I volontari di Apuane Libere, grazie alla loro opera di vigilanza ambientale, hanno denunciato ben cinque reati ambientali commessi in un sito estrattivo nel Comune di Vagli di Sotto, decretando il successivo intervento del Ministero della Transizione Ecologica.


Firenze, 19 novembre 2021

L’Organizzazione di volontariato Apuane Libere informa che, grazie ai rilievi sul campo svolti nei mesi scorsi dai propri attivisti ambientali, è stata presentata agli organi competenti una denuncia ambientale relativa al sito estrattivo denominato “Campo Fiorito” posto nel bacino di Monte Pallerina nel Comune di Vagli di Sotto, per gravissimi reati ambientali. Come si evince dalle immagini e dai filmati prodotti dai nostri soci volontari – fanno sapere dal tritone apuano – le lavorazioni della ditta Dal Torrione s.r.l. con sede a Massa e la cui proprietà si divide tra la signora Marina Fateyeva ed il marito, non hanno rispettato il benché minimo accorgimento in fatto di gestione di fanghi di lavorazione, occludendo completamente di detriti quel Fosso di Pallerina a cui, soltanto alcune centinaia di metri a monte, avevano sottratto per sempre l’acqua. Sempre durante il sopralluogo, sono emerse vistose criticità in materia di abbandono non autorizzato di detriti in area boscata e la probabile intercettazione di una cavità carsica: tali reati sono risultati talmente evidenti da richiedere l’intervento persino del Direttore Generale per il risanamento ambientale del Ministero della Transizione Ecologica Dottor Giuseppe Lo Presti, il quale ha intimato a chi di competenza di accertare lo stato dei luoghi e di assumere i provvedimenti del caso.

“Voglio ringraziare tutti i nostri militanti ambientali – spiega Gianluca Briccolani presidente dell’associazione – per l’instancabile presenza sul territorio apuano ed il fondamentale servizio di volontariato reso gratuitamente alla collettività tutta. Ed è proprio per tutelare questa preziosa opera che nell’ultimo consiglio direttivo di Apuane Libere abbiamo deliberato di costituirci parte civile in un eventuale processo intentato ai danni di tutte quelle ditte private che saranno riconosciute colpevoli del reato di inquinamento colposo, per cui, voglio ricordare, il codice penale prevede pene severissime e non prescrivibili. In questo ottica, mi preme mandare un plauso alle funzionarie della Soprintendenza per il paesaggio delle province di Lucca e Massa-Carrara, le quali hanno inviato il nostro dossier non solo alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lucca, ma anche al Comune di Vagli e al Parco delle Alpi Apuane, che adesso non avranno più scuse per non andare a verificare i danni ambientali procurati dalla Ditta ed eventualmente procedere con la decadenza della concessione estrattiva. Infine – conclude il presidente -mi sento di appellarmi personalmente al sindaco Lodovici, perché il territorio di Vagli e le meravigliose valli garfagnine tutte, meritano il rispetto assoluto di quelle poche leggi rimaste in Italia, che ancora tutelano il bene prezioso dell’acqua, chiedendogli di non preoccuparsi soltanto di far quadrare i bilanci comunali con gli introiti delle concessioni ricevute dallo smantellamento del proprio territorio, ma di porre innanzi a tutto, la salute della popolazione e di quei beni ad uso civico che sono inalienabili e su cui è vietato escavare.”

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Oggi, l’organizzazione di volontariato Apuane Libere, ha presentato agli uffici regionali preposti al controllo delle attività estrattive e al presidente Eugenio Giani, una corposa diffida, che potrebbe portare – oltre alla debita chiusura di molti siti estrattivi ricadenti in mappali ASBUC – a degli ingenti danni erariali per le casse del comune di Vagli e per quelle regionali, ma che si spera non ricadranno sulle spalle dei cittadini.

Firenze, 9 ottobre 2021

L’associazione Apuane Libere, a seguito della sentenza 6132 del 16 settembre scorso – emanata dalla Corte d’appello di Roma – con cui è stato ribadito in maniera definitiva che nei territori del comune di Vagli di Sotto siti nei mappali appartenenti all’Amministrazione Separata dei Beni di Uso Civico, è vietata ogni forma di escavazione e sfruttamento commerciale al di fuori dei limiti consentiti dallo statuto dell’ente stesso, ha inviato una diffida urgente alla Regione Toscana affinché metta in pratica la sentenza del 2019.

Ci teniamo ad informare – fanno sapere dal tritone apuano – che nonostante quest’ultima sentenza avrebbe dovuto essere immediatamente esecutiva, i funzionari della Regione Toscana hanno preferito aspettare l’esito del ricorso fatto dall’incapace amministrazione vaglina e quindi ha sostanzialmente permesso che alcuni siti estrattivi che divorano il suolo montano dentro e fuori il Geoparco Unesco delle Alpi Apuane, venissero dati in concessione a nuove ditte che hanno riaperto cave dismesse da oltre 40 anni.

“A questo punto – spiega Gianluca Briccolani presidente dell’associazione ambientalista – si pongono due problemi per l’ente regionale, perché nelle more della sentenza finale, ha acconsentito che sia il Parco delle Alpi Apuane che il comune di Vagli di Sotto autorizzassero nuove cave nei mappali identificati dal Commissario come beni collettivi: nonostante le associazioni ambientaliste lo segnalassero nelle osservazioni alle conferenze dei servizi e nonostante, come da notizie di stampa, queste aree fossero anche attenzionate dalla Procura della Repubblica di Lucca. Ci si chiede adesso, come intenda operare a questo riguardo l’imprudente Regione Toscana che, da una parte ha l’obbligo di chiudere questi siti di morte e distruzione dell’ambiente, dall’altra se la dovrà vedere con conseguenti ricorsi al TAR dei numerosi concessionari coinvolti nelle precedenti assegnazioni. Se pensano di fare una sanatoria – continua Briccolani – se lo levino dalla testa, è bene che chi ha sbagliato, ossia quei funzionari comunali o regionali che non hanno sospeso in via precauzionale le lavorazioni, paghi di tasca propria e non con le tasse di tutti i contribuenti: in quest’ottica, se il cittadino dichiarasse che la Regione Toscana ha volutamente deliberatamente favorire alcune imprese, facendo riaprire cave in area vergine o acconsentendo ampliamenti (vedi il sito estrattivo di Piastrabagnata) in aree non estrattive, noi di Apuane Libere saremo al loro fianco come parte civile in un eventuale processo. A cascata, dovrà arrivare anche un secondo obbligo da parte della Regione: quello di rivedere prontamente – alla luce della sentenza – tutte le cinque schede del PIT/PPR in difformità, che riguardano i Piani Attuativi dei Bacini Estrattivi del comune di Vagli, P.A.B.E. che, guarda caso, non fanno cenno ai beni di uso civico. Ora che le deroghe agli amici degli amici stanno venendo al pettine – conclude il presidente di Apuane Libere – ci appelliamo al presidente Giani affinché, non solo funga da garante nell’applicazione immediata di questa importante sentenza, ma vigili anche su quel percorso partecipativo per la realizzazione del nuovo Piano Integrato per il Parco delle Alpi Apuane nato monco, per il semplice fatto che i vertici dell’ente stesso, non si sono minimamente degnati di consegnare nemmeno una bozza dello stesso PIP a quelle associazioni ambientaliste legalmente riconosciute, che sono parte in causa in questo processo alla stregua dei sindaci dei comuni dell’area parco.

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I volontari di Apuane Libere, grazie ad un’opera di vigilanza ambientale durata tutta l’intera estate, hanno denunciato un ingente sversamento di inquinanti nel Serchio di Gramolazzo e nel Torrente Acqua Bianca, importanti corsi idrici siti nel Comune di Minucciano.


Firenze, 21 settembre 2021

L’Organizzazione di volontariato Apuane Libere informa che, grazie ai rilievi svolti dentro il Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane nei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre dai propri attivisti ambientali, in data odierna ha presentato agli organi competenti un corposo dossier video-fotografico inerente ad ingentissimi quantitativi di marmettola e terre di lavorazione di cava, sversati nei greti dei torrenti presenti nelle due principali valli del comune di Minucciano: la Val Serenaia-Orto di Donna e la Carcaraia-Acqua Bianca.

La cosa assurda – fanno sapere dal tritone apuano – è che a seguito della nostra denuncia del 20 giugno scorso, in cui segnalavamo in maniera inconfutabile le condizioni oleose in cui si presentavano alcuni piazzali della cava H in concessione alla ditta C.M. s.r.l., nessuno si sia poi preso la briga di intervenire in doverosi controlli preventivi: questo quando la stagione turistica era ancora alle porte e si poteva evitare di far nuotare i turisti in un mix di metalli pesanti e altre venefiche essenze…Come si evince dalle immagini scattate dai nostri soci volontari – continuano dall’associazione – le lavorazioni delle varie ditte del settore lapideo che operano all’interno dei confini comunali, non rispettano il benché minimo accorgimento in fatto di gestione di fanghi di lavorazione, rendendo completamente inquinato sia il Serchio di Gramolazzo che il torrente Acqua Bianca, i quali, soltanto alcune centinaia di metri dopo, si immettono direttamente nelle frequentatissime acque del lago di Gramolazzo: già peraltro sature di sversi abusivi delle fognature dei paesi di Verrucolette, Agliano, Gorfigliano e Gramolazzo. Sempre durante i sopralluoghi, sono emerse vistose criticità in materia di abbandono di rifiuti speciali di tipo ferroso, plastico e persino la presenza di alcuni pneumatici sparsi negli alvei dei suddetti torrenti, i quali, risultano oltretutto privi di ogni forma di vita animale e vegetale e in uno stato di totale morte biologica.

“Grazie alle politiche ecocide della giunta comunale di Minucciano – spiega Gianluca Briccolani, presidente dell’associazione – si stanno completamente devastando ed inquinando due valli di straordinario pregio naturalistico e geologico, dato che vi si affacciano ben sette cime di prim’ordine tra cui la più alta di tutta la catena il Monte Pisanino; ma la cosa che desta forte preoccupazione a noi amanti di queste montagne, è il fatto che questa messa a reddito di interi ecosistemi è in vertiginoso aumento, dato che le cave in attività stanno passando da 6 a 17… Ciononostante, sempre nell’ottica di contribuire alla salute del territorio e dei cittadini, ci appelliamo lo stesso al sindaco Poli, affinché da responsabile esecutivo del potere locale, si adoperi a far rispettare quelle leggi che lui stesso dovrebbe conoscere a menadito sia come amministratore che come laureato in giurisprudenza; pregandolo di smettere di affermare che i Piani Attuativi dei Bacini Estrattivi adottati dal suo comune sono avanzati e rispettosi dell’ambiente. È inoltre profondamente ingiusto – continua il presidente di Apuane Libere – che le strutture ricettive che resistono stoicamente in queste valli, debbano giornalmente mangiare la polvere prodotta dal passaggio di 80 autoarticolati al giorno e vedersi sottrarre quelle già scarse sorgenti idropotabili, che le ditte private del marmo sottraggono abusivamente per affettare quei monti che i turisti dovrebbero venire ad ammirare in santa pace. Non solo, come abbiamo a più riprese denunciato, i residui liquidi del taglio della montagna – la famigerata marmettola – non vengono minimamente raccolti come prescriverebbe la legge e dato che le cavità carsiche favoriscono una circolazione idrica sotterranea direttamente collegata alle sorgenti di Equi e del Frigido, la connessione tra questo inquinamento prodotto nei piazzali di cava e l’idropotabilità delle fonti è diretto e pericoloso per la salute delle popolazioni.

Consci che questa tendenza a riaprire ferite rinaturalizzate da decenni vada contrastata sul nascere – conclude Briccolani – abbiamo indetto per domenica prossima 26 settembre una pacifica catena umana intorno a quel poco che rimane del Passo della Focolaccia, per opporci, se necessario con i nostri corpi, a questi nuovi folli progetti volti soltanto a rimpinzare facilmente le casse comunali e a disincentivare la presenza di quegli escursionisti, visti troppo spesso come scomodi testimoni delle violazioni di legge commesse dalle ditte del settore lapideo. In questo senso, confidiamo nell’opera del neo Procuratore della Repubblica di Lucca, Domenico Manzione – a cui noi di Apuane Libere facciamo i migliori auguri di buon lavoro – pregandolo di metter mano quanto prima, a tutta una serie di reati ambientali ed erariali a tutt’oggi rimasti impuniti.”

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In data odierna, l’organizzazione di volontariato Apuane Libere – in quanto soggetto portatore di interessi collettivi – ha presentato al Parco Apuane, le osservazioni al nuovo piano estrattivo di cava Colubraia-Formignacola sita in Valle di Arnetola nel comune di Vagli di Sotto e che vorrebbe estrarre 200.000 tonnellate di marmo dalle pendici del Monte Tambura.

Firenze, 25 Agosto 2021

Dopo la stomachevole pronuncia del Consiglio di Stato, che ha confermato la legittimità del Piano di Indirizzo Territoriale votato nel 2015 dall’allora consiglio regionale toscano, i volontari di Apuane Libere dichiarano di non volere minimamente mollare la presa, andando avanti nella propria opera di sensibilizzazione e denuncia ambientale e presentando al Parco delle Alpi Apuane la propria contrarietà alla riapertura di una cava chiusa da vent’anni. Abbiamo smontato – spiegano dal tritone apuano – pezzo per pezzo la legittimità di questo nuovo vergognoso piano di “coltivazione”, che, non solo vorrebbe aggiungere ancor più devastazione e rumore nella Valle di Arnetola, ma che in dieci anni vorrebbe far circondare la ducale Via Vandelli da ben tre impattanti siti in galleria. Vogliamo sperare che tutti gli enti preposti al rilascio della Valutazione di Impatto ambientale, pensino bene a quello che stanno per autorizzare: aprire un gigantesco foro per fare entrare enormi tagliatrici a catena diamantata sotto un manufatto storico tutelato dai beni culturali, sarebbe un vero e proprio delitto contro una delle eccellenze che caratterizzano il territorio e dimezzerebbe le già risibili presenze turistiche nella zona. Oggi che è di gran moda parlare di green economy e di cambiamenti climatici – fa sapere l’associazione – siamo ancora ad assoldare schiavi e a riaprire vecchie miniere, e per che cosa poi: per esportare migliaia di metri quadri di montagna per rivestire i bagni di lussuosi residence indonesiani? Oltre un affronto all’umana civiltà, dovrebbe essere proibito per legge!

“In questi mesi – spiega il presidente di Apuane Libere, Gianluca Briccolani – stiamo raccogliendo i frutti marci dei PABE, inseriti ad hoc nel PIT da quella indecente lobby, trasversale a molti settori della politica partitica, della magistratura, dell’imprenditoria, del sindacalismo e persino dell’editoria, che stanno portando alla riapertura di più di venti feriti sui nostri amati monti. Pensare che dentro i confini del Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane – dove teoricamente gli ecosistemi dovrebbero essere protetti – vi siano 39 aree tumorali dove si polverizzano tutti gli elementi vitali, è una cosa che non accetteremo mai e non vi nascondo che stiamo valutando un altro ricorso, sfruttando il terzo grado di giudizio. Oggi – continua il Presidente – depositando le nostre osservazioni contro questo nuovo folle progetto distruttivo, abbiamo fatto il nostro dovere di onesti cittadini, che hanno solo a cuore la natura, ma che lottano contro il quel reticolato di clientele ed interessi che sta sbriciolando un’intera catena montuosa per far profitto con essa. Voglio ricordare che la ditta Onymar s.r.l. – attuale concessionaria della Cava Colubraia-Formignacola – è la stessa che a novembre scorso è stata colta in flagrante questa sversava tonnellate di detriti nel Fosso Tambura (discarica abusiva in area Parco che a tutt’oggi non è stata rimossa), che ha lasciato sversare migliaia di litri di gasolio nelle falde acquifere senza preoccuparsi minimamente di bonificare e che probabilmente si appropria indebitamente di sorgenti idropotabili per segare più velocemente le montagne. Consci che questa apologia della distruzione che si porta avanti con avidità sulle Alpi Apuane porti solo malaffare e distruzione di beni comuni a vantaggio di pochissime mani – conclude Briccolani – vogliamo ricordare a quei pochi che volessero ancora battersi a difesa dell’ambiente di tutti, l’appuntamento di domenica 26 settembre per dare un abbraccio pacifico ad uno dei simboli dell’umana cattiveria: il geosito Passo della Focolaccia abbassato di 90 metri rispetto a come madre nature ce lo aveva donato milioni e milioni di anni fa.”


OSSERVAZIONI COLUBRAIA FORMIGNACOLA:


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In data odierna, l’organizzazione di volontariato Apuane Libere, ha inviato una richiesta di sopralluogo al Ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani e all’Assessore all’ambiente della Regione Toscana Monia Monni, per informarli – ed eventualmente accompagnarli sul posto – del tremendo ecocidio che si sta consumando in questo geosito che andrebbe protetto anziché ulteriormente abbassato.

Firenze, 17 Agosto 2021

Dopo le inaccettabili risposte rilasciate dall’assessore di Massa Paolo Balloni in relazione alla riapertura del cantiere “marino” di cava Piastramarina al Passo della Focolaccia, Apuane Libere ha deciso di inviare un dossier a tutti gli Enti – nazionali e regionali – che sono pagati dai contribuenti per far rispettare le leggi in materia ambientale. Siamo stufi– spiegano dal tritone apuano – di subire la riapertura di siti estrattivi chiusi da decenni ed in parte rinaturalizzati, ma soprattutto, non accetteremo mai che le poche leggi che ancora tutelano i nostri monti, vengano sistematicamente derogate dalla peggiore politica clientelare: procurando voragini incolmabili in termini paesaggistici, ecosistemici ed erariali. In questa direzione abbiamo voluto scrivere al Ministro Cingolani e all’assessore Monni presentando quel lungo elenco di violazioni al codice dell’ambiente, che dal 1959 – anno del primo colpo di martello pneumatico alla Focolaccia – sino ai giorni nostri, sono state autorizzate a compiersi in questa bellissima e storica zona delle Alpi Apuane.

“A uno dei primissimi posti nel grande disastro ambientale apuano – spiega il presidente di Apuane Libere, Gianluca Briccolani – vi è senza ombra di dubbio, l’abbassamento di quella sella di origine glaciale posta a 1650 metri di quota al confine tra le province di Lucca e di Massa-Carrara e che prima degli anni cinquanta era conosciuta con il nome di Passo della Focolaccia. Oggi, quella bellissima lente marmorea a due passi dal rifugio più antico delle Alpi Apuane – il Bivacco Aronte – è stata completamente abbassata di novanta metri, lasciando un mostruoso cratere a cielo aperto visibile addirittura anche da alcune zone dell’Emilia Romagna. Vogliamo affermare di non essere d’accordo con l’assessore Balloni il quale – tronfio della tipica arroganza di chi detiene il potere – ha dichiarato pubblicamente che anche se escavato, questo importante geosito verrebbe ugualmente protetto e resterebbe tale. Pare proprio – continua il Presidente – che sopra questa importante lente marmorea compresa tra le cime del monte Cavallo e della Tambura, si riallestisca nuovamente quella famigerata mangiatoia apuana, che da decenni mette d’accordo partiti dei più diversi schieramenti. Grazie al nuovo PIT votato dalle passate giunte regionali ed avallato dalla attuale Giani, solo nei comuni di Minucciano e Massa, stanno riaprendo – o sono in previsione di riapertura – ben 17 siti estrattivi dove si continua a massacrare l’ambiente e a tagliare le gambe alle altre economie da esso sostenibili. Consci che questa tendenza a riaprire vada stroncata sul nascere – conclude Briccolani – abbiamo indetto per domenica 26 settembre una pacifica catena umana intorno al bivacco Aronte, per opporci, se necessario con i nostri corpi, a questo nuovo folle progetto volto a rimpinzare facilmente le casse comunali e a scongiurare la presenza delle persone: troppo spesso scomodi testimoni delle violazioni di legge commesse dalle ditte del settore lapideo.”

Tutto il consiglio direttivo di Apuane Libere – concludono dall’associazione – in relazione ai fatti accaduti nella notte di Ferragosto in Carcaraia, tiene a precisare che la violenza porta solo violenza, e che, a partire dal suo Statuto per arrivare alla sua azione quotidiana, si muove su un piano di lotta di assoluta legalità e non violenza. Vogliamo, altresì, deprecare l’ipocrita comportamento di certa stampa collusa con queste economie di rapina, pronta subito a puntare il dito su gruppi ambientalisti, quando – molto probabilmente – si potrebbe trattare di fenomeni interni al sistema estrattivista stesso: se per riscuotere consensi o premi assicurativi, saranno gli inquirenti a stabilirlo.

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L’organizzazione di volontariato Apuane Libere, è pronta a dar battaglia legale sulla riattivazione di quasi tutte le otto cave presenti nel sito estrattivo operante nella valle di Arnetola e sospese a seguito di violazioni ambientali plurime. “Giani è consapevole che così facendo crea un pericoloso precedente che potrebbe garantire alle ditte l’impunità?”

Firenze, 22 luglio 2021

Apuane Libere, non ci sta alla riapertura di quelle cave che a seguito delle proprie denunce ambientali erano state inizialmente sequestrate e sospese dagli organi competenti e prepara un ricorso contro i nuovi permessi che permetteranno di seviziare ulteriormente il Monte Pallerina nel comune di Vagli di Sotto, anche in aree di uso civico (dove è vietata l’escavazione), con stringenti vincoli idrogeologici e a pericolosità sismica elevata.

Crediamo – fanno sapere dal tritone apuano – che l’opera svolta dai nostri soci volontari da gennaio a luglio sia stata immolata sull’altare di favori fatti a qualche amico degli amici: altrimenti non si spiegherebbe questo colpo di spugna sulle nostre denunce ambientali, che a suo tempo evidenziarono una discarica abusiva nel geosito Unesco “Abisso del Pozzone” e altri reati ambientali. È inaccettabile, dopo che abbiamo fornito agli inquirenti prove schiaccianti su quegli abusi commessi anche a cava sospesa, che da oggi si torni a deportare la sacra roccia apuana come se niente fosse: quando è troppo è troppo e quanto prima prepareremo un corposo dossier che una nostra delegazione presenterà al Presidente della Repubblica. È ormai comprovato che questa giunta regionale – con in testa il governatore Eugenio Giani – in combutta con le varie amministrazioni comunali, non sia capace di produrre un modello di sviluppo alternativo a questa distruzione mascherata da lavoro: d’altra parte rimane più facile continuare ad aprire miniere per far schiavizzare altre persone in nome del bieco profitto di cui beneficiano anche le casse regionali, comunali e di quel Parco Naturale sempre più asservito alla propria estinzione.

“Appena uscito l’assurdo decreto di riapertura – spiega Gianluca Briccolani presidente dell’associazione – abbiamo chiesto subito chiarimenti ai tecnici regionali e nello specifico il perché, non solo si autorizzi un nuovo piano di coltivazione a quella ditta macchiatasi di reiterati delitti contro l’ambiente, a fronte di cui, in un paese normale, si rischierebbero svariati anni di carcere, ma la si premi con altre due nuove concessioni. È bene precisare che l’inquinamento ambientale è un reato penale e la nostra organizzazione di volontariato – gratuitamente e con spirito di servizio – più che cogliere sul fatto e denunciare lo sverso di detriti in quell’enorme ravaneto tristemente noto a tutti i viandanti che da ogni parte d’Italia vengono a percorrere la settecentesca Via Vandelli, non sa che fare. Voglio appellarmi agli Enti tutti – continua Briccolani – magistratura in primis, perché se continua a passare il messaggio che sulla catena montuosa delle Alpi Apuane l’impunità regna sovrana, le nostre amate valli brulicheranno di altri imprenditori senza scrupoli, che verranno appositamente a delinquere, lasciando macerie ambientali e danni erariali alla collettività. Ci teniamo a sottolineare – conclude il presidente di Apuane Libere – che non abbiamo niente di personale contro i 70 soci lavoratori della Cooperativa Apuana Vagli di Sopra, ma siamo anche consapevoli che questa economia che rapina giornalmente i beni della collettività, non solo metta a fortissimo rischio la salute degli operai stessi e della popolazione, ma alla luce delle sempre più frequenti disgrazie climatiche, non abbia futuro e vada urgentemente riconvertita dagli organi preposti a farlo.”

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Claudio Grandi

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DOPO L’ENNISMO GEOSITO SACRIFICATO SULL’ALTARE DELL’INCOMPETENZA, L’ORGANIZZAZIONE DI VOLONTARIATO APUANE LIBERE CHIEDE A GRAN VOCE IL COMMISSARIAMENTO DEI VERTICI DELL’ENTE PARCO, PERCHE’ NON SOLO INUTILI IN MATERIA DI TUTELA AMBIENTALE, MA PURE DANNOSI.


Firenze, 15 luglio 2021

In data odierna l’organizzazione di volontariato Apuane Libere, ha denunciato presso le Autorità competenti in materia ambientale – Carabinieri Forestali della stazione di Piestrasanta, Ministero della transizione ecologica, ARPAT, Regione Toscana e comando guardiaparco delle Alpi Apuane – l’esistenza di una grave emergenza ecosistemica nella zona del geosito “Paduli di Fociomboli” sito nel comune di Stazzema, in una zona dall’ elevatissima geo-biodiversità. Per i pochi che non lo sapessero, stiamo parlando di una conca di origine glaciale sita alle pendici del monte Freddone e del monte Corchia, conosciuta a livello regionale per il pregio floristico-faunistico e dove il silenzio – dalla chiusura delle cave del Retrocorchia – è di casa assieme ad un rarissimo esemplare di orchidea considerata relitto dell’ultima glaciazione. Purtroppo il 7 agosto dell’anno scorso, dietro richiesta del comune di Stazzema, la Commissione tecnica dei nulla osta del Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane, ha avvallato l’allargamento di una strada forestale – probabilmente mai condonata – che cintura d’intorno l’importante specchio d’acqua: da allora, nella valle del canale delle Fredde, non solo la pace è stata sfrattata di prepotenza, ma sono state tagliate le vene al prezioso geosito.

“Grazie all’instancabile presenza sul territorio dei nostri militanti ambientali – spiega Gianluca Briccolani, presidente di Apuane Libere – abbiamo presentato una circostanziata denuncia ambientale corredata da un nutrito dossier video-fotografico di questo colossale scempio: la completa devastazione del perimetro delimitante la torbiera di Fociomboli, dove non solo sono stati abbattuti centinaia di faggi secolari e divelti scisti porfirici del basamento paleozoico, ma sono state tagliate le vene a molte falde che nutrivano l’importante torbiera. Il riscontro sul campo dei nostri soci volontari e la successiva segnalazione, serve anche a smascherare tutte quei dirigenti e professionisti che, a parole dicono di voler tutelare l’ambiente apuano, ma con i fatti stanno sacrificando i più preziosi geositi della nostra amata catena montuosa. Dall’ istituzione di questo vero e proprio Parco delle Cave – continua il presidente – sono numerosissime le testimonianze geologiche aventi milioni e milioni di anni, che sono state immolate sull’altare di un modello economico assassino dell’ambiente, tra questi geositi vi erano: il Passo della Focolaccia, la valle glaciale Orto di Donna-Serenaia, le doline della Carcaraia, l’abisso del Pozzone, la morena cementata del solco d’Equi, la sorgente del Frigido e per ultimo il Complesso carsico dell’ Antro del Corchia, intercettato per ben 3 volte dai siti estrattivi operanti sopra il paese di Levigliani. Non ci interessa sapere se vi sia una trasversale volontà politica per trasformare l’ultimo alpeggio apuano raggiungibile solo a piedi, nell’ennesimo luna park per le grigliate domenicali degli amici degli amici; quello che invece vogliamo evidenziare è che siamo stufi di questa dirigenza che avalla questi assurdi progetti in aree classificate come riserve integrali. Il Parco delle Alpi Apuane fa da valida sponda, a quelle politiche ecocide che svariate amministrazioni comunali portano avanti a discapito della salute dei cittadini e dell’ambiente, fregandosene dei vigenti standard di protezione imposti dalla Comunità Europea; come nel caso dei Siti Natura 2000 e delle Praterie primarie e secondarie delle Apuane.

Ci appelliamo – conclude Briccolani – al governatore della Toscana Eugenio Giani, affinché commissioni urgentemente e senza aspettare pensioni e/o naturali scadenze di mandato, gli attuali organi che dirigono e presiedono questa area naturale, la quale, sguinzagliando mandrie incontrollate di escavatori, incentiva la distruzione di un ambiente unico e irripetibile cagionando dolore e vergogna per tutti i cittadini toscani e danno erariale per la collettività tutta.”

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A seguito dell’opera di vigilanza ambientale dei volontari di Apuane Libere e delle successive osservazioni, il barbaro sito estrattivo di Cava Borella – che escavava in Zona di Protezione Speciale nel comune di Vagli di Sotto – non riaprirà più.


Firenze, 5 giugno 2021

L’Organizzazione di volontariato Apuane Libere informa che, grazie al lavoro sul campo ed alla scrivana svolto negli ultimi mesi dai propri attivisti ambientali, il nuovo progetto di coltivazione del marmo relativo al sito estrattivo denominato Cava Borella, posto nel bacino estrattivo Monte Pallerina nel Comune di Vagli di Sotto, è stato debitamente diniegato dal Parco delle Alpi Apuane.

Per coloro che non lo sapessero, Cava Borella è stata lavorata fino al secondo dopoguerra e successivamente dismessa nel 1980. Poi nel 1996, fu progettato un lodevole recupero del sito estrattivo da destinarsi ad eventi e spettacoli culturali e per la cui realizzazione, furono impiegati 280 milioni delle vecchie lire (il sito fu utilizzato come spazio espositivo dal 1998 al 2007). Successivamente, l’amministrazione Puglia – di comune accordo con quell’ente che dovrebbe proteggere la natura all’interno dei suoi confini – nel 2011 delibera la riattivazione di questo sito già rinaturalizzato e posto in un incantevole zona boschiva alla testata della Valle di Arnetola.

Si preannunciava già allora un vero e proprio scempio…

Durante i nove anni successivi– fanno sapere dal tritone apuano – le lavorazioni delle tre ditte succedutesi, hanno completamente stravolto gli ecosistemi della zona arrivando pure ad intercettare diverse cavità carsiche senza darne comunicazione, demolire un anfiteatro naturale destinato ad uso pubblico, praticare scavi abusivi in Zone a Protezione Speciale e falcidiare un’intera faggeta senza permesso alcuno.

“Oggi è un giorno di festa per tutto l’ambientalismo apuano – esulta Gianluca Briccolani presidente dell’associazione – e ci permettiamo di dedicare questo grande risultato a coloro che per chiedere la verità sulla vicenda di cava Borella, sono stati ignobilmente trascinati in tribunale, da chi non permette a nessuno di opporsi al sistema estrattivista apuano e a coloro che sono stati minacciati di morte ieri a Passo Sella. Anche se questi ennesimi danni ambientali ed erariali si potevano benissimo evitare – basti ricordare che gli importanti investimenti effettuati a suo tempo per la riconversione della cava sono finiti sotto le fauci degli escavatori – la giustizia ambientale riconsegna un piccolo angolo di mondo al corso naturale degli elementi che ci circondano. E chiaro che non può finire a tarallucci e vino – continua il Presidente – ed è per questo che vogliamo appellarci a quegli organi competenti in materia risarcitoria, affinché anche l’ultima ditta concessionaria del sito estrattivo, la Faeto Escavazioni, rifonda all’erario i frutti marci di quegli scavi abusivi in galleria e in difformità all’originario piano di coltivazione, il cui danno economico non è stato mai risarcito. Ringraziamo di cuore – conclude Briccolani – tutte quelle socie e quei soci, che con la loro vigilanza ambientale hanno aiutato gli organi competenti a deliberare questo importantissimo diniego: da oggi il Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane, è un po’ di meno quel parco delle cave che sta facendo vergognare noi toscane e toscani, come comprendente uno dei 43 disastri ambientali a livello planetario.

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La regione Toscana progetta la realizzazione di un tunnel attraverso le Apuane per collegare la Garfagnana alla Versilia, l’organizzazione di volontariato Apuane Libere è pronta a dar battaglia sul progetto di una strada del mare sotto i monti Forato e Matanna: “Eugenio Giani soffre di demenza senile e va sostituito al più presto, non permetteremo mai di traforare le poche montagne non sventrate dalle cave e se sarà necessario useremo i nostri corpi per opporci a questa assurdità“.


Firenze, 15 giugno 2021

Apuane Libere, a seguito del grande clamore suscitato della recente notizia di un ipotetico collegamento stradale tra la valle del Serchio e la Versilia, vuol annunciare la propria ferma opposizione a questo che – se sarà finanziato e andrà avanti – sarà un disastro ambientale di portata eccezionale. Crediamo – fanno sapere dal tritone apuano – che sia soltanto una boutade partitica per distogliere l’attenzione sui veri problemi che stanno ammazzando gli ecosistemi apuani e cioè da quei siti estrattivi che stiamo iniziando a contrastare e a far chiudere per palesi violazioni alle pochissime leggi rimaste in materia di tutela ambientale; ciononostante saremo pronti a legarci al monte pur di non far passare questo ennesimo scempio. La nostra organizzazione di volontariato è per statuto totalmente apartitica, ma, pur non parteggiando per nessuna fazione, alle ultime elezioni regionali aveva messo in guardia gli elettori sul pericolo neoliberista incarnato da quel Partito Distruzione che con il Piano Regionale Cave, aveva già di fatto regalato le Alpi Apuane agli avidi impresari del marmo. È noto ormai anche al più piccolo endemismo floreale, che questa giunta regionale – con in testa il governatore Giani – odia l’ambiente a tal punto da asservirlo alle peggiori lobby che traggono profitto dalla distruzione dai beni comuni di tutti e continuando di questo passo, anche al Parco Naturale Regionale sarà purtroppo tolto il riconoscimento di Geoparco mondiale Unesco.

“Caro Governatore – spiega Gianluca Briccolani presidente dell’associazione – prima di ipotizzare trafori che devasterebbero interi territori, /pensi a restituire dignità a questa Regione, dotata di un piano paesaggistico alterato dalla VI commissione con l’aiuto dei tecnici dei concessionari di cava in violazione delle leggi dello Stato, del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio: un documento, è bene ricordarlo, approvato con la truffa dal Ministero competente. Come mai – continua il presidente – la mappa del Parco delle Alpi Apuane rappresenta falsamente l’area Parco, violentata dai bacini estrattivi, come area contigua? Come mai la Zona di Protezione Speciale in essere dal 2001 è diventata “proposta di ZPS”? come mai non esiste una cartografia delleterre di uso civico, dove una legge nazionale impedisce l’attività estrattiva? Come mai viene violato l’art. 143 del Codice in tutti i suoi commi? Altro che concerie, altro che trafori!!!

Dopo aver sdoganato l’inquinamento delle concerie e l’aver permesso la contaminazione di manti stradali e terreni – conclude Briccolani – è ormai chiaro che la materia celebrale del governatore Giani è in avanzato stato di decomposizione e lo stesso avrebbe, per la salute dei cittadini e dell’ambiente toscano, bisogno di essere sottoposto ad un urgente trattamento psichiatrico”




ENNESIMO SCEMPIO HENRAUX

FERMIAMO LA DISTRUZIONE DELLE CAVITA’ CARSICHE APUANE!

I volontari di Apuane Libere, grazie alla loro opera di vigilanza ambientale, hanno denunciato diversi abusi alla Cava Buca nel Comune di Seravezza, decretando la successiva sospensione dell’attività estrattiva da parte del Presidente del Parco Regionale delle Alpi Apuane

Firenze, 5 giugno 2021

L’Organizzazione di volontariato Apuane Libere informa che, grazie ai rilievi sul campo svolti nei mesi di novembre e aprile dai propri attivisti ambientali, in data 31 maggio il sito estrattivo denominato Cava Buca posto nel bacino Retro Altissimo nel Comune di Seravezza, è stato debitamente sospeso dal Parco delle Alpi Apuane. Come si evince dalle recentissime indagini svolte dagli enti deputati al controllo quali Carabinieri Forestali, Guardiaparco, Federazione Speleologica Toscana e Tecnici del comune di Seravezza, le sevizie ambientali accertate e commesse dalla ditta concessionaria Henraux s.p.a., sono state di una gravità tale da richiedere l’immediata sospensione di ogni tipo di lavorazione. Come si evince dalle immagini scattate dai nostri soci volontari – fanno sapere dal tritone apuano – le lavorazioni hanno intercettato ben due cavità carsiche censite al catasto regionale: la “Buca della Neve di Cava Fondone” – sventrata di ben 15 metri in lunghezza – e la “Buca sopra Cava Fondone”: quando invece le prescrizioni intimavano alla ditta di fermare le lavorazioni qualora quest’ultime avessero intercettato l’ambiente ipogeo. Sempre durante il sopralluogo, sono emerse vistose criticità in materia di inquinamento degli acquiferi da marmettola; infatti questo rifiuto speciale era abbondantemente sparso sui piazzali di cava per la mala gestione di quelle acque che servono alle macchine per affettare le montagne, tanto da sospettare che i recenti imbiancamenti del lago di Isola Santa possano essere frutto di tale negligenza.

“Questo ennesimo scempio si poteva benissimo evitare – spiega Gianluca Briccolani presidente dell’associazione – e rimarrà sulla coscienza di tutti quegli enti che durante le conferenze dei servizi, invece di rilasciare pareri di compatibilità ambientali con competenza ed imparzialità, sono assenti, dormono o se ne fregano. Lo avrebbe capito anche un bambino che quella zona è troppo fratturata per riavviarvi l’escavazione, ciononostante il Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane concede rinnovi, deroghe e proroghe delle proroghe come non ci fosse un domani e noi di Apuane Libere – profondamente indignati per questo modo di tutelare le acque, la fauna, la flora e i geositi apuani – cercheremo di dispiegare ancora più sentinelle ambientali in tutti i comprensori del lapideo apuo-versiliese. Nell’ultimo consiglio direttivo – svolto due giorni fa – abbiamo deliberato di costituirci parte civile in un eventuale processo intentato ai danni della Ditta, rea di abusi ambientali talmente gravi, per il cui il codice penale prevede pene severissime e non prescrivibili. Auspicando un rapido ritorno alla legalità – conclude Briccolani – invitiamo l’amministrazione comunale di Seravezza, ad attivarsi prontamente, non solo revocando, come previsto dall’articolo 37 della Legge Regionale numero 35 del 2015, la concessione alla quella ditta Henraux che per l’ennesima volta si è posta fuori da quelle pochissime leggi che ancora tutelano l’ambiente apuano, ma dismettendo tutta la zona alle pendici settentrionali del Monte Altissimo in quanto caratterizzata da numerose cavità di cui ben 24 assorbenti censite nel catasto regionale delle grotte e meritevole pertanto di essere salvaguardata da ulteriori devastazioni”