordo con quell’ente che dovrebbe proteggere la natura all’interno dei suoi confini – nel 2011 delibera la riattivazione di questo sito già rinaturalizzato e posto in un incantevole zona boschiva alla testata della Valle di Arnetola.

Si preannunciava già allora un vero e proprio scempio…

Durante i nove anni successivi– fanno sapere dal tritone apuano – le lavorazioni delle tre ditte succedutesi, hanno completamente stravolto gli ecosistemi della zona arrivando pure ad intercettare diverse cavità carsiche senza darne comunicazione, demolire un anfiteatro naturale destinato ad uso pubblico, praticare scavi abusivi in Zone a Protezione Speciale e falcidiare un’intera faggeta senza permesso alcuno.

“Oggi è un giorno di festa per tutto l’ambientalismo apuano – esulta Gianluca Briccolani presidente dell’associazione – e ci permettiamo di dedicare questo grande risultato a coloro che per chiedere la verità sulla vicenda di cava Borella, sono stati ignobilmente trascinati in tribunale, da chi non permette a nessuno di opporsi al sistema estrattivista apuano e a coloro che sono stati minacciati di morte ieri a Passo Sella. Anche se questi ennesimi danni ambientali ed erariali si potevano benissimo evitare – basti ricordare che gli importanti investimenti effettuati a suo tempo per la riconversione della cava sono finiti sotto le fauci degli escavatori – la giustizia ambientale riconsegna un piccolo angolo di mondo al corso naturale degli elementi che ci circondano. E chiaro che non può finire a tarallucci e vino – continua il Presidente – ed è per questo che vogliamo appellarci a quegli organi competenti in materia risarcitoria, affinché anche l’ultima ditta concessionaria del sito estrattivo, la Faeto Escavazioni, rifonda all’erario i frutti marci di quegli scavi abusivi in galleria e in difformità all’originario piano di coltivazione, il cui danno economico non è stato mai risarcito. Ringraziamo di cuore – conclude Briccolani – tutte quelle socie e quei soci, che con la loro vigilanza ambientale hanno aiutato gli organi competenti a deliberare questo importantissimo diniego: da oggi il Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane, è un po’ di meno quel parco delle cave che sta facendo vergognare noi toscane e toscani, come comprendente uno dei 43 disastri ambientali a livello planetario.

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Letizia Capretti

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La regione Toscana progetta la realizzazione di un tunnel attraverso le Apuane per collegare la Garfagnana alla Versilia, l’organizzazione di volontariato Apuane Libere è pronta a dar battaglia sul progetto di una strada del mare sotto i monti Forato e Matanna: “Eugenio Giani soffre di demenza senile e va sostituito al più presto, non permetteremo mai di traforare le poche montagne non sventrate dalle cave e se sarà necessario useremo i nostri corpi per opporci a questa assurdità“.


Firenze, 15 giugno 2021

Apuane Libere, a seguito del grande clamore suscitato della recente notizia di un ipotetico collegamento stradale tra la valle del Serchio e la Versilia, vuol annunciare la propria ferma opposizione a questo che – se sarà finanziato e andrà avanti – sarà un disastro ambientale di portata eccezionale. Crediamo – fanno sapere dal tritone apuano – che sia soltanto una boutade partitica per distogliere l’attenzione sui veri problemi che stanno ammazzando gli ecosistemi apuani e cioè da quei siti estrattivi che stiamo iniziando a contrastare e a far chiudere per palesi violazioni alle pochissime leggi rimaste in materia di tutela ambientale; ciononostante saremo pronti a legarci al monte pur di non far passare questo ennesimo scempio. La nostra organizzazione di volontariato è per statuto totalmente apartitica, ma, pur non parteggiando per nessuna fazione, alle ultime elezioni regionali aveva messo in guardia gli elettori sul pericolo neoliberista incarnato da quel Partito Distruzione che con il Piano Regionale Cave, aveva già di fatto regalato le Alpi Apuane agli avidi impresari del marmo. È noto ormai anche al più piccolo endemismo floreale, che questa giunta regionale – con in testa il governatore Giani – odia l’ambiente a tal punto da asservirlo alle peggiori lobby che traggono profitto dalla distruzione dai beni comuni di tutti e continuando di questo passo, anche al Parco Naturale Regionale sarà purtroppo tolto il riconoscimento di Geoparco mondiale Unesco.

“Caro Governatore – spiega Gianluca Briccolani presidente dell’associazione – prima di ipotizzare trafori che devasterebbero interi territori, /pensi a restituire dignità a questa Regione, dotata di un piano paesaggistico alterato dalla VI commissione con l’aiuto dei tecnici dei concessionari di cava in violazione delle leggi dello Stato, del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio: un documento, è bene ricordarlo, approvato con la truffa dal Ministero competente. Come mai – continua il presidente – la mappa del Parco delle Alpi Apuane rappresenta falsamente l’area Parco, violentata dai bacini estrattivi, come area contigua? Come mai la Zona di Protezione Speciale in essere dal 2001 è diventata “proposta di ZPS”? come mai non esiste una cartografia delleterre di uso civico, dove una legge nazionale impedisce l’attività estrattiva? Come mai viene violato l’art. 143 del Codice in tutti i suoi commi? Altro che concerie, altro che trafori!!!

Dopo aver sdoganato l’inquinamento delle concerie e l’aver permesso la contaminazione di manti stradali e terreni – conclude Briccolani – è ormai chiaro che la materia celebrale del governatore Giani è in avanzato stato di decomposizione e lo stesso avrebbe, per la salute dei cittadini e dell’ambiente toscano, bisogno di essere sottoposto ad un urgente trattamento psichiatrico”




ENNESIMO SCEMPIO HENRAUX

FERMIAMO LA DISTRUZIONE DELLE CAVITA’ CARSICHE APUANE!

I volontari di Apuane Libere, grazie alla loro opera di vigilanza ambientale, hanno denunciato diversi abusi alla Cava Buca nel Comune di Seravezza, decretando la successiva sospensione dell’attività estrattiva da parte del Presidente del Parco Regionale delle Alpi Apuane

Firenze, 5 giugno 2021

L’Organizzazione di volontariato Apuane Libere informa che, grazie ai rilievi sul campo svolti nei mesi di novembre e aprile dai propri attivisti ambientali, in data 31 maggio il sito estrattivo denominato Cava Buca posto nel bacino Retro Altissimo nel Comune di Seravezza, è stato debitamente sospeso dal Parco delle Alpi Apuane. Come si evince dalle recentissime indagini svolte dagli enti deputati al controllo quali Carabinieri Forestali, Guardiaparco, Federazione Speleologica Toscana e Tecnici del comune di Seravezza, le sevizie ambientali accertate e commesse dalla ditta concessionaria Henraux s.p.a., sono state di una gravità tale da richiedere l’immediata sospensione di ogni tipo di lavorazione. Come si evince dalle immagini scattate dai nostri soci volontari – fanno sapere dal tritone apuano – le lavorazioni hanno intercettato ben due cavità carsiche censite al catasto regionale: la “Buca della Neve di Cava Fondone” – sventrata di ben 15 metri in lunghezza – e la “Buca sopra Cava Fondone”: quando invece le prescrizioni intimavano alla ditta di fermare le lavorazioni qualora quest’ultime avessero intercettato l’ambiente ipogeo. Sempre durante il sopralluogo, sono emerse vistose criticità in materia di inquinamento degli acquiferi da marmettola; infatti questo rifiuto speciale era abbondantemente sparso sui piazzali di cava per la mala gestione di quelle acque che servono alle macchine per affettare le montagne, tanto da sospettare che i recenti imbiancamenti del lago di Isola Santa possano essere frutto di tale negligenza.

“Questo ennesimo scempio si poteva benissimo evitare – spiega Gianluca Briccolani presidente dell’associazione – e rimarrà sulla coscienza di tutti quegli enti che durante le conferenze dei servizi, invece di rilasciare pareri di compatibilità ambientali con competenza ed imparzialità, sono assenti, dormono o se ne fregano. Lo avrebbe capito anche un bambino che quella zona è troppo fratturata per riavviarvi l’escavazione, ciononostante il Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane concede rinnovi, deroghe e proroghe delle proroghe come non ci fosse un domani e noi di Apuane Libere – profondamente indignati per questo modo di tutelare le acque, la fauna, la flora e i geositi apuani – cercheremo di dispiegare ancora più sentinelle ambientali in tutti i comprensori del lapideo apuo-versiliese. Nell’ultimo consiglio direttivo – svolto due giorni fa – abbiamo deliberato di costituirci parte civile in un eventuale processo intentato ai danni della Ditta, rea di abusi ambientali talmente gravi, per il cui il codice penale prevede pene severissime e non prescrivibili. Auspicando un rapido ritorno alla legalità – conclude Briccolani – invitiamo l’amministrazione comunale di Seravezza, ad attivarsi prontamente, non solo revocando, come previsto dall’articolo 37 della Legge Regionale numero 35 del 2015, la concessione alla quella ditta Henraux che per l’ennesima volta si è posta fuori da quelle pochissime leggi che ancora tutelano l’ambiente apuano, ma dismettendo tutta la zona alle pendici settentrionali del Monte Altissimo in quanto caratterizzata da numerose cavità di cui ben 24 assorbenti censite nel catasto regionale delle grotte e meritevole pertanto di essere salvaguardata da ulteriori devastazioni”

“BANDIERE AL VENTO” e “UN FIORE A PASSO SELLA”

Ad un mese esatto dall’evento principe nella grande famiglia dell’ambientalismo apuano – che si svolge come da tradizione la prima domenica di luglio – gli organizzatori illustrano il programma e l’ospite d’onore di quello che si prospetta un evento nell’evento.

Firenze, 3 giugno 2021

Il 4 luglio 2021 – per il secondo anno consecutivo – verrà organizzato l’annuale ritrovo dell’ambientalismo apuano: quest’anno organizzato per la prima volta, oltre che dal progetto ambientale “L’Altezza della Libertà”, dalla neo nata organizzazione di Volontariato “Apuane Libere” con l’aiuto di molte storiche realtà locali in ambito associazionistico.

“Mancano esattamente trenta giorni a questa nuova sfida – spiegano dal tritone apuano – che ha come obiettivo principale, la sensibilizzazione su alcuni temi vitali per le Alpi Apuane: quali la tutela dell’ambiente montano, l’informazione e la promozione-valorizzazione di modelli economici alternativi alla devastazione ecosistemica. Grazie all’aiuto e all’intervento di alcuni storici attivisti apuani – tra cui Elia Pegollo, Franca Leverotti e Alberto Grossi – non solo vogliamo riaccendere i riflettori su uno scempio ambientale di portata mondiale attuato tramite l’insostenibile asportazione di tonnellate e tonnellate di suolo da dentro e fuori un Geoparco Unesco, ma proveremo ad infondere nelle nuove generazione quel sentimento di giustizia ambientale per cui molte e molti militanti ne fanno una ragione di vita.”

Manifestazione_L’Altezza della Libertà_Gianluca Briccolani

La giornata sarà organizzata nel pieno rispetto delle leggi Anti Covid-19 tanto da non essere un vero e proprio raduno, ma una serie di trenta eventi contemporanei e uno finale alle ore 13 a Passo Sella – collettivo ma distanziato – dove verrà esposto un gigantesco striscione di 180 metri quadri realizzato grazie all’altruismo delle Socie volontarie di Apuane Libere, seguito da un pranzo comunitario.

“Dopo la passata edizione svolta a Foce a Giovo, quest’ anno – spiega Gianluca Briccolani presidente della nuova ODV – abbiamo voluto esprimere la nostra vicinanza alle popolazioni di Stazzema e di Vagli, le quali, grazie a scellerate politiche economico-ambientali portate avanti dai rispettivi amministratori, si vedono polverizzare le bellissime vallate natie. Porteremo camminatori ed escursionisti – continua Briccolani – a vedere con i propri occhi cosa sta accadendo nelle valli di Arnetola e di Arni, dove avide giunte comunali stanno riaprendo siti estrattivi chiusi da decenni ed ormai quasi completamente rinaturalizzati: probabilmente nella mai abbandonata delittuosa idea, di creare un traforo stradale proprio sotto Passo Sella.  Altra novità di questa edizione sarà l’inserimento della figura del testimonial di tutta la giornata dell’ambientalismo apuano, che quest’anno abbiamo avuto l’onore di assegnare a Andrea Lanfri, fortissimo atleta disabile nato alle pendici delle Apuane. Andrea Lanfri – conclude il Presidente – dato che vuole diventare il primo atleta paraolimpico al mondo a conquistare tutte le vette più alte dei 7 continenti e fra queste a salire anche l’Everest, incarna a pieno lo spirito della nostra organizzazione di volontariato, la quale, lanciando il cuore oltre l’ostacolo, si prefigge la difficile missione di liberare le Alpi Apuane dal giogo distruttivo che le sta letteralmente sbriciolando.”

Entrando nello specifico dell’evento collettivo “Bandiere apuane al vento” saranno 30 i gruppi organizzati che raggiungeranno – guidati da esperti volontari –  tutte le principali cime, tra cui: Pisanino, Cavallo (cordata condotta da Andrea Lanfri), Tambura, Pania della Croce, Grondilice, Contrario, Pizzo d’Uccello, Sumbra, Sagro, Sella e molti altri. L’ obiettivo principale sarà quello di arrivare contemporaneamente alle ore 12 sulle principali vette della catena montuosa, per testimoniare alle stesse – bandiera della propria associazione o del proprio gruppo alla mano – di essere un patrimonio comune invidiabile e per cui vale la pena darsi attivamente da fare. I piccoli – ma mai realizzati prima –  flash mob che si terranno su ogni vetta, hanno lo scopo di far capire che il territorio è vastissimo e che un singolo essere umano può far ben poco, ma che tanti possono fare molto: verranno perciò realizzati tanti filmati che saranno  successivamente  rimontati in un unico video che cercherà di testimoniarlo al mondo che solo con l’impegno di tutte e tutti per le Alpi Apuane potrà esserci un futuro migliore rispetto a quello prospettato dalle attuali amministrazioni.

Tutti i gruppi partecipanti che parteciperanno a questo evento contemporaneo per le Alpi Apuane, daranno vita alla seconda edizione del Clean Mounain Party, impegnandosi a raccogliere immondizia, plastica e ferro, che troveranno lungo il loro percorso di salita per le vie normali di ogni cima. Successivamente portati a valle, detti rifiuti – lasciati in giro sia dalle cave ma anche da ignoranti frequentatori – verranno conferiti nei modi previsti da una sana quanto imprescindibile raccolta differenziata. Gli eventi – consultabili sul sito www.apuanelibere.org – sono totalmente gratuiti ma obbligatoriamente prenotabili tramite l’invio di una mail a apuanelibere@gmail.com oppure a laltezzadellaliberta@gmail.com

PRIMA DENUNCIA DI APUANE LIBERE NEL COMPRENSORIO CARRARINO

UNA BOMBA ECOLOGICA SOTTO IL MONTE BELGIA. IL SINDACO DE PASQUALE FACCIA RISPETTARE LE POCHE REGOLE RIMASTE A TUTELA DEI MONTI E DELLE ACQUE

Firenze, 29 maggio 2021

In data odierna, l’organizzazione di volontariato Apuane Libere ha denunciato presso le Autorità competenti in materia ambientale – Carabinieri Forestali di Massa-Carrara, ARPAT, Regione Toscana e Ufficio cave del governo cittadino – l’esistenza di una grave emergenza ambientale nel torrente Carrione, appena sotto la valle di Colonnata sita nel Comune di Carrara.

“Grazie all’instancabile presenza sul territorio apuano dei nostri militanti ambientali – fanno sapere dal tritone apuano – abbiamo rilevato e documentato un imponente fronte valanghivo di marmettola, molto probabilmente dovuto all’apertura di qualche vasca di decantazione delle acque reflue di cava, che ha letteralmente invaso il fosso sotto il Monte Belgia”.

“Di rifiuti prodotti dal sacrilego taglio delle nostre amate Alpi Apuane – spiega Gianluca Briccolani, presidente di questa nuova realtà nell’ambientalismo apuano – ne ho visti di ingenti e in tutti piazzali e nelle gallerie di tutto il comprensorio del lapideo apuo-versiliese, ma quantitativi di tale portata che rasentano il metro di profondità raramente si trovano presenti nei fossi.”

“Ci appelliamo – continua Briccolani – a colui che è stato eletto da tutte le cittadine e cittadini che a Carrara aspiravano ad un radicale cambiamento in tema di politiche ambientali e di rispetto delle regole, chiedendogli di non preoccuparsi soltanto di far quadrare gli introiti delle concessioni ricevute dallo smantellamento del proprio territorio, ma di porre innanzi a tutto la salute della popolazione e dei beni comuni.”

“Ancora in un’ottica di giustizia ambientale e di perseguimento del bene comune – concludono da Apuane Libere – la nostra associazione giudica positivamente le recenti prese di posizione del Comune di Carrara contro i ricorsi delle aziende del Lapideo che vedono nelle montagne apuane solo materiali da liofilizzare per fare profitto.”

“ROSSI DICE MALE DI GIANI? SONO DECENNI CHE LA TOSCANA È GOVERNATA DA LOBBISTI CHE ASSASSINANO L’AMBIENTE: NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE DI QUEL POTERE FEUDALE CHE NON TOLLERA DI ESSERE INTACCATO”

L’organizzazione di volontariato Apuane Libere, nel presentare le proprie osservazioni al Provvedimento Autorizzativo Unico Regionale relativo al Piano di coltivazione della cava Cervaiole nel comune di Seravezza, punta il dito contro tutte le maggioranze succedutesi in Toscana dalla costituzione dell’ente ad oggi. “La commissione d’inchiesta regionale sulle infiltrazioni mafiose in Toscana? Tempo perso: nella grande mangiatoia toscana, pappano indiscriminatamente maggioranza e opposizione.”

Firenze, 26 maggio 2021

Apuane Libere, a seguito del grande clamore suscitato dalla recente inchiesta su quei fanghi che le concerie sono state autorizzate a sversare in Arno e sui mix venefici sotterrati sotto i vari manti stradali, vuole accendere i riflettori anche sul Far West apuano, dove gli emendamenti pro marmotrafficanti votati nel recente Piano Regionale Cave – passati nel silenzio generale – stanno fattivamente regalando un patrimonio geologico di tutta l’umanità, a famiglie di incravattati con i partiti locali.

Ci teniamo ad informare – fanno sapere dal tritone apuano – che i siti estrattivi che divorano il suolo montano dentro e fuori il Geoparco Unesco delle Alpi Apuane, sono, a differenza del trend nazionale, in aumento: questo grazie a quei chirurgici commi proposti e votati da quel Partito Distruzione (PD), che sta facendo sbriciolare l’irripetibile paesaggio di quella che un tempo era considerata una delle più belle regioni al mondo.

Non siamo minimamente stupiti che le politiche ambienticide portate avanti dalla giunta Giani siano in piena continuità con l’uscente giunta Rossi: tutto ciò rientra nel solco della tradizione del centro sinistra toscano, fatto di governi regionali che, per coltivare i propri bacini elettorali – quando la prassi è pulita –  autorizzano le peggio nefandezze ai danni dell’aria, dell’acqua, del suolo, della flora e della fauna nostrane.

Ieri, per quanto di nostra competenza, abbiamo certificato agli uffici regionali, tutta la nostra contrarietà al nuovo piano di distruzione previsto in Alta Versilia, dove, alle pendici della montagna di Michelangelo – il Monte Altissimo – un avida società per azioni vorrebbe appropriarsi di ulteriori 1.820.000 tonnellate di suolo in mappali della collettività (è bene ricordare ai meno informati che a seguito della sentenza del 8 luglio 2020 emessa dal Commissario per la liquidazione degli Usi civici per Lazio, Toscana e Umbria, in quelle aree non si può escavare).

“Adesso tocca al governo regionale smentirci – spiega Gianluca Briccolani presidente dell’associazione – rigettando in toto questo nuovo progetto di macelleria ambientale per di più interessante fondi occupati senza titolo, dimostrando a questo modo di non essere asservito alle peggio lobby, spesso di natura criminale, che rapinano i beni della collettività. A volte – commenta l’alpinista fiorentino – mi trovo io stesso in imbarazzo di fronte a tutti i nostri attivisti volontari, i quali, rimasti gli unici “don chisciotte” ad occuparsi giornalmente e gratuitamente di monitorare e segnalare i reati ambientali sulle montagne apuane, sono ormai stufi di svolgere la propria opera di denuncia per poi vedersi sovvertire dalla politica partitica, quelle ormai poche leggi che tutelano l’ambiente montano.

Ora che le deroghe agli amici degli amici stanno venendo al pettine, nessuno può più permettersi di dire io non c’ero ed il nostro progetto ambientale inizierà a fare nomi e cognomi di coloro che da consiglieri regionali di maggioranza e di minoranza, da sindaci e amministratori locali e da presidente e direttori dei vari enti preposti ai controlli, sono i mandanti morali del sistematico sterminio di un’intera catena montuosa.

Dentro il Parco Regionale delle Alpi Apuane – continua il presidente – dove ragion vorrebbe la natura sia protetta, ci sono invece 39 aree tumorali dove i vigenti codici dell’ambiente e codici del paesaggio sono stati esautorati della propria valenza di leggi sovraordinate, creando di fatto una situazione dove la certezza del diritto e la normativa viene interpretata da illustri giuristi a vantaggio degli interessi personali di pochi.

Dato che in Toscana è la disonestà a pagare – conclude Briccolani – il famoso emendamente concerie scritto nelle stanze di Palazzo Strozzi Sacrati, che avrebbe portato arricchimento a pochi e veleno per tutti, non ci ha sorpreso più di tanto, perché è sulle nostre amate montagne martiri è prassi comune arretrare linee di confine di un Parco ormai ostaggio delle multinazionali del carbonato di calcio e di imprenditori che “lavorano” – autorizzati e protetti a tutti i livelli – nella più diffusa illegalità.”

Alcuni volontari di Apuane Libere, saranno presenti lungo le strade della dodicesima tappa del Giro d’Italia la Siena-Bagno di Romagna di giovedì prossimo 20 maggio, per manifestare contro la distruzione delle Alpi Apuane

Firenze, 20 maggio 2021

Apuane Libere, la nuova organizzazione di volontariato con sede a Firenze fondata il 25 aprile scorso sulle Alpi Apuane, sarà presente alla tappa Tosco-Romagnola del Giro d’Italia con un enorme striscione di 100 metri quadri, atto a sensibilizzare l’opinione pubblica nazionale ed internazionale, su quello che il docu-film “Antropocene” ha definito “uno dei maggiori 43 disastri ambientali a livello mondiale”: lo sbriciolamento dell’intera catena montuosa delle Alpi Apuane.

Sono ancora troppe – affermano dal tritone apuano – le persone che ignorano questo vero e proprio ecocidio che sta polverizzando questa catena montuosa, interclusa dentro un Geoparco Mondiale Unesco e sorta dal mare milioni di anni fa, solo per biechi interessi privatistici.

Dispiace deludere i più, quando affermiamo che con il marmo delle Alpi Apuane – conosciuto a livello mondiale grazie ai capolavori scultorei di Michelangelo, Canova e Bernini – oggi si producono colle cementizie, sbiancanti per dentifrici e gabinetti per le regge degli sceicchi arabi.

“Giornalmente i nostri attivisti –spiega il presidente Gianluca Briccolani – non solo segnalano i più evidenti danni paesaggistici, ma denunciano anche cementificazioni e inquinamento degli alvei del maggiore bacino idrico di tutta la regione Toscana, specie animali e floreali endemiche completamente spazzate via, disboscamento selvaggio di intere aree a protezione speciale, la presenza di vere e proprie discariche a cielo aperto di gomma, plastica, materiali ferrosi e addirittura eternit, danni al patrimonio erariale per evasioni di milioni di euro, non rispetto della sicurezza sul lavoro (con conseguenti morti e feriti) , lavoro sommerso, non rispetto del pagamento dei salari dei lavoratori: insomma in questo meraviglioso angolo di Toscana la legge non viene rispettata…Vogliamo partire proprio dalle colline sopra la culla del rinascimento – quella bellissima Firenze che tantissimo ha avuto dal prezioso ventre delle Alpi Apuane, per dire basta a questo turpe scempio: noi ambientalisti fiorentini non resteremo con le mani in mano di fronte a questo dramma ecologico ed ecosistemico”.

Siamo certe e certi – concludono dall’associazione – che uno sport nobile e pulito come il ciclismo, non resterà indifferente davanti a questo disastro ambientale di portata planetaria e ci aiuterà a portare la nostra lotta per la giustizia ambientale anche fuori dai confini nazionali.

Grazie.

I volontari di Apuane Libere, grazie alla loro opera di vigilanza ambientale, hanno denunciato abusi ambientali alla Cava delle Cervaiole nel Comune di Seravezza

Firenze, 17 maggio 2021

Apuane Libere, la nuova organizzazione di volontariato fondata il 25 aprile scorso sulle Alpi Apuane, informa di aver depositato questa mattina una segnalazione completa di fotografie presso le autorità competenti in materia – Carabinieri forestali della stazione di Pietrasanta, Parco delle Alpi Apuane, Ufficio Cave del Comune di Seravezza e Regione Toscana – relativa ad abusi ambientali commessi nel sito estrattivo delle Cervaiole posto in località Falcovaia nel Comune di Seravezza. Detto materiale vuol portare a conoscenza dei vari enti, alcune denunce di vari escursionisti che si sono avventurati su quel che resta del sentiero 142 del Club Alpino Italiano: ormai completamente invaso da brandelli dell’ex cima di Falcovaia. Successivamente, grazie all’instancabile presenza sul territorio dei nostri simpatizzanti e militanti ambientali – fanno sapere dal tritone apuano – abbiamo verificato e documentato che i caterpillar della ditta Henraux s.p.a. , ditta autrice di uno dei più efferati crimini ambientali come l’abbassamento di ben venti metri della cima del Picco di Falcovaia, hanno intercettato alcune importanti cavità carsiche non denunciandole agli organi competenti, in primis l’Ente Parco Regionale delle Alpi Apuane.

 “Non solo, i nostri attivisti, in quel frangente – spiega Gianluca Briccolani presidente della neonata associazione – hanno documentato quello che molti sanno e che fanno finta di non sapere e nello specifico che dal sito estrattivo Cervaiole, ingenti quantità di marmettola, terre e olii esausti, si infiltrano giornalmente dentro le vene dei monti portando a valle l’inquinamento generato da questa che, più che una coltivazione, è un vero e proprio massacro indiscriminato della montagna. In questo senso – continua il presidente – dato l’imperscrutabile percorso delle vene d’acqua degli acquiferi apuani, non ci stupiremmo affatto che l’inquinamento e la relativa sterilità di molti fossi e torrenti della zona (compreso il recente imbiancamento dell’incantevole lago di Isola Santa) derivino da questo banditesco modo di lavorare. Non è la prima volta che la Henraux s.p.a. si pone fuori dalla legalità: basti pensare che la vicina Cava Macchietta, che ha perforato il ventre della cosiddetta montagna di Michelangelo – il Monte Altissimo – è stata sospesa per lo scavo abusivo di oltre 14.000 metri cubi di marmo, procurando un danno ambientale e erariale a tutt’oggi non sanato. Apuane Libere – assieme a molte associazioni ambientaliste apuane – si appella a tutta la Giunta Regionale Toscana, affinché respinga in toto il nuovo progetto di coltivazione recentemente presentato dalla società per azioni dalla H grande, che vorrebbe per la zona delle Cervaiole, probabilmente in parte di uso civico, il passaggio da due a cinque cave attive e razziare altre 1.430.000 tonnellate di marmo da quel che ancora rimane del Picco di Falcovaia: il tutto per inesistenti ritorni occupazionali dato che per 140 dipendenti – facilmente ricollocabile utilizzando i soldi nel fondo next generation eu – si fanno incalcolabili danni dentro i confini di Geoparco mondiale Unesco.

Con questa segnalazione – conclude Briccolani – invitiamo la popolazione versiliese ad uscire dalla cappa di paura e silenzi che per 200 anni hanno permesso alla Henraux s.p.a. di spadroneggiare demolendo beni di uso civico (ricordiamo che è ancora in corso il contenzioso tra la stessa ditta e il Consiglio di Stato) per profitti ed interessi privati a discapito della collettività e a comunicare, anche in forma anonima alla mail apuanelibere@gmail.com, tutte le violazioni ambientali che riguardano l’area del Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane”.

Aiutiamo il parco a fare il parco

COMUNICATO STAMPA

“AIUTEREMO” IL PARCO A FARE IL PARCO

Gli attivisti volontari di Apuane Libere – con la loro opera di vigilanza ambientale – iniziano a denunciare i primi abusi dalla Cava Padulello nel Comune di Massa

Firenze, 12 maggio 2021

Apuane Libere, la nuova organizzazione di volontariato fondata il 25 aprile scorso sulle Alpi Apuane, informa di aver depositato questa mattina una segnalazione completa di fotografie presso le autorità competenti in materia – Carabinieri forestali della stazione di Massa, Parco delle Alpi Apuane, Ufficio Cave del Comune di Massa e Regione Toscana – relativa a cava Padulello M81 sita in località “coda del Cavallo” nel Comune di Massa. Detto materiale vuol portare a conoscenza dei vari enti, ciò che segnalarono ben tre anni fa, i guardiaparco del Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane durante il loro sopralluogo del 24 ottobre 2018, quando verbalizzarono scavi non autorizzati in Zona di Protezione Speciale e in Area Parco e difformi dalla Pronuncia di Compatibilità Ambientale n° 6 rilasciata in data 24/5/2013. A seguito di quel controllo, fu – in data 8 maggio 2018 dal presidente dal Presidente Alberto Putamorsi – emessa l’ordinanza di sospensione e riduzione in pristino numero 5, con la quale si ordinava alla ditta Sermattei s.r.l. di realizzare le opere di riduzione in pristino e risistemazione ambientale entro 180 giorni dalla notifica della suddetta ordinanza.

“Grazie all’instancabile presenza sul territorio apuano dei nostri militanti ambientali – spiega Gianluca Briccolani presidente della neonata associazione – abbiamo verificato e documentato che a distanza di ben 3 anni l’ordinato ripristino ambientale, non è stato effettuato. Chiediamo pertanto l’immediata sospensione delle lavorazioni in corso, ricordando che la Legge Regionale 35/2015, nei casi di inadempimento delle prescrizioni fissate, prevede anche la decadenza dal provvedimento concessorio. I nostri attivisti – sempre in quel frangente – hanno appurato che dal sito estrattivo Padulello posto a quota 1470 metri dentro il ventre del Monte Cavallo, a seguito delle recenti forti precipitazioni piovose, vengono dilavate via dai piazzali di cava, ingenti quantitativi di segagione del marmo mista a derivati del petrolio, che scendono direttamente nell’alveo del canale del Pianone, affluente del fiume Frigido. Con questa segnalazione – conclude Briccolani – inauguriamo il nostro lavoro di vigilanza ambientale gratuita sul campo, impegnandoci a segnalare al Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane, tutti quelli abusi che, vuoi per scarsità di personale o vuoi per volontà politica, vengono dallo stesso spesso tralasciati: da oggi chi si pone fuori dalle poche leggi che ancora tutelano l’ambiente montano e che per il momento non sono state derogate, verrà perseguito nelle sedi preposte.”

CONFERENZA STAMPA DELL’ 8 MAGGIO

Buongiorno a tutte a tutti e grazie per essere qui ad ascoltarci. Ci tengo prima di ogni altra cosa a ringraziare quelle 6 belle persone, che si sono imbarcate con me nella bellissima – ma impegnativa – avventura, di fondare questa Organizzazione di Volontariato. Un saluto affettuoso anche a Letizia, Paola, Irene, Franca e a tutte e tutti le amiche e gli amici Apuani. Per chi non mi conosce sono Gianluca Briccolani, alpinista, fotografo ed adesso presidente di questa nuova realtà associativa denominata Apuane Libere, ma non è questo che mi preme evidenziare, bensì, che prima di ogni altra cosa io sono stato, sono e sarò sempre un attivista per la giustizia ambientale, perché sono – perché siamo – fermamente convinti che senza l’impegno di tutti e tutte coloro che le amano, non ci potrà essere futuro per le questa bellissima catena montuosa conosciuta sotto il nome di Alpi Apuane. Per coloro che non le conoscessero, queste sono montagne magiche che sorgono imponenti a pochi chilometri da quel mare da cui si sono innalzate milioni e milioni di anni fa. Le Alpi Apuane sono il giardino più ricco di biodiversità d’ Europa con più di 3000 specie floristiche delle 5600 conosciute in Italia, sono il serbatoio idrico più importante di tutta la Toscana ed hanno cavità carsiche – di cui 2000 messe a catasto – che tutto il mondo ci invidia, tra cui la più profonda a livello nazionale, l’Abisso Roversi, ed uno dei complessi carsici più importanti d’Europa: l’Antro del Monte Corchia. Ma sono anche rinomate per la pregiata materia di cui sono costituite: quel marmo che figure come Michelangelo, Bernini e Canova, hanno modellato per regalare – anche alla città che ha dato i natali a 5 di noi – capolavori scultorei di livello inarrivabile.

Ebbene, oggi il ventre di quella stessa catena montuosa, è oggetto di una vergognosa corsa a questo vero e proprio oro bianco, dove pochi privati – autorizzati a tutti i livelli da amministratori senza scrupoli – fanno danni enormi a tutta la collettività: basti pensare che negli ultimi anni si è escavato più marmo che nei precedenti 2000 anni di storia. 

E NEGLI ULTIMI MESI LE ALPI APUANE STANNO SUBENDO IL PIU’ VIGLIACCO ATTACCO MAI REGISTRATO NELLA LORO STORIA GEOLOGIA: CON I NUOVI PIANI ATTUATIVI DEI BACINI ESTRATTIVI – STRUMENTI CHE LA REGIONE TOSCANA HA IMPOSTO AI COMUNI DOPO IL PIT – NEI COMUNI SONO IN RIAPERTURA BEN  32         SITI ESTRATTIVI CHE VANNO AD AGGIUNGERSI AI  140 GIA’ ESISTENTI.

Ed i danni alla collettività non si contano, non solo dal punto di vista paesaggistico e geologico – dato che questi monti sono un patrimonio mondiale – ma anche danni erariali da inquinamento degli acquiferi, dell’aria che tutte e tutti respiriamo, inquinamento acustico, evasioni fiscali milionarie e danni alle tutte le altre economie (in primis a quel turismo che su questi monti potrebbe fare la parte del Leone). Basti pensare che la provincia di Massa Carrara – che assieme a quella di Lucca – rappresenta geograficamente quest’ area, vanta il triste primato di essere quella con il più alto tasso di disoccupazione di tutta la Toscana e qui, i lavoratori diretti ed indiretti nel settore lapideo sono soltanto 3000 su 195.000 abitanti (neanche il 2% che fanno un danno irrecuperabile a tutta l’umanità)

È veramente da pazzi, nel bel mezzo di una pandemia mondiale, mettere in piedi un progetto associativo così ambizioso: ma dato che lo abbiamo fortemente voluto, oggi vi racconteremo il motivo per cui sette montanari – pur con tutti i loro limiti – hanno deciso di fare qualcosa di altruistico, qualcosa di concreto che sia da esempio per le future generazioni, affinché tutte e tutti possano ancora godere della meravigliosa bellezza delle Alpi Apuane.

Siamo scesi in campo per dare un contributo alternativo, frutto di quella diversa visione delle cose che soltanto coloro che non sono nati nella regione apuana – ma che la sentono come il loro posto nel mondo – possono avere. SEGUENDO LA SCIA DI QUEI POCHI SOCI DI ALCUNE ASSOCIAZIONI (GRIG; ITALIA NOSTRA; CAI; LA PIETRA VIVENTE; LEGAMBIENTE) CHE, PUR ISOLATI, SI STANNO BATTENDO DA DECENNI per le Apuane, siamo qui oggi, perché siamo stufi di subire la tragedia che sta letteralmente sbriciolando una bellissima catena montuosa, vittima dello scellerato business del carbonato di calcio con cui diverse multinazionali della chimica, della farmaceutica, dell’edilizia e dell’industria alimentare stanno facendo profitti milionari.

Perché siamo stanchi dell’immobilismo di molte associazioni che si professano paladine dell’ambiente, quando invece, vuoi per quieto vivere vuoi per convenienza economica – se ne stanno con le mani in mano e non applicano i propri principi statutari.

Perché siamo fermamente convinte e convinti che soltanto partendo dal basso e debitamente coinvolgendo la popolazione locale, potremmo creare quella forza politica apartitica e aconfessionale, che possa stroncare l’avvelenata narrazione del MARMO UGUALE PANE con cui da decenni si cerca di mettere la censura su questo abominevole ecocidio.

Inizio col presentarvi uno dei componenti che coraggiosamente ha deciso di impegnarsi in questo nostro progetto ambientale: il consigliere Federico Sereni.

Buongiorno, ringrazio il presidente per la sintetica ed esaustiva introduzione.
È davvero un piacere essere qui oggi e mi inserisco nell’esposizione di Gianluca per raccontare un punto di vista da socio consigliere. Il gruppo di soci fondatori è costituito sia da chi ha mosso il primo e più importante passo -Gianluca in primis ma anche il qui presente segretario Claudio- promuovendo l’idea e sobbarcandosi le prime fatiche, e da chi poi è stato contattato e ha risposto ben volentieri alla proposta di costituire Apuane Libere.
Questo nonostante il periodo -come ha detto il presidente- ma, vedendola da un punto di vista complementare, anche soprattutto dovuto al periodo. Questo perché, come si sente ripetere continuamente, i cambiamenti che stanno avvenendo e avverranno prossimamente, che noi lo vogliamo o no, sono delicatissimi. Mettono le fondamenta per gli anni a venire. Sta all’impegno di ognuno cercare di spingere questi cambiamenti nella giusta direzione.
Siamo a un punto di non ritorno in molti ambiti: ambientale, industriale, economico, politico, sociale.
Il territorio verso cui indirizziamo i nostri sforzi come Apuane Libere, il territorio delle Alpi Apuane che sta qui a meno di due ore da noi, è un po’ un condensato, un mix, di tutte questi aspetti. Lo è da decenni ma ora più che mai. Quindi questo momento è anche un’opportunità, se non un’ultima chiamata vera e propria.

La cosa che mi ha colpito è stato vedere la bella trasversalità delle provenienze di noi fondatori, dai lavori, alle esperienze, alle età. Quando mi ha contattato Gianluca speravo vivamente che andasse “a parare” verso una proposta del genere, perché personalmente ne sentivo davvero il bisogno.
Eterogenei come provenienze, dicevo, ma un gruppo omogeneo negli intenti precisi e circostanziati. Ci uniscono una conoscenza e un’attività di osservazione e informazione che -chi più chi meno-  esercita da anni, sia in Apuane ma anche più in generale in altri ambiti sociali e ambientali.

Quello che una persona come me si è sentito chiedere, ma direi soprattutto offrire,  è stato far parte della costituzione di un contenitore che desse ordine a quello che molti stanno già facendo da tempo, privatamente. Costituire Apuane Libere vuol dire raccogliere le esperienze e operare anche sullo stesso terreno di altre associazioni e persone che conosciamo e stimiamo. Ma l’esigenza che una persona come me sentiva, e spero ce ne siano altre lì fuori, era  dar corpo a un’attività di denuncia che fosse più vicina alla testa dell’attività decisionale politica. L’avere sede a Firenze è da vedersi in questa ottica.

Per quanto riguarda la nostra regione, nel caso delle Apuane,  assistiamo a decisioni calate dall’alto  dal governo regionale -quindi da Firenze- che sono inconcepibili per un territorio e per un’idea di futuro. È come se una persona abitasse una casa a cui ogni giorno toglie un mattone. Magari lui quando morirà avrà ancora un tetto sulla testa, forse. Chissà il figlio…

Ma la cosa che mi ha sempre fatto più impressione è che a Firenze, capoluogo di regione, la maggioranza delle persone ancora non sa assolutamente niente di questo disastro, è più probabile imbattersi in conversazioni in cui l’interlocutore sia più informato sull’Ilva di Taranto che sull’estrattivismo in Apuane. Questo nonostante che solo l’anno scorso sia passata dall’Italia una mostra e un film come Anthropocene, che molti di voi conosceranno. Un  progetto di mostra itinerante di produzione canadese, che ha girato e sta girando il mondo e che prende in esame i principali disastri ambientali mondiali per azione diretta dell’uomo, 43 luoghi in 20 paesi, 6 continenti. Ecco, Il poster del film, quello che in tutte le mostre e cinema si è visto, è una visione delle cave di Carrara. Il fatto che una montagna mangiata sia particolarmente impattante come immagine, spettacolare a livello mediatico, chiaramente aiuta. Ma vi assicuro che di altre immagini “di impatto” da poter mettere in locandina ce n’erano. È però simbolica la scelta. Anche dall’estero arrivano dei segnali… Proprio qualche giorno fa ha scritto alla mail di Apuane Libere un ragazzo, ricercatore austriaco che ci chiedeva materiale e informazioni sull’inquinamento, il consumo di suolo, e l’abusivismo nel mondo dell’estrattivismo apuano.  La sua tesi di dottorato è in architettura. Fa piacere, considerando che siamo praticamente neonati sul web, da appena 15 giorni.

Se si parla di Apuane innanzitutto si parla di un territorio di bellezza, di diversità, di difficoltà. Sono montagne difficili, dure ma estremamente diversificate da versante a versante sia per un abitante che  per un semplice visitatore. Si va da veri e propri versanti alpini dove vivere è un’avventura, fino a vallate più dolci, abitati abbandonati e paesi gioiello. Anche a livello sportivo si trova la possibilità di affrontare situazioni più turistiche affiancate però a difficoltà di altissimo livello.
In tutto questo si percepisce una politica totalmente assente (o quasi) riguardo  alla pianificazione del futuro dei cittadini e dell’ambiente, qualsiasi sia stata la direzione di certe amministrazioni. E senti che l’estrattivismo ti tira per la giacca, indietro, quasi dappertutto (per fortuna non ovunque) fuori e dentro  i confini di un Parco Regionale che “sarebbe” geoparco unesco.
Ecco, due numeri semplici semplici. I geoparchi mondiali Unesco sono 169 in 44 paesi del mondo. In Italia ne abbiamo 11. Il parco dell Apuane sarebbe uno di quelli, dal 2011. Se visioniamo qualche foto di gestione ambientale  e industriale di quel territorio non potete che farmi una risata in faccia e tacciarmi di aver riportato una notizia falsa. E vi capirei. Anche io non ci credevo. Diciamo che una transizione doveva essere già partita dentro i confini del Parco. Invece stiamo riaprendo cave dismesse da 30 anni.

Riguardo alla divulgazione su Firenze di quei disastri anche Gianluca è colpevole, con le sue presentazioni del libro fatte praticamente porta a porta. Ma è sempre difficile ogni volta che continui a informarti, metabolizzare una portata del genere.


Sul territorio troviamo tante esperienze, tante contraddizioni, scontri e tanta cultura antica. Ma quello che non riusciamo a capire ogni volta è come sia possibile che il governo di una regione renda possibile certe azioni, che poi a caduta le amministrazioni mettono in pratica.


Questa discorso fino a qui generico, che per molti sarà gia sentito, è solo per evidenziare come la proposta di avere un’associazione che ha sede a Firenze, non sia in sostituzione di… Ma sia un’altra arma che anche chi è lì sul territorio può usare.
In questo senso la non vicinanza alla residenza apuana ha più senso di quanto si pensi.
La maggior parte dei fiorentini, frequentatori e amanti della montagna -anche prendendo solo le amicizie che ognuno di noi può avere come campione- non sa niente o quasi né delle bellezze ma soprattutto dei disastri che ci sono a due ore da qui.  Nonostante il consiglio regionale sia a 3 km da dove stiamo parlando adesso e che è di fatto dove si fanno i giochi di quei territori.

Purtroppo non è una banalità, chi segue la questione ambientale apuana non può non accorgersi come ci sia anche un sistematico e diffuso scollamento tra legge e realtà. Non si fanno rispettare neanche le leggi che ci sono. E questa è una questione che va ben al di là di una lotta per avere il sentiero per il trekking domenicale.
Questo è un vaso di pandora con cui anche il più disinteressato si troverà a dover fare i conti prima o poi.  Persino le coste apuoVersiliesi si ritrovano con un turismo che fa il bagno in uno dei mari più inquinati della Toscana. In un’acqua che parte immacolata e che viene inquinata da immissioni con mancate depurazioni, dalla marmettola -polvere di marmi mista a oli che cementa ogni cosa- , da zone industriali non moderne e con sistemi vetusti.

Quello che è in alto non può che scendere, quello che è a monte non può che arrivare alla foce.
Speriamo succeda cosi anche per le problematiche che noi e molti altri cerchiamo di smuovere.

Un altro aspetto che deve colpire per assonanza con la città dove abbiamo sede è l’assenza di limite e pianificazione. Viene semplice un collegamento tra situazioni così lontane e così simili, tra Firenze e le Apuane. Tra ricchezza percepita e realtà del territorio. Abbiamo visto con la pandemia come due decenni di pianificazione errata riguardo al turismo e al tessuto lavorativo cittadino fiorentino abbia portato a una monocoltura, quella del turismo e all’abbandono del cuore della città. Non diversificare e non mettere limiti non significa sviluppo, significa debolezza e impreparazione. Quindi, in pratica, vuol dire aver delegato persone non competenti. Oppure vuol dire che ci sono privati interessi che muovono decisioni che dovrebbero essere fatte per il bene della collettività.
C’è una citazione di Walter Bonatti, di cui quest’anno ricorrono i 10 anni dalla morte, che mi piaceva collegare a questo aspetto ed esula dall’ambientalismo: «L’Italia è un paese di complici, dove non esiste solidarietà tra onesti, ma solo scambio tra diversi interessi.[…] non solo ma qualsiasi controversia non viene mai affrontata, si preferisce accantonarla, non prendere la responsabilità di una scelta».

Ed è questo aspetto evidenziato da Bonatti che ci deve interessare perché è proprio dallo scambio di interessi e di denaro che è possible ricostruire il percorso degli affari malavitosi; Come diceva Giovanni Falcone : «Seguite i soldi, troverete la mafia».

La similitudine tra mondo del marmo in Apuane -abituiamoci però a parlare di carbonato di calcio e polvere più che del blocco di statuario- ha una similitudine impressionante con il deserto creato da una pianificazione sbagliata dell’industria turistica in una città d’arte.  Il discorso è lungo e molto articolato non è un semplice parallelo. Dietro c’è l’alienazione del bene pubblico per privati interessi, sulla base di un’economia apparentemente forte ma in realtà debole, che spesso lascia i cocci alla gestione pubblica e ai cittadini dopo aver guadagnato. 
Non approfondisco perché non è questo il momento. Mi fermo evidenziando soltanto come un cambio di rotta in una città è quasi sempre possibile, nel bene e nel male, la storia ce lo insegna.  Mentre una montagna mangiata, fino a prova contaria, non può tornare indietro come ci insegna la geologia… Rimangono montagne spianate, territori inquinati, con falde devastate e acque contaminate.

L’ impegno è molto più reale di quello che la lontananza fisica dalla montagna faccia percepire. Alla base c’è soprattutto la tutela dell’acqua, che dovrebbe essere il vero oggetto di qualsisi lotta, tutela, pianificazione e sviluppo. Questo in un territorio unico, su delle “Montagne Irripetibili” come sono state chiamate, che stanno scomparendo, dove spesso un passaggio, fatto l’anno prima diventa irripetibile l’anno dopo. Succede, ve lo giuro.
Lì Dove c’è una filiera che si maschera da eccellenza quando invece, dagli anni 90, commercia in gran parte scarto, detrito, polvere, con amministrazioni che si nascondono in quella polvere di marmo, dietro al ricatto occupazionale. In un parco che dovrebbe essere quantomeno nazionale e che è tenuto declassato a regionale per chiare motivazioni speculative industriali.

Per questo c’è bisogno di soci, di volontari. Non per il mero aspetto associativo o di una quota annuale. Perché ognuno possa portare un pezzettino di aiuto alla causa. E, anche conoscendo le difficoltà di una partecipazione assidua, noi cercheremo di coordinare anche piccoli aspetti, piccole denunce e segnalazioni. Ricordiamoci che sono quelle denunce di persone che si sono mosse nonostante tutto che solo l’anno scorso hanno fatto venire fuori il “Sistema Vagli”.

In Apuane Libere si può essere soci, soci volontari, o addirittura donare la propria professione -quindi l’ambito dove uno è più bravo e può investire meglio il tempo-.
Oppure si può anche semplicemente segnalare, sul nostro sito c’è un modulo dove poterci fare segnalazioni che poi controlleremo. E speriamo poi che ogni sostenitore possa fare informazione quando parlerà con un amico o conoscente che non sa niente a riguardo


Concludo con una citazione di Alexander Langer, morto proprio qui a Firenze ed è tratto da “Azione Nonviolenta”. Lo diceva nel  marzo 1994, ormai ventisette anni fa:

[…]Noto che la politica italiana attuale passa attraverso le forche caudine della demagogia, del populismo, di un ulteriore insano scatenamento di ambizioni soggettive, di una inedita e tuttora crescente supremazia dell’immagine sulla sostanza, di una parossistica selezione dei “personaggi” piuttosto che di opzioni politiche, sociali, culturali. Ci manca quel bambino della favola di Andersen che a un certo punto osa dire ad alta voce che l’imperatore è nudo. Che chiami, cioè, col suo nome tutto ciò che di ben altre apparenze si ammanta. Dal carrierismo alla ricerca di un semplice posto al sole, dall’egoismo sociale o etnico al rilancio -appena camuffato- di una nuova ondata di aggressione ai poveri e alla loro natura.
Lo spazio per far valere obiettivi profondi di pace, di giustizia, di reintegrazione della biosfera, e per promuovere quella conversione ecologica che nell’ultimo decennio avevamo proclamato come urgente obiettivo di civiltà e sopravvivenza, sul palcoscenico della politica italiana sembra attualmente assai ridotto. (pag. 58-59, tratto da “Azione Nonviolenta”, marzo 1994).


Ripasso  il testimone al presidente Gianluca e vi ringrazio per l’attenzione.

Beh, adesso

  • potremmo parlarvi di come centinaia di migliaia di cittadini debbano pagare in bolletta degli allucinanti costi di depurazione per quell’acqua che sgorga purissima al monte e che viene giornalmente avvelenata da ditte private del settore lapideo;
  • Potremmo parlarvi di come giornalmente si smantellino importantissimi geositi che non riusciranno più a raccontare alle future generazioni, la storia di questo pianeta che appartiene a tutte e tutti, e non a chi detiene quell’ assurdo privilegio di smantellarla;
  • Potremmo parlarvi di come si abbattano migliaia e migliaia di metri cubi di faggete, per fare – autorizzati dall’ultimo delittuoso Piano Regionale Cave – solo detriti;
  • Potremmo parlarvi di come nella mangiatoia apuana, non vi è nessuna forza partitica – che abbia quantomeno incarichi di governo – che abbia una parola d’amore, o quanto meno di pietà, per questo ambiente devastato: nel comprensorio apuano le parole maggioranza e opposizione sono prive di senso;
  • potremmo parlarvi di come non vengano rispettate le seppur minime regole sindacali e di sicurezza sul lavoro;
  • potremmo parlarvi di come sia assurdo che quell’ente che gestisce questa farsesca area protetta, regga il proprio bilancio quasi esclusivamente sui proventi del rilascio di autorizzazioni di impatto ambientale e grazie al contributo di estrazione del 1% della cosiddetta tassa marmi che ciascun comune gli corrisponde. A nostro avviso un Parco che recepisce dei soldi per ogni tonnellata di quello stesso territorio che dovrebbe proteggere e che invece autorizza a liofilizzare, non è degno di questo nome.
  • potremmo infine parlarvi, di chi non si accontentava di fare il sindaco per 1300 al mese e che per integrare ha fatto mettere le telecamere all’ingresso e all’uscita dai vari siti estrattivi, per ciucciarsi la percentuale su ogni singolo blocco che scendeva dal monte per essere poi fatto a fette;

Ma invece oggi inizieremo dalla strettissima attualità e questo perché siamo fortemente convinti che il pesce puzza dalla testa.

Molti toscani sono giustamente indignati per il caso concerie e per quel famoso comma – scritto da un avvocato e presentato da un consigliere – che come al solito avrebbe portato a risparmi per pochi e all’inquinamento per tutti.

Ecco carissime e carissimi, per noi che giornalmente ci battiamo per la tutela dell’ambiente apuano, il marcio sistema che sta venendo alla luce, non ci ha minimamente sorpreso. Perché? Perché nel 2015 la stessa maggioranza partitica che allora supportava l’allora Presidente Rossi e che oggi sostiene Eugenio Giani – appoggiata anche dalla minoranza –varò quella parte del piano paesaggistico concernente l’area del Parco delle Apuane, dopo aver riscritto il documento nelle stanze regionali sotto dettatura di una avvocata e di un geologo al solo scopo di favorire un ristretto gruppo di industrie- concessionarie che continuano a devastare il territorio, tagliando a fette le montagne e inquinando la falda. (ci tengo a precisare – senza paura di essere smentito – che le categorie dei professionisti che sviluppano i piani di coltivazione (geologi, architetti e geometri) sono le più efferate nel mandarci giornalmente le loro velate minaccie di morte.

Ma voglio ricordare il fattaccio del Piano di Indirizzo Territoriale per chi ha scarsa memoria o per coloro che facendo finta di non sapere si sono turati il naso rivotando questa amministrazione regionale nemica dell’ambiente. Ebbene, l’allora assessore alla pianificazione territoriale e paesaggistica Anna Marson voleva chiudere almeno quelle 30 cave che scavavano in VIOLAZIONE di LEGGI DELLO STATO, prevedendo un impiego per il centinaio di operai che avrebbero perso il lavoro, ma niente le pressioni delle varie lobbie e la coltivazione dei bacini elettorali dei partiti tutti, hanno avuto il sopravvento.

Oggi si sta assistendo alla scriteriata apertura di cave RINATURALIZZATE: decine e decine, in un Parco che dovrebbe limitare l’attività estrattiva, non aumentarla a dismisura, perché è un Geoparco Unesco, che dovrebbe rispettare i Siti di importanza comunitaria e la Zona a Protezione speciale, protetti dall’Europa.

E invece che succede? Succede che le direttive europee e le leggi italiane sono state sistematicamente derogate dalle varie giunte regionali che si sono succedute: arrivando persino a legalizzare la delinquenziale prassi dell’escavazione in galleria sotto la Zona a Protezione Speciale (per amor di verità, attualmente sospesa dai tecnici della regione)

Ma cosa dice in tutto ciò quell’ente che dovrebbe tutelare la biodiversità delle Alpi Apuane? il Parco con atto approvato dal Consiglio Direttivo nel 2016 e formalizzato nel 2018 ha apportato modifiche al confine delle “area contigue di Parco”, cioè ai buchi presenti nel territorio protetto che contengono le cave, arretrando la linea di confine a danno dell’area Parco e dei siti protetti dall’Europa, limitandosi ad allargare la superficie Parco laddove non si danneggiavano le cave…così giusto per compensare come da italico costume.

E’ vero, dall’inizio di questa pandemia sono centinaia di migliaia i posti di lavoro che purtroppo sono andati perduti, ma nonostante questo Apuane Libere vuole ribadire con forza questo concetto: il sistema estrattivistico apuano va urgentemente riconvertito in altra economia meno impattante e non solo perché il prelievo di 5.000.000 di tonnellate annue di roccia non sono più sostenibili da questa catena montuosa – e questo ce lo dico quei pochi geologi non al soldo dei concessionari – ma soprattutto perché i danni procurati alla collettività superano di gran lunga i benefici occupazionali. La riconversione di quella economia predatrice che sta letteralmente sbriciolando un’intera catena montuosa – grazie al menefreghismo della giunta regionale toscana – non è stata neanche presa in considerazione nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Ci metteremo tutto il nostro grande cuore, pur consapevoli che da solo non basterà e quindi la nostra organizzazione di volontariato si occuperà di:

  • difendere e conservare – grazie all’opera dei propri soci volontari – l’intero e complesso ecosistema, ricompreso specificatamente all’interno della catena montuosa delle Alpi Apuane, dai tentativi di distruzione da parte dell’uomo;
  • valorizzare e promuovere gratuitamente tutte quelle attività economiche compatibili con l’ambiente che sono alternative a quell’irrazionale consumo di risorse naturali che va sotto il nome di estrattivismo: anche al fine di riconvertirne – progressivamente e senza shock occupazionali – quella “produzione” non più sostenibile dai vari habitat;
  • compiere tutte quelle azioni dimostrative o di semplice osservazione sul campo volte a notificare – anche attraverso segnalazioni, denunce, ricorsi e querele – alle autorità competenti in materia, tutte quelle attività illegali e/o pericolose per l’ecosistema montano che volta volta dovessero palesarsi durante la propria attività;
  • produrre materiale scientifico, tecnico, culturale e didattico – sia esso in forma cartacea, informatica, fotografica, audiovisiva o filmata – attinente lo scopo sociale e distribuirlo e/o diffonderlo attraverso qualsiasi mezzo di informazione;
  • organizzare – in proprio o con la collaborazione di altri organismi – manifestazioni, convegni, assemblee, incontri, dibattiti, conferenze, presentazioni e mostre (anche fuori dai confini regionali e nazionali) di natura pubblica attinenti allo scopo sociale;

Per cambiare le cose bisogna studiare le leggi che tutelano l’ambiente, informarsi giornalmente, ma dovremmo anche sporcarci le mani sul campo, per denunciare l’escavazione selvaggia fuori dai permessi, l’intercettazione non denunciata di cavità carsiche, il taglio non autorizzato dei boschi, lo sversamento di sostanze inquinanti, ma anche tanti fenomeni di bracconaggio ed illegalità diffusa che giornalmente si verificano all’interno – udite udite – dentro un Geoparco mondiale dell’Unesco. Si, proprio così – amiche e amici – quello che molte persone non sanno è che all’interno dei confini del Parco Regionale delle Alpi Apuane.

Ma facciamo ora un piccolo passo indietro nella storia: nel 1976 vennero raccolte 7743 firme tra la popolazione toscana per l’istituzione di un Parco e nel 1985 nacque l’attuale Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane.

A distanza di 45 anni, vi informiamo che Apuane Libere ha mandato al ministro per la transizione ecologica Roberto Cingolani, la bellezza di 5320 firme di cittadini che chiedono a gran voce l’istituzione del Parco Nazionale delle Alpi Apuane. Un parco dove – realmente – ogni singolo aspetto della natura sia realmente protetto.

Le prime iniziative di APUANE LIBERE saranno la richiesta di incontri mirati con gli organi istituzionali di Governo, e l’organizzazione dell’annuale “Festa dell’ambientalismo apuano” che si terrà come da tradizione la prima domenica di luglio e che comprenderà due grandi eventi, il primo intitolato “Un fiore a Passo Croce” destinato a ripulire dai rifiuti le valli di Arni e di Arnetola, il secondo “Bandiere apuane al vento” durante il quale accompagneremo gratuitamente dei piccoli gruppi di persone sulle 30 cime delle Alpi Apuane e, a conclusione di questa escursione collettiva, sarà dispiegato un enorme striscione per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo importante problema ambientale.

Noi per le nostre amate montagne martiri ci abbiamo messo la faccia, ci siamo adesso e ci saremo fino a quando, anche l’ultimo sito di morte e di distruzione – ad iniziare da quelli interclusi dentro in confini del Parco – sarà chiuso. Ma abbiamo il sostegno e l’aiuto di tutte e tutti i cittadini onesti e di buona volontà, perché prima di tutto questa è una lotta della civiltà contro quella barbarie mascherata da lavoro e denominata estrattivismo.

Prima di lasciare spazio alle vostre domande – libere e senza filtri – ci piace lasciarvi con le parole del Professor Elia Pegollo, storico ambientalista apuano:

“Le cose che passano ci ricordano che occorre rispetto per quelle che verranno perché si compia il mistero della vita che è una sola, pur nell’avvicendarsi delle sue varie forme di cui la pietra conserva chiare le impronte. E le pietre delle nostre montagne custodiscono insieme le memorie di lontane, grandi fatiche, con le tracce indelebili degli orrori della guerra, il fuoco inesorabile delle sue armi, la paura nello sguardo dei bambini dall’infanzia negata, il dolore dei grandi, lo smarrimento del vivente non umano del territorio, minacciato nei suoi secolari equilibri da un incontenibile forza distruttiva.”

È nata APUANE LIBERE, una nuova Organizzazione di Volontariato

sotto il cielo dell’ambientalismo toscano

Firenze, 8 maggio 2021 – Il 25 aprile scorso, grazie all’altruismo di sette tra escursionisti e alpinisti toscani, è diventata realtà APUANE LIBERE, la prima Organizzazione di Volontariato ambientale a salvaguardia della catena montuosa delle Alpi Apuane. L’associazione, legalmente riconosciuta ma totalmente apartitica e aconfessionale, nasce per tutelare queste affascinanti montagne, difendere l’ambiente e la salute delle persone che vivono in questo bellissimo angolo di Toscana.

Come si legge nello Statuto dell’organizzazione, lo scopo primario dell’azione di APUANE LIBERE sarà –prioritariamente – la liberazione delle Alpi Apuane dalle attività distruttive portate avanti dal settore lapideo, compresa la vergognosa corsa alla polvere bianca che viene giornalmente prelevata dal cuore di queste meravigliose montagne, attività attualmente considerate come uno dei 43 crimini ambientali più efferati a livello mondiale.

Come? Anzitutto con l’esempio di una puntuale vigilanza ambientale sul “campo” che possa denunciare o costituire un deterrente a tutte le forme di illegalità diffusa che giornalmente vengono commesse ai danni dell’ambiente apuano, e poi presentando agli organi competenti un serio progetto di sviluppo alternativo che riduca progressivamente – fino a azzerarli – gli scempi che l’attività economica estrattiva comporta.

Questa organizzazione di volontariato con sede a Firenze, è stata fondata da persone non native di quella particolare area geografica, che hanno deciso di impegnarsi solo grazie all’amore incondizionato che provano verso questi monti: tanto da considerarli come veri e propri familiari.

Il primo Consiglio Direttivo, che ha sostanzialmente redatto statuto, atto costitutivo e manifesto programmatico, non poteva che tenersi dentro i confini del Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane: un luogo meraviglioso e orribile al tempo stesso, dove creature rocciose sorte dal mare milioni e milioni di anni fa, sono giornalmente macellate in quello che è conosciuto come il bacino estrattivo più grande d’Europa.

In questa importante data storica, scelta simbolicamente per la rappresentazione di libertà che incarna, è stato eletto Presidente di APUANE LIBERE l’alpinista e scrittore del Club Alpino Italiano Gianluca Briccolani.

Gianluca Briccolani nato e cresciuto a Firenze, nel 2016 si cimenta nella prima traversata alpinistica in solitaria dell’intera catena montuosa delle Alpi Apuane, impresa che racconta nel suo libro “L’altezza della Libertà” (www.laltezzadellaliberta.wordpress.com) pubblicato da Polistampa nel 2018 e ad oggi presentato in oltre 40 città italiane.

Ed è proprio da quell’esperienza di 16 giorni e 16 notti vissuti in simbiosi totale con la selvaggità apuana, che nel cuore dell’alpinista scocca la scintilla dell’attivismo ambientale e l’idea di sensibilizzare e coinvolgere le persone a difesa di questo bellissimo ma purtroppo scempiato angolo di pianeta.

«Creare un sodalizio così importante ed ambizioso, nel bel mezzo di una pandemia mondiale, è una sfida nella sfida – spiega Gianluca Briccolani – ma queste povere montagne toscane, hanno urgentemente bisogno del nostro spassionato aiuto per invertire la rotta di quel loro tragico destino. APUANE LIBERE grazie alla diversa visione dei propri soci fondatori e di tutti coloro che vorranno supportarla con il loro attivismo sul “campo”, vuole affiancare le storiche associazioni ecologiste che da decenni si battono contro lo sbriciolamento di un’intera catena montuosa, anche raccogliendo memorie e testimonianze. É nostra intenzione, grazie all’instancabile opera dei nostri soci volontari – continua il Presidente – raccogliere informazioni, documentare e denunciare le innumerevoli violazioni di quelle poche leggi che tutelano questo complesso e delicato ecosistema. Grazie all’aiuto di tanti cuori apuani, abbiamo recentemente inviato al Ministro della transizione ecologica 5.320 firme raccolte con una petizione, per iniziare quell’improcrastinabile percorso verso l’istituzione del Parco Nazionale delle Alpi Apuane, in modo che la natura sia realmente protetta. Ad oggi, e lo diremo in ogni sede perché molti non ne sono a conoscenza, all’interno dei 20.000 ettari compresi nei confini di questo Geoparco Unesco, vi sono altri 39 sottoinsiemi dove, non solo la natura non viene assolutamente protetta, ma anzi, vengono addirittura annientate porzioni di suolo, sorgenti d’acqua, endemismi floreali e specie animali attraverso la vergognosa prassi del bracconaggio, e messe in ginocchio la salute ed il lavoro di molti cittadini toscani. Le prime iniziative di APUANE LIBERE – conclude il Presidente – saranno la richiesta di incontri mirati con gli organi istituzionali di Governo, e l’organizzazione dell’annuale “Festa dell’ambientalismo apuano” che si terrà come da tradizione la prima domenica di luglio e che comprenderà due grandi eventi, il primo intitolato “Un fiore a Passo Croce” destinato a ripulire dai rifiuti le valli di Arni e di Arnetola, il secondo “Bandiere apuane al vento” durante il quale accompagneremo gratuitamente dei piccoli gruppi di persone sulle 30 cime delle Alpi Apuane e, a conclusione di questa escursione collettiva, sarà dispiegato un grande striscione per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo importante problema ambientale.»

Un Aronte è per sempre!

Se un giorno vi troverete – per caso o non per caso – in quel che rimane del Passo della Focolaccia, sella di origine glaciale che delimita esattamente la provincia di Lucca da quella di Massa abbassata di ben novanta metri dall’umana idiozia, potrete notare una piccola ma iconica struttura in muratura prospicente il mare.

Quell’imperfetta ogiva dal color rosato – costruita nel 1902 dalla Sezione Ligure del Club Alpino Italiano – si chiama bivacco Aronte, proprio in omaggio a quell’indovino etrusco citato da Dante Alighieri nel XX canto dell’Inferno e che gli Dei vollero porre a difesa delle Alpi Apuane.

Ma oltre ad accogliere alpinisti, escursionisti o semplici viandanti, questo nido d’aquile sito a 1642 metri sul livello del mare, dal luglio 1959, quando fu dato il primo colpo di martello pneumatico alla cresta che allora collegava il Monte Cavallo alla Tambura, costituisce un importantissimo presidio di resistenza contro uno dei peggiori disastri ambientali a livello mondiale.

Negli anni scorsi – purtroppo – la vita di questa sentinella apuana è stata a più riprese messa a repentaglio da scellerate ipotesi di escavazione in galleria con la quale si intendeva eviscerare il purissimo marmo- situato proprio sotto il basamento del più antico rifugio di tutta la catena montuosa.

La posizione di uno dei simboli di questi monti, si aggravò poi nel 2006, quando la scellerate giunta Neri del Comune di Massa, cedette la concessione di escavazione degli agri marmiferi incolti del monte Tambura – compresi anche i 100 metri quadrati dove è allocato il Bivacco Aronte ad una ditta con amministratore siriano che, teoricamente, avrebbe potuto disporre a proprio piacimento…

A maggio dell’anno scorso – fortunatamente – dopo un encomiabile lavoro di ricostruzione storica da parte della Professoressa Franca Leverotti , il Ministero per i Beni Culturali e per il Turismo, ha dichiarato il bene denominato “Bivacco Aronte” edificio di interesse culturale e quindi sottoposto ai vincoli e alla protezione di legge.

Ricostruzione storica

La capanna -rifugio denominata Aronte, costruita nel 1901 dalla sezione Ligure del CAI ed inaugurata il 18/5/1902 è il rifugio più vecchio del complesso montuoso delle Apuane, ed è anche il bivacco situato più in alto  di tutta la catena, a m. 1642 di altezza, su una cengia, a breve distanza dal passo della Focolaccia nel monte Tambura, un tempo denominato “Alta”.

A seguito della richiesta del CAI Ligure nel marzo 1901,  il Comune di Massa  assegnò prontamente al CAI di Genova 100 mq sulla costa del monte Cavallo, in un’area di piena disponibilità comunale. La cessione risale al 1906 e fu stesa tra l’avvocato Brugnoli, sindaco di Massa e il presidente del CAI di Genova Lorenzo Bozano fu Domenico. A questa data, come scrive L. Bozano, vicepresidente del CAI di Genova tra 1898 e 1903 nella Rivista mensile del CAI del 1902 <<l’esplorazione alpinistica delle Alpi Apuane può dirsi completata>>.

Progettata da Carlo Agosto, costituita da un unico vano ed attrezzata per ospitare fino a dieci persone, la struttura non è mai stata modificata rispetto alle forme originarie (v. sequenze fotografiche) e si caratterizza per quel tetto a volta, scelto su suggerimento del capomastro locale Ferdinando Rossi che lo preferì al tetto con un solo spiovente[1].

Quello che è drammaticamente cambiato a partire dagli anni  ’70 è la devastazione provocata dall’attività estrattiva non regolamentata. Non solo è stato abbassato il passo della Focolaccia di circa 70 m e il crinale è stato tagliato, ma il Comune ha autorizzato a servizio della cava situata sul crinale la costruzione di boxes, di imponenti contenitori per l’acqua e di un grande casamento a 2 piani con 14 posti letti.

La costruzione del bivacco in quota sfruttava la presenza di due antiche vie di lizza, oggi in parte sentieri CAI, costruite ad uso delle cave aperte in questa zona alla fine dell’Ottocento dagli imprenditori massesi Magnani e Guerra [2].

L’alpinismo, che poco aveva toccato questa parte delle Apuane, si intensifica come nella catena Alpina a partire dall’Unità d’Italia (il Club Alpino Italiano fu fondato dal ministro Quintino Sella nel 1863)  ed è praticato da aristocratici e borghesi per parafrasare Alessandro Pastore[3]. Quando la capitale viene trasferita a Firenze, anche in questa città si fonda la sezione del CAI, cui afferiscono deputati, senatori, funzionari, nobili e professionisti.

Ma la ricchezza artistica di Firenze e della Toscana attiravano anche molti forestieri, inglesi e francesi che, forti delle esperienze in patria, dedicarono attenzione particolare anche alle montagne e ovviamente alle Apuane, attirati inizialmente dalla Pania della Croce: W. D. Freshfield, F. J. Devouassoud, F. F. Tuckett, R. H. Budden che fu anche presidente del Cai fiorentino dal 1874 al 1895. Con F. F.  Tuckett l’interesse alpinistico si indirizza al Pisanino e al Solco d’Equi (1883) che viene esplorato a partire dalla Pania e dalla Garfagnana.

L’afflusso di alpinisti-esploratori, forestieri e non, portano alla nascita della sezione garfagnina (1876)  e versiliese (1877) del CAI ed alla fondazione di una biblioteca specializzata a Lucca (1878) con la produzione di nuovo e importante  materiale cartografico e geologico. Presto compaiono le prime guide:  nel 1874 della Guida delle Alpi Apuane di C. Zolfanelli e V. Santini di carattere più turistico,  con la sola eccezione della descrizione del percorso relativo al Solco d’Equi;  nel 1876 esce Itinerario per escursioni e ascensioni alle più alte come delle Alpi Apuane di E. Bertini (fondatore della sezione di Prato) e I .Triglia(iscritto a Firenze)  compilata per il IX congresso degli alpinisti tenuto a  Firenze, dedicata alle ascensioni delle cime più alte fino ad allora raggiunte. Sono i pastori locali le prime guide degli escursionisti, perché i locali raramente salivano sulle montagne.

Dagli anni ’80 l’alpinismo ligure finora proiettato nelle Alpi marittime e sul monte Bianco, il Rosa, il Cervino, si sposta in Apuane (Pasquale Veronese è autore della prima ascensione invernale sulla Pania della croce) dove già avevano fatto incursioni i livornesi con Axel Chun fondatore della sezione di Livorno. Tra 1885 e 1890 il Cai ligure si concentra nell’area del Sagro, Pisanino e Tambura con “una esplorazione a tappeto di picchi, guglie, pareti” (Contrario, Cavallo, Grondilice, Sagro, Garnerone). Il radicamento genovese trova una sponda importante nel fatto che a Forno si era sviluppata ad opera di imprenditori torinesi (Poma) e genovesi (Ambrosi, Schiaffino, Giovan Battista Figari) una importante fabbrica per la lavorazione del cotone (la Filanda) costruita tra il 1880 e il 1890 con un conseguente collegamento tramviario dalla stazione ferroviaria al paese di Forno, l’apertura di una farmacia e di un presidio medico. Tra i quadri dell’azienda, per lo più genovesi residenti a Forno, troviamo Dallepiane e Figari, cognomi anche di alpinisti con i quali non è da escludere fossero imparentati o comunque legati da rapporti di amicizia. Nella Cronaca sull’inaugurazione del rifugio si cita il trasferimento “nei comodi carrozzoni della Tramvia Massa-Forno, messi a nostra disposizione, da un benemerito collega, il sig. G. B. Figari”, cioè il comproprietario del Cotonificio.

Dopo la costruzione del bivacco, le ripetute ascensioni invernali ed estive, la conquista di vette e creste, e le prime traversate   diventano continue e regolari e si denominano le vette conquistate, fino ad allora indicate al massimo con l’altitudine, ad esempio punta Carina, dal nome della moglie di Bartolomeo Figari, Caterina; punta Questa, torrione Figari. Nel 1905 esce la nuova guida, ancora oggi ineliminabile punto di riferimento, curata da Lorenzo Bozano esperto alpinista della prima ora insieme con il fratello Cristoforo, dal geologo Gaetano Rovereto e dall’ing. Emilio Questa.

Costruito il rifugio, responsabile dello stesso e guida ufficiale divenne Giovanni Conti di Resceto, poi seguito dal figlio Nello e da ultimo da un figlio di Nello, Mario, recentemente scomparso.

Il rifugio abbandonato negli anni ’70 fu ceduto in comodato nel 1988 al Cai di Massa che lo restaurò nel 1989 e nel 2002.

Documentazione storica:

 Il Museo della montagna a Torino conserva oltre a una preziosa foto di poco precedente l’inaugurazione del rifugio, un libro del rifugio con firme dal 1902 al 1914,  i tre libretti della guida Giovanni Conti  che coprono il periodo dal 1933 al 1955, alcuni libretti di guida attribuiti a Giovanni Conti (ma probabilmente di Nello) dal 1914 al 1931, e il libretto di Mario Conti dal 1953 al 1969. Materiale storico importante sia per la storia delle ascensioni in Apuane, sia per analizzare la società che allora praticava la montagna: gruppi di giovani legati da frequentazioni scolastiche e universitarie, da parentela  e dinastie familiari ancora da ricostruire: i Cecchini e i De Ferrari di Massa, gli Sberna di Firenze.  Come esempio dell’importanza di questo materiale ancora tutto da studiare alleghiamo due pagine dell’agosto 1920, tratte probabilmente dal libretto di Nello Conti, pubblicate nel volumetto del Centenario che riportano le firme di Enrico Fermi[4] e dei cugini Ferruccio Pontecorvo[5] e Tullio Ascarelli[6] e del loro coetaneo e parente Enzo Sereni[7].

Si allega parte del  materiale fotografico storico acquisito.

Franca Leverotti

Massa, 19 marzo 2019


[1] Sulla costruzione si veda C. Mariani, L’ombrello di Freshfield. Relazioni di viaggio e storia dell’esplorazione nelle Alpi Apuane (1865-1905), Pisa 1986 pp. 64-72 e 177-178, e  Il rifugio Aronte fra M. Cavallo e M. Tambura m. 1650, 1902-2002 Cento anni di Aronte, a cura Club Alpino Italiano sezione di Massa, Viareggio 2002

[2] F. Braedley, E. Medda, Le strade dimenticate, Massa (Provincia di Massa)  1989 e E. Medda, Le cave di Massa. L’escavazione del marmo sulle Apuane massesi dalle origini alla fine dell’Ottocento, Comune di Massa s.d.

[3] A. Pastore, Alpinismo e storia d’Italia, Bologna il Mulino 2003  

[4] Si tratta del noto fisico laureatosi nel 1922 alla Scuola Normale di Pisa di cui si conservano alcune foto sulla Tambura a testimonianza dell’interesse per la montagna.

[5] Figlio di Giacomo e Emma Tivoli (n. 1900 m. 1965) appassionato escursionista, è ricordato nel 1927 in Valle d’Aosta con Giovanni Enriques (v. S. Gerbi, Giovanni Enriques dalla Olivetti alla Zanichelli, Hoepli 2013, p. 35). Di Giovanni Enriques si ricorda una traversata delle Apuane di 14 giorni nel 1922 con allievi del liceo Michelangelo di Firenze: non è da escludere che se ne trovi traccia nei libri delle guide.

[6] Cugino di Pontecorvo, figlio di Attilio e di Elena Pontecorvo, nato nel 1903, docente di diritto commerciale è costretto a lasciare l’Italia nel 1938. Rientrerà in patria nel 1947.

[7] Enzo Sereni, figlio di Alfonsa Pontecorvo e Samuele Sereni, medico del re d’Italia, fratello dello storico Emilio, nato nel 1905, si era sposato giovanissimo con Ada Ascarelli ed era emigrato in Palestina. Si era fatto paracadutare nel 1944 al di là della linea gotica in paesi che ben conosceva, ma era stata catturato a Maggiano (Lucca) e fu fucilato a Dachau. La moglie tra 1945 e 1948 si attiva con moltissime difficoltà  per far arrivare in Palestina le navi che trasportavano gli ebrei sopravvissuti all’olocausto.