DOPO L’ENNISMO GEOSITO SACRIFICATO SULL’ALTARE DELL’INCOMPETENZA, L’ORGANIZZAZIONE DI VOLONTARIATO APUANE LIBERE CHIEDE A GRAN VOCE IL COMMISSARIAMENTO DEI VERTICI DELL’ENTE PARCO, PERCHE’ NON SOLO INUTILI IN MATERIA DI TUTELA AMBIENTALE, MA PURE DANNOSI.


Firenze, 15 luglio 2021

In data odierna l’organizzazione di volontariato Apuane Libere, ha denunciato presso le Autorità competenti in materia ambientale – Carabinieri Forestali della stazione di Piestrasanta, Ministero della transizione ecologica, ARPAT, Regione Toscana e comando guardiaparco delle Alpi Apuane – l’esistenza di una grave emergenza ecosistemica nella zona del geosito “Paduli di Fociomboli” sito nel comune di Stazzema, in una zona dall’ elevatissima geo-biodiversità. Per i pochi che non lo sapessero, stiamo parlando di una conca di origine glaciale sita alle pendici del monte Freddone e del monte Corchia, conosciuta a livello regionale per il pregio floristico-faunistico e dove il silenzio – dalla chiusura delle cave del Retrocorchia – è di casa assieme ad un rarissimo esemplare di orchidea considerata relitto dell’ultima glaciazione. Purtroppo il 7 agosto dell’anno scorso, dietro richiesta del comune di Stazzema, la Commissione tecnica dei nulla osta del Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane, ha avvallato l’allargamento di una strada forestale – probabilmente mai condonata – che cintura d’intorno l’importante specchio d’acqua: da allora, nella valle del canale delle Fredde, non solo la pace è stata sfrattata di prepotenza, ma sono state tagliate le vene al prezioso geosito.

“Grazie all’instancabile presenza sul territorio dei nostri militanti ambientali – spiega Gianluca Briccolani, presidente di Apuane Libere – abbiamo presentato una circostanziata denuncia ambientale corredata da un nutrito dossier video-fotografico di questo colossale scempio: la completa devastazione del perimetro delimitante la torbiera di Fociomboli, dove non solo sono stati abbattuti centinaia di faggi secolari e divelti scisti porfirici del basamento paleozoico, ma sono state tagliate le vene a molte falde che nutrivano l’importante torbiera. Il riscontro sul campo dei nostri soci volontari e la successiva segnalazione, serve anche a smascherare tutte quei dirigenti e professionisti che, a parole dicono di voler tutelare l’ambiente apuano, ma con i fatti stanno sacrificando i più preziosi geositi della nostra amata catena montuosa. Dall’ istituzione di questo vero e proprio Parco delle Cave – continua il presidente – sono numerosissime le testimonianze geologiche aventi milioni e milioni di anni, che sono state immolate sull’altare di un modello economico assassino dell’ambiente, tra questi geositi vi erano: il Passo della Focolaccia, la valle glaciale Orto di Donna-Serenaia, le doline della Carcaraia, l’abisso del Pozzone, la morena cementata del solco d’Equi, la sorgente del Frigido e per ultimo il Complesso carsico dell’ Antro del Corchia, intercettato per ben 3 volte dai siti estrattivi operanti sopra il paese di Levigliani. Non ci interessa sapere se vi sia una trasversale volontà politica per trasformare l’ultimo alpeggio apuano raggiungibile solo a piedi, nell’ennesimo luna park per le grigliate domenicali degli amici degli amici; quello che invece vogliamo evidenziare è che siamo stufi di questa dirigenza che avalla questi assurdi progetti in aree classificate come riserve integrali. Il Parco delle Alpi Apuane fa da valida sponda, a quelle politiche ecocide che svariate amministrazioni comunali portano avanti a discapito della salute dei cittadini e dell’ambiente, fregandosene dei vigenti standard di protezione imposti dalla Comunità Europea; come nel caso dei Siti Natura 2000 e delle Praterie primarie e secondarie delle Apuane.

Ci appelliamo – conclude Briccolani – al governatore della Toscana Eugenio Giani, affinché commissioni urgentemente e senza aspettare pensioni e/o naturali scadenze di mandato, gli attuali organi che dirigono e presiedono questa area naturale, la quale, sguinzagliando mandrie incontrollate di escavatori, incentiva la distruzione di un ambiente unico e irripetibile cagionando dolore e vergogna per tutti i cittadini toscani e danno erariale per la collettività tutta.”

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Ufficio stampa Apuane Libere

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A seguito dell’opera di vigilanza ambientale dei volontari di Apuane Libere e delle successive osservazioni, il barbaro sito estrattivo di Cava Borella – che escavava in Zona di Protezione Speciale nel comune di Vagli di Sotto – non riaprirà più.


Firenze, 5 giugno 2021

L’Organizzazione di volontariato Apuane Libere informa che, grazie al lavoro sul campo ed alla scrivana svolto negli ultimi mesi dai propri attivisti ambientali, il nuovo progetto di coltivazione del marmo relativo al sito estrattivo denominato Cava Borella, posto nel bacino estrattivo Monte Pallerina nel Comune di Vagli di Sotto, è stato debitamente diniegato dal Parco delle Alpi Apuane.

Per coloro che non lo sapessero, Cava Borella è stata lavorata fino al secondo dopoguerra e successivamente dismessa nel 1980. Poi nel 1996, fu progettato un lodevole recupero del sito estrattivo da destinarsi ad eventi e spettacoli culturali e per la cui realizzazione, furono impiegati 280 milioni delle vecchie lire (il sito fu utilizzato come spazio espositivo dal 1998 al 2007). Successivamente, l’amministrazione Puglia – di comune accordo con quell’ente che dovrebbe proteggere la natura all’interno dei suoi confini – nel 2011 delibera la riattivazione di questo sito già rinaturalizzato e posto in un incantevole zona boschiva alla testata della Valle di Arnetola.

Si preannunciava già allora un vero e proprio scempio…

Durante i nove anni successivi– fanno sapere dal tritone apuano – le lavorazioni delle tre ditte succedutesi, hanno completamente stravolto gli ecosistemi della zona arrivando pure ad intercettare diverse cavità carsiche senza darne comunicazione, demolire un anfiteatro naturale destinato ad uso pubblico, praticare scavi abusivi in Zone a Protezione Speciale e falcidiare un’intera faggeta senza permesso alcuno.

“Oggi è un giorno di festa per tutto l’ambientalismo apuano – esulta Gianluca Briccolani presidente dell’associazione – e ci permettiamo di dedicare questo grande risultato a coloro che per chiedere la verità sulla vicenda di cava Borella, sono stati ignobilmente trascinati in tribunale, da chi non permette a nessuno di opporsi al sistema estrattivista apuano e a coloro che sono stati minacciati di morte ieri a Passo Sella. Anche se questi ennesimi danni ambientali ed erariali si potevano benissimo evitare – basti ricordare che gli importanti investimenti effettuati a suo tempo per la riconversione della cava sono finiti sotto le fauci degli escavatori – la giustizia ambientale riconsegna un piccolo angolo di mondo al corso naturale degli elementi che ci circondano. E chiaro che non può finire a tarallucci e vino – continua il Presidente – ed è per questo che vogliamo appellarci a quegli organi competenti in materia risarcitoria, affinché anche l’ultima ditta concessionaria del sito estrattivo, la Faeto Escavazioni, rifonda all’erario i frutti marci di quegli scavi abusivi in galleria e in difformità all’originario piano di coltivazione, il cui danno economico non è stato mai risarcito. Ringraziamo di cuore – conclude Briccolani – tutte quelle socie e quei soci, che con la loro vigilanza ambientale hanno aiutato gli organi competenti a deliberare questo importantissimo diniego: da oggi il Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane, è un po’ di meno quel parco delle cave che sta facendo vergognare noi toscane e toscani, come comprendente uno dei 43 disastri ambientali a livello planetario.

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La regione Toscana progetta la realizzazione di un tunnel attraverso le Apuane per collegare la Garfagnana alla Versilia, l’organizzazione di volontariato Apuane Libere è pronta a dar battaglia sul progetto di una strada del mare sotto i monti Forato e Matanna: “Eugenio Giani soffre di demenza senile e va sostituito al più presto, non permetteremo mai di traforare le poche montagne non sventrate dalle cave e se sarà necessario useremo i nostri corpi per opporci a questa assurdità“.


Firenze, 15 giugno 2021

Apuane Libere, a seguito del grande clamore suscitato della recente notizia di un ipotetico collegamento stradale tra la valle del Serchio e la Versilia, vuol annunciare la propria ferma opposizione a questo che – se sarà finanziato e andrà avanti – sarà un disastro ambientale di portata eccezionale. Crediamo – fanno sapere dal tritone apuano – che sia soltanto una boutade partitica per distogliere l’attenzione sui veri problemi che stanno ammazzando gli ecosistemi apuani e cioè da quei siti estrattivi che stiamo iniziando a contrastare e a far chiudere per palesi violazioni alle pochissime leggi rimaste in materia di tutela ambientale; ciononostante saremo pronti a legarci al monte pur di non far passare questo ennesimo scempio. La nostra organizzazione di volontariato è per statuto totalmente apartitica, ma, pur non parteggiando per nessuna fazione, alle ultime elezioni regionali aveva messo in guardia gli elettori sul pericolo neoliberista incarnato da quel Partito Distruzione che con il Piano Regionale Cave, aveva già di fatto regalato le Alpi Apuane agli avidi impresari del marmo. È noto ormai anche al più piccolo endemismo floreale, che questa giunta regionale – con in testa il governatore Giani – odia l’ambiente a tal punto da asservirlo alle peggiori lobby che traggono profitto dalla distruzione dai beni comuni di tutti e continuando di questo passo, anche al Parco Naturale Regionale sarà purtroppo tolto il riconoscimento di Geoparco mondiale Unesco.

“Caro Governatore – spiega Gianluca Briccolani presidente dell’associazione – prima di ipotizzare trafori che devasterebbero interi territori, /pensi a restituire dignità a questa Regione, dotata di un piano paesaggistico alterato dalla VI commissione con l’aiuto dei tecnici dei concessionari di cava in violazione delle leggi dello Stato, del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio: un documento, è bene ricordarlo, approvato con la truffa dal Ministero competente. Come mai – continua il presidente – la mappa del Parco delle Alpi Apuane rappresenta falsamente l’area Parco, violentata dai bacini estrattivi, come area contigua? Come mai la Zona di Protezione Speciale in essere dal 2001 è diventata “proposta di ZPS”? come mai non esiste una cartografia delleterre di uso civico, dove una legge nazionale impedisce l’attività estrattiva? Come mai viene violato l’art. 143 del Codice in tutti i suoi commi? Altro che concerie, altro che trafori!!!

Dopo aver sdoganato l’inquinamento delle concerie e l’aver permesso la contaminazione di manti stradali e terreni – conclude Briccolani – è ormai chiaro che la materia celebrale del governatore Giani è in avanzato stato di decomposizione e lo stesso avrebbe, per la salute dei cittadini e dell’ambiente toscano, bisogno di essere sottoposto ad un urgente trattamento psichiatrico”




ENNESIMO SCEMPIO HENRAUX

FERMIAMO LA DISTRUZIONE DELLE CAVITA’ CARSICHE APUANE!

I volontari di Apuane Libere, grazie alla loro opera di vigilanza ambientale, hanno denunciato diversi abusi alla Cava Buca nel Comune di Seravezza, decretando la successiva sospensione dell’attività estrattiva da parte del Presidente del Parco Regionale delle Alpi Apuane

Firenze, 5 giugno 2021

L’Organizzazione di volontariato Apuane Libere informa che, grazie ai rilievi sul campo svolti nei mesi di novembre e aprile dai propri attivisti ambientali, in data 31 maggio il sito estrattivo denominato Cava Buca posto nel bacino Retro Altissimo nel Comune di Seravezza, è stato debitamente sospeso dal Parco delle Alpi Apuane. Come si evince dalle recentissime indagini svolte dagli enti deputati al controllo quali Carabinieri Forestali, Guardiaparco, Federazione Speleologica Toscana e Tecnici del comune di Seravezza, le sevizie ambientali accertate e commesse dalla ditta concessionaria Henraux s.p.a., sono state di una gravità tale da richiedere l’immediata sospensione di ogni tipo di lavorazione. Come si evince dalle immagini scattate dai nostri soci volontari – fanno sapere dal tritone apuano – le lavorazioni hanno intercettato ben due cavità carsiche censite al catasto regionale: la “Buca della Neve di Cava Fondone” – sventrata di ben 15 metri in lunghezza – e la “Buca sopra Cava Fondone”: quando invece le prescrizioni intimavano alla ditta di fermare le lavorazioni qualora quest’ultime avessero intercettato l’ambiente ipogeo. Sempre durante il sopralluogo, sono emerse vistose criticità in materia di inquinamento degli acquiferi da marmettola; infatti questo rifiuto speciale era abbondantemente sparso sui piazzali di cava per la mala gestione di quelle acque che servono alle macchine per affettare le montagne, tanto da sospettare che i recenti imbiancamenti del lago di Isola Santa possano essere frutto di tale negligenza.

“Questo ennesimo scempio si poteva benissimo evitare – spiega Gianluca Briccolani presidente dell’associazione – e rimarrà sulla coscienza di tutti quegli enti che durante le conferenze dei servizi, invece di rilasciare pareri di compatibilità ambientali con competenza ed imparzialità, sono assenti, dormono o se ne fregano. Lo avrebbe capito anche un bambino che quella zona è troppo fratturata per riavviarvi l’escavazione, ciononostante il Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane concede rinnovi, deroghe e proroghe delle proroghe come non ci fosse un domani e noi di Apuane Libere – profondamente indignati per questo modo di tutelare le acque, la fauna, la flora e i geositi apuani – cercheremo di dispiegare ancora più sentinelle ambientali in tutti i comprensori del lapideo apuo-versiliese. Nell’ultimo consiglio direttivo – svolto due giorni fa – abbiamo deliberato di costituirci parte civile in un eventuale processo intentato ai danni della Ditta, rea di abusi ambientali talmente gravi, per il cui il codice penale prevede pene severissime e non prescrivibili. Auspicando un rapido ritorno alla legalità – conclude Briccolani – invitiamo l’amministrazione comunale di Seravezza, ad attivarsi prontamente, non solo revocando, come previsto dall’articolo 37 della Legge Regionale numero 35 del 2015, la concessione alla quella ditta Henraux che per l’ennesima volta si è posta fuori da quelle pochissime leggi che ancora tutelano l’ambiente apuano, ma dismettendo tutta la zona alle pendici settentrionali del Monte Altissimo in quanto caratterizzata da numerose cavità di cui ben 24 assorbenti censite nel catasto regionale delle grotte e meritevole pertanto di essere salvaguardata da ulteriori devastazioni”

“BANDIERE AL VENTO” e “UN FIORE A PASSO SELLA”

Ad un mese esatto dall’evento principe nella grande famiglia dell’ambientalismo apuano – che si svolge come da tradizione la prima domenica di luglio – gli organizzatori illustrano il programma e l’ospite d’onore di quello che si prospetta un evento nell’evento.

Firenze, 3 giugno 2021

Il 4 luglio 2021 – per il secondo anno consecutivo – verrà organizzato l’annuale ritrovo dell’ambientalismo apuano: quest’anno organizzato per la prima volta, oltre che dal progetto ambientale “L’Altezza della Libertà”, dalla neo nata organizzazione di Volontariato “Apuane Libere” con l’aiuto di molte storiche realtà locali in ambito associazionistico.

“Mancano esattamente trenta giorni a questa nuova sfida – spiegano dal tritone apuano – che ha come obiettivo principale, la sensibilizzazione su alcuni temi vitali per le Alpi Apuane: quali la tutela dell’ambiente montano, l’informazione e la promozione-valorizzazione di modelli economici alternativi alla devastazione ecosistemica. Grazie all’aiuto e all’intervento di alcuni storici attivisti apuani – tra cui Elia Pegollo, Franca Leverotti e Alberto Grossi – non solo vogliamo riaccendere i riflettori su uno scempio ambientale di portata mondiale attuato tramite l’insostenibile asportazione di tonnellate e tonnellate di suolo da dentro e fuori un Geoparco Unesco, ma proveremo ad infondere nelle nuove generazione quel sentimento di giustizia ambientale per cui molte e molti militanti ne fanno una ragione di vita.”

Manifestazione_L’Altezza della Libertà_Gianluca Briccolani

La giornata sarà organizzata nel pieno rispetto delle leggi Anti Covid-19 tanto da non essere un vero e proprio raduno, ma una serie di trenta eventi contemporanei e uno finale alle ore 13 a Passo Sella – collettivo ma distanziato – dove verrà esposto un gigantesco striscione di 180 metri quadri realizzato grazie all’altruismo delle Socie volontarie di Apuane Libere, seguito da un pranzo comunitario.

“Dopo la passata edizione svolta a Foce a Giovo, quest’ anno – spiega Gianluca Briccolani presidente della nuova ODV – abbiamo voluto esprimere la nostra vicinanza alle popolazioni di Stazzema e di Vagli, le quali, grazie a scellerate politiche economico-ambientali portate avanti dai rispettivi amministratori, si vedono polverizzare le bellissime vallate natie. Porteremo camminatori ed escursionisti – continua Briccolani – a vedere con i propri occhi cosa sta accadendo nelle valli di Arnetola e di Arni, dove avide giunte comunali stanno riaprendo siti estrattivi chiusi da decenni ed ormai quasi completamente rinaturalizzati: probabilmente nella mai abbandonata delittuosa idea, di creare un traforo stradale proprio sotto Passo Sella.  Altra novità di questa edizione sarà l’inserimento della figura del testimonial di tutta la giornata dell’ambientalismo apuano, che quest’anno abbiamo avuto l’onore di assegnare a Andrea Lanfri, fortissimo atleta disabile nato alle pendici delle Apuane. Andrea Lanfri – conclude il Presidente – dato che vuole diventare il primo atleta paraolimpico al mondo a conquistare tutte le vette più alte dei 7 continenti e fra queste a salire anche l’Everest, incarna a pieno lo spirito della nostra organizzazione di volontariato, la quale, lanciando il cuore oltre l’ostacolo, si prefigge la difficile missione di liberare le Alpi Apuane dal giogo distruttivo che le sta letteralmente sbriciolando.”

Entrando nello specifico dell’evento collettivo “Bandiere apuane al vento” saranno 30 i gruppi organizzati che raggiungeranno – guidati da esperti volontari –  tutte le principali cime, tra cui: Pisanino, Cavallo (cordata condotta da Andrea Lanfri), Tambura, Pania della Croce, Grondilice, Contrario, Pizzo d’Uccello, Sumbra, Sagro, Sella e molti altri. L’ obiettivo principale sarà quello di arrivare contemporaneamente alle ore 12 sulle principali vette della catena montuosa, per testimoniare alle stesse – bandiera della propria associazione o del proprio gruppo alla mano – di essere un patrimonio comune invidiabile e per cui vale la pena darsi attivamente da fare. I piccoli – ma mai realizzati prima –  flash mob che si terranno su ogni vetta, hanno lo scopo di far capire che il territorio è vastissimo e che un singolo essere umano può far ben poco, ma che tanti possono fare molto: verranno perciò realizzati tanti filmati che saranno  successivamente  rimontati in un unico video che cercherà di testimoniarlo al mondo che solo con l’impegno di tutte e tutti per le Alpi Apuane potrà esserci un futuro migliore rispetto a quello prospettato dalle attuali amministrazioni.

Tutti i gruppi partecipanti che parteciperanno a questo evento contemporaneo per le Alpi Apuane, daranno vita alla seconda edizione del Clean Mounain Party, impegnandosi a raccogliere immondizia, plastica e ferro, che troveranno lungo il loro percorso di salita per le vie normali di ogni cima. Successivamente portati a valle, detti rifiuti – lasciati in giro sia dalle cave ma anche da ignoranti frequentatori – verranno conferiti nei modi previsti da una sana quanto imprescindibile raccolta differenziata. Gli eventi – consultabili sul sito www.apuanelibere.org – sono totalmente gratuiti ma obbligatoriamente prenotabili tramite l’invio di una mail a apuanelibere@gmail.com oppure a laltezzadellaliberta@gmail.com

PRIMA DENUNCIA DI APUANE LIBERE NEL COMPRENSORIO CARRARINO

UNA BOMBA ECOLOGICA SOTTO IL MONTE BELGIA. IL SINDACO DE PASQUALE FACCIA RISPETTARE LE POCHE REGOLE RIMASTE A TUTELA DEI MONTI E DELLE ACQUE

Firenze, 29 maggio 2021

In data odierna, l’organizzazione di volontariato Apuane Libere ha denunciato presso le Autorità competenti in materia ambientale – Carabinieri Forestali di Massa-Carrara, ARPAT, Regione Toscana e Ufficio cave del governo cittadino – l’esistenza di una grave emergenza ambientale nel torrente Carrione, appena sotto la valle di Colonnata sita nel Comune di Carrara.

“Grazie all’instancabile presenza sul territorio apuano dei nostri militanti ambientali – fanno sapere dal tritone apuano – abbiamo rilevato e documentato un imponente fronte valanghivo di marmettola, molto probabilmente dovuto all’apertura di qualche vasca di decantazione delle acque reflue di cava, che ha letteralmente invaso il fosso sotto il Monte Belgia”.

“Di rifiuti prodotti dal sacrilego taglio delle nostre amate Alpi Apuane – spiega Gianluca Briccolani, presidente di questa nuova realtà nell’ambientalismo apuano – ne ho visti di ingenti e in tutti piazzali e nelle gallerie di tutto il comprensorio del lapideo apuo-versiliese, ma quantitativi di tale portata che rasentano il metro di profondità raramente si trovano presenti nei fossi.”

“Ci appelliamo – continua Briccolani – a colui che è stato eletto da tutte le cittadine e cittadini che a Carrara aspiravano ad un radicale cambiamento in tema di politiche ambientali e di rispetto delle regole, chiedendogli di non preoccuparsi soltanto di far quadrare gli introiti delle concessioni ricevute dallo smantellamento del proprio territorio, ma di porre innanzi a tutto la salute della popolazione e dei beni comuni.”

“Ancora in un’ottica di giustizia ambientale e di perseguimento del bene comune – concludono da Apuane Libere – la nostra associazione giudica positivamente le recenti prese di posizione del Comune di Carrara contro i ricorsi delle aziende del Lapideo che vedono nelle montagne apuane solo materiali da liofilizzare per fare profitto.”

“ROSSI DICE MALE DI GIANI? SONO DECENNI CHE LA TOSCANA È GOVERNATA DA LOBBISTI CHE ASSASSINANO L’AMBIENTE: NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE DI QUEL POTERE FEUDALE CHE NON TOLLERA DI ESSERE INTACCATO”

L’organizzazione di volontariato Apuane Libere, nel presentare le proprie osservazioni al Provvedimento Autorizzativo Unico Regionale relativo al Piano di coltivazione della cava Cervaiole nel comune di Seravezza, punta il dito contro tutte le maggioranze succedutesi in Toscana dalla costituzione dell’ente ad oggi. “La commissione d’inchiesta regionale sulle infiltrazioni mafiose in Toscana? Tempo perso: nella grande mangiatoia toscana, pappano indiscriminatamente maggioranza e opposizione.”

Firenze, 26 maggio 2021

Apuane Libere, a seguito del grande clamore suscitato dalla recente inchiesta su quei fanghi che le concerie sono state autorizzate a sversare in Arno e sui mix venefici sotterrati sotto i vari manti stradali, vuole accendere i riflettori anche sul Far West apuano, dove gli emendamenti pro marmotrafficanti votati nel recente Piano Regionale Cave – passati nel silenzio generale – stanno fattivamente regalando un patrimonio geologico di tutta l’umanità, a famiglie di incravattati con i partiti locali.

Ci teniamo ad informare – fanno sapere dal tritone apuano – che i siti estrattivi che divorano il suolo montano dentro e fuori il Geoparco Unesco delle Alpi Apuane, sono, a differenza del trend nazionale, in aumento: questo grazie a quei chirurgici commi proposti e votati da quel Partito Distruzione (PD), che sta facendo sbriciolare l’irripetibile paesaggio di quella che un tempo era considerata una delle più belle regioni al mondo.

Non siamo minimamente stupiti che le politiche ambienticide portate avanti dalla giunta Giani siano in piena continuità con l’uscente giunta Rossi: tutto ciò rientra nel solco della tradizione del centro sinistra toscano, fatto di governi regionali che, per coltivare i propri bacini elettorali – quando la prassi è pulita –  autorizzano le peggio nefandezze ai danni dell’aria, dell’acqua, del suolo, della flora e della fauna nostrane.

Ieri, per quanto di nostra competenza, abbiamo certificato agli uffici regionali, tutta la nostra contrarietà al nuovo piano di distruzione previsto in Alta Versilia, dove, alle pendici della montagna di Michelangelo – il Monte Altissimo – un avida società per azioni vorrebbe appropriarsi di ulteriori 1.820.000 tonnellate di suolo in mappali della collettività (è bene ricordare ai meno informati che a seguito della sentenza del 8 luglio 2020 emessa dal Commissario per la liquidazione degli Usi civici per Lazio, Toscana e Umbria, in quelle aree non si può escavare).

“Adesso tocca al governo regionale smentirci – spiega Gianluca Briccolani presidente dell’associazione – rigettando in toto questo nuovo progetto di macelleria ambientale per di più interessante fondi occupati senza titolo, dimostrando a questo modo di non essere asservito alle peggio lobby, spesso di natura criminale, che rapinano i beni della collettività. A volte – commenta l’alpinista fiorentino – mi trovo io stesso in imbarazzo di fronte a tutti i nostri attivisti volontari, i quali, rimasti gli unici “don chisciotte” ad occuparsi giornalmente e gratuitamente di monitorare e segnalare i reati ambientali sulle montagne apuane, sono ormai stufi di svolgere la propria opera di denuncia per poi vedersi sovvertire dalla politica partitica, quelle ormai poche leggi che tutelano l’ambiente montano.

Ora che le deroghe agli amici degli amici stanno venendo al pettine, nessuno può più permettersi di dire io non c’ero ed il nostro progetto ambientale inizierà a fare nomi e cognomi di coloro che da consiglieri regionali di maggioranza e di minoranza, da sindaci e amministratori locali e da presidente e direttori dei vari enti preposti ai controlli, sono i mandanti morali del sistematico sterminio di un’intera catena montuosa.

Dentro il Parco Regionale delle Alpi Apuane – continua il presidente – dove ragion vorrebbe la natura sia protetta, ci sono invece 39 aree tumorali dove i vigenti codici dell’ambiente e codici del paesaggio sono stati esautorati della propria valenza di leggi sovraordinate, creando di fatto una situazione dove la certezza del diritto e la normativa viene interpretata da illustri giuristi a vantaggio degli interessi personali di pochi.

Dato che in Toscana è la disonestà a pagare – conclude Briccolani – il famoso emendamente concerie scritto nelle stanze di Palazzo Strozzi Sacrati, che avrebbe portato arricchimento a pochi e veleno per tutti, non ci ha sorpreso più di tanto, perché è sulle nostre amate montagne martiri è prassi comune arretrare linee di confine di un Parco ormai ostaggio delle multinazionali del carbonato di calcio e di imprenditori che “lavorano” – autorizzati e protetti a tutti i livelli – nella più diffusa illegalità.”

Alcuni volontari di Apuane Libere, saranno presenti lungo le strade della dodicesima tappa del Giro d’Italia la Siena-Bagno di Romagna di giovedì prossimo 20 maggio, per manifestare contro la distruzione delle Alpi Apuane

Firenze, 20 maggio 2021

Apuane Libere, la nuova organizzazione di volontariato con sede a Firenze fondata il 25 aprile scorso sulle Alpi Apuane, sarà presente alla tappa Tosco-Romagnola del Giro d’Italia con un enorme striscione di 100 metri quadri, atto a sensibilizzare l’opinione pubblica nazionale ed internazionale, su quello che il docu-film “Antropocene” ha definito “uno dei maggiori 43 disastri ambientali a livello mondiale”: lo sbriciolamento dell’intera catena montuosa delle Alpi Apuane.

Sono ancora troppe – affermano dal tritone apuano – le persone che ignorano questo vero e proprio ecocidio che sta polverizzando questa catena montuosa, interclusa dentro un Geoparco Mondiale Unesco e sorta dal mare milioni di anni fa, solo per biechi interessi privatistici.

Dispiace deludere i più, quando affermiamo che con il marmo delle Alpi Apuane – conosciuto a livello mondiale grazie ai capolavori scultorei di Michelangelo, Canova e Bernini – oggi si producono colle cementizie, sbiancanti per dentifrici e gabinetti per le regge degli sceicchi arabi.

“Giornalmente i nostri attivisti –spiega il presidente Gianluca Briccolani – non solo segnalano i più evidenti danni paesaggistici, ma denunciano anche cementificazioni e inquinamento degli alvei del maggiore bacino idrico di tutta la regione Toscana, specie animali e floreali endemiche completamente spazzate via, disboscamento selvaggio di intere aree a protezione speciale, la presenza di vere e proprie discariche a cielo aperto di gomma, plastica, materiali ferrosi e addirittura eternit, danni al patrimonio erariale per evasioni di milioni di euro, non rispetto della sicurezza sul lavoro (con conseguenti morti e feriti) , lavoro sommerso, non rispetto del pagamento dei salari dei lavoratori: insomma in questo meraviglioso angolo di Toscana la legge non viene rispettata…Vogliamo partire proprio dalle colline sopra la culla del rinascimento – quella bellissima Firenze che tantissimo ha avuto dal prezioso ventre delle Alpi Apuane, per dire basta a questo turpe scempio: noi ambientalisti fiorentini non resteremo con le mani in mano di fronte a questo dramma ecologico ed ecosistemico”.

Siamo certe e certi – concludono dall’associazione – che uno sport nobile e pulito come il ciclismo, non resterà indifferente davanti a questo disastro ambientale di portata planetaria e ci aiuterà a portare la nostra lotta per la giustizia ambientale anche fuori dai confini nazionali.

Grazie.

I volontari di Apuane Libere, grazie alla loro opera di vigilanza ambientale, hanno denunciato abusi ambientali alla Cava delle Cervaiole nel Comune di Seravezza

Firenze, 17 maggio 2021

Apuane Libere, la nuova organizzazione di volontariato fondata il 25 aprile scorso sulle Alpi Apuane, informa di aver depositato questa mattina una segnalazione completa di fotografie presso le autorità competenti in materia – Carabinieri forestali della stazione di Pietrasanta, Parco delle Alpi Apuane, Ufficio Cave del Comune di Seravezza e Regione Toscana – relativa ad abusi ambientali commessi nel sito estrattivo delle Cervaiole posto in località Falcovaia nel Comune di Seravezza. Detto materiale vuol portare a conoscenza dei vari enti, alcune denunce di vari escursionisti che si sono avventurati su quel che resta del sentiero 142 del Club Alpino Italiano: ormai completamente invaso da brandelli dell’ex cima di Falcovaia. Successivamente, grazie all’instancabile presenza sul territorio dei nostri simpatizzanti e militanti ambientali – fanno sapere dal tritone apuano – abbiamo verificato e documentato che i caterpillar della ditta Henraux s.p.a. , ditta autrice di uno dei più efferati crimini ambientali come l’abbassamento di ben venti metri della cima del Picco di Falcovaia, hanno intercettato alcune importanti cavità carsiche non denunciandole agli organi competenti, in primis l’Ente Parco Regionale delle Alpi Apuane.

 “Non solo, i nostri attivisti, in quel frangente – spiega Gianluca Briccolani presidente della neonata associazione – hanno documentato quello che molti sanno e che fanno finta di non sapere e nello specifico che dal sito estrattivo Cervaiole, ingenti quantità di marmettola, terre e olii esausti, si infiltrano giornalmente dentro le vene dei monti portando a valle l’inquinamento generato da questa che, più che una coltivazione, è un vero e proprio massacro indiscriminato della montagna. In questo senso – continua il presidente – dato l’imperscrutabile percorso delle vene d’acqua degli acquiferi apuani, non ci stupiremmo affatto che l’inquinamento e la relativa sterilità di molti fossi e torrenti della zona (compreso il recente imbiancamento dell’incantevole lago di Isola Santa) derivino da questo banditesco modo di lavorare. Non è la prima volta che la Henraux s.p.a. si pone fuori dalla legalità: basti pensare che la vicina Cava Macchietta, che ha perforato il ventre della cosiddetta montagna di Michelangelo – il Monte Altissimo – è stata sospesa per lo scavo abusivo di oltre 14.000 metri cubi di marmo, procurando un danno ambientale e erariale a tutt’oggi non sanato. Apuane Libere – assieme a molte associazioni ambientaliste apuane – si appella a tutta la Giunta Regionale Toscana, affinché respinga in toto il nuovo progetto di coltivazione recentemente presentato dalla società per azioni dalla H grande, che vorrebbe per la zona delle Cervaiole, probabilmente in parte di uso civico, il passaggio da due a cinque cave attive e razziare altre 1.430.000 tonnellate di marmo da quel che ancora rimane del Picco di Falcovaia: il tutto per inesistenti ritorni occupazionali dato che per 140 dipendenti – facilmente ricollocabile utilizzando i soldi nel fondo next generation eu – si fanno incalcolabili danni dentro i confini di Geoparco mondiale Unesco.

Con questa segnalazione – conclude Briccolani – invitiamo la popolazione versiliese ad uscire dalla cappa di paura e silenzi che per 200 anni hanno permesso alla Henraux s.p.a. di spadroneggiare demolendo beni di uso civico (ricordiamo che è ancora in corso il contenzioso tra la stessa ditta e il Consiglio di Stato) per profitti ed interessi privati a discapito della collettività e a comunicare, anche in forma anonima alla mail apuanelibere@gmail.com, tutte le violazioni ambientali che riguardano l’area del Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane”.

Aiutiamo il parco a fare il parco

COMUNICATO STAMPA

“AIUTEREMO” IL PARCO A FARE IL PARCO

Gli attivisti volontari di Apuane Libere – con la loro opera di vigilanza ambientale – iniziano a denunciare i primi abusi dalla Cava Padulello nel Comune di Massa

Firenze, 12 maggio 2021

Apuane Libere, la nuova organizzazione di volontariato fondata il 25 aprile scorso sulle Alpi Apuane, informa di aver depositato questa mattina una segnalazione completa di fotografie presso le autorità competenti in materia – Carabinieri forestali della stazione di Massa, Parco delle Alpi Apuane, Ufficio Cave del Comune di Massa e Regione Toscana – relativa a cava Padulello M81 sita in località “coda del Cavallo” nel Comune di Massa. Detto materiale vuol portare a conoscenza dei vari enti, ciò che segnalarono ben tre anni fa, i guardiaparco del Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane durante il loro sopralluogo del 24 ottobre 2018, quando verbalizzarono scavi non autorizzati in Zona di Protezione Speciale e in Area Parco e difformi dalla Pronuncia di Compatibilità Ambientale n° 6 rilasciata in data 24/5/2013. A seguito di quel controllo, fu – in data 8 maggio 2018 dal presidente dal Presidente Alberto Putamorsi – emessa l’ordinanza di sospensione e riduzione in pristino numero 5, con la quale si ordinava alla ditta Sermattei s.r.l. di realizzare le opere di riduzione in pristino e risistemazione ambientale entro 180 giorni dalla notifica della suddetta ordinanza.

“Grazie all’instancabile presenza sul territorio apuano dei nostri militanti ambientali – spiega Gianluca Briccolani presidente della neonata associazione – abbiamo verificato e documentato che a distanza di ben 3 anni l’ordinato ripristino ambientale, non è stato effettuato. Chiediamo pertanto l’immediata sospensione delle lavorazioni in corso, ricordando che la Legge Regionale 35/2015, nei casi di inadempimento delle prescrizioni fissate, prevede anche la decadenza dal provvedimento concessorio. I nostri attivisti – sempre in quel frangente – hanno appurato che dal sito estrattivo Padulello posto a quota 1470 metri dentro il ventre del Monte Cavallo, a seguito delle recenti forti precipitazioni piovose, vengono dilavate via dai piazzali di cava, ingenti quantitativi di segagione del marmo mista a derivati del petrolio, che scendono direttamente nell’alveo del canale del Pianone, affluente del fiume Frigido. Con questa segnalazione – conclude Briccolani – inauguriamo il nostro lavoro di vigilanza ambientale gratuita sul campo, impegnandoci a segnalare al Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane, tutti quelli abusi che, vuoi per scarsità di personale o vuoi per volontà politica, vengono dallo stesso spesso tralasciati: da oggi chi si pone fuori dalle poche leggi che ancora tutelano l’ambiente montano e che per il momento non sono state derogate, verrà perseguito nelle sedi preposte.”