
E’ necessario che voi sappiate quello che sta accadendo in terra di Toscana , una terra dove si racconta della coraggiosa lotta partigiana contro l’invasore. Oggi l’invasore è ancora qui, ha cambiato colore ma il risultato non cambia perché ci troviamo dinanzi a una dittatura dell’arbitrio, alla esclusione delle parti sociali dalle decisioni fondamentali per la vita del territorio.
Eppure i testi di economia politica, di politica economica, di economia ecologica e di ecologia politica consentono di giungere a una conclusione comune e cioè ad affermare che un mercato funziona quando è un mercato equilibrato, bilanciato ed è percepito come ragionevole, giusto, equo, affidabile, leale.
In questo tipo di mercato i cittadini, i consumatori e i produttori si trovano in una posizione di equilibrio in cui c’è collaborazione e i pubblici poteri garantiscono il monitoraggio e il bilanciamento, la simmetria informativa e la tutela dell’ambiente: il successo è garantito.
Nel contempo gli studi economici spiegano quando un mercato è fallito e ci indicano i casi tipici dei fallimento del mercato: gestione privata di beni pubblici, i monopoli, le esternalità negative, l’ asimmetria informativa e l’ alterazione degli standard.
Ecco perché è pacifico che il mercato del #marmo – così come organizzato – è un mercato fallito: lo dimostra la teoria e – soprattutto – la realtà empirica.

Violazione delle norme di diritto internazionale, europeo, dell’ordinamento interno, asimmetria informativa, utilizzo di beni pubblici da parte di pochi, monopolio e sfruttamento di beni naturali e risorse non rinnovabili, ricchezza non valorizzata, mancata ricaduta sul territorio, impoverimento del territorio sul quale si scaricano le esternalità negative della produzione, collusioni border line: il principio “chi inquina paga” viene smantellato e i costi sono letteralmente spalmati sui contribuenti – molti ignari – garantendo l’arricchimento esponenziale di pochi monopolisti /oligopolisti che depredano risorse non rinnovabili senza pagare i costi della distruzione.
Accade in Toscana “democratica” quello che accade in Angola o nella Repubblica democratica del Congo.
Chi estrae marmo inquina e chi inquina deve pagare: ma chi estrae marmo non solo inquina – e non paga – ma chi estrae marmo distrugge e devasta beni non rinnovabili.
Chi sostiene che il “marmo è pane” o il “marmo è infinito” mente sapendo di mentire. Il marmo è montagna, è ambiente, è risorsa viva non rinnovabile ed è destinato a finire e contemporaneamente si devastano flora, fauna, risorse idriche, ecosistemi, si inquina il suolo, l’aria, le sorgenti e i corsi d’acqua.
Il mercato del marmo è un fallimento per la comunità e lo si vede bene nel momento in cui i devastatori del monte siano chiamati a pagare i costi della devastazione e ad accollarsi tutte le esternalità negative. Costi talmente elevati che diviene inesorabile il loro fallimento, i distruttori sono destinati a fallire se messi davanti alle loro responsabilità.
Prima di tutto i politici: chi governa il territorio è il primo soggetto che DEVE GARANTIRE LA GIUSTIZIA, l’imparzialità, la legalità, ANCHE GARANTENDO il diritto rivendicato dai cittadini alla verità.
I cittadini hanno il diritto di partecipare alle discussioni importanti per la vita del territorio – delle persone, degli ecosistemi, della biodiversità, del paesaggio, della cultura – ovvero a scelte e decisioni che possono avere ricadute negative gravissime nel breve, medio, lungo e lunghissimo periodo.
Decisioni così importanti come quella che sarà presa stasera dal Consiglio Comunale di #seravezza – ossia la trattativa di svendita alla società per azioni #henraux del Monte Altissimo e del Monte Pelato, porterà a conseguenze devastanti per il territorio e per i cittadini.
Non può essere presa in modo superficiale, una violazione della libertà democratica del processo partecipativo (L. 241 del 1990 e smi) delle conferenze dei servizi, dell’intervento di tutte le parti sociali e dei cittadini, dell’intervento del Ministero ambiente per le valutazioni (VAS etc) in relazione alla competenza esclusiva dello Stato in materia ambientale.

Il mercato del marmo è un mercato fallito per l’economia pubblica proprio in relazione alle modalità di gestione del governo del territorio, perché solo pochissimi sono favoriti – così che si produce una forbice sociale inaccettabile rispetto agli altri cittadini – e soprattutto perché è inaccettabile – oltre che antigiuridico – distruggere beni pubblici e beni comuni non rinnovabili, devastare ecosistemi e biodiversità in danno della presente e delle future generazioni.
Stiamo assistendo a decisioni arbitrarie e scellerate quanto immotivate e ingiustificabili : perché la Pubblica Amministrazione brama la distruzione del territorio a favore dell’arricchimento di pochi?
Perché favorire la miseria del territorio e l’imbarbarimento dell’ambiente?
E’ palese nella condotta della pa che esclude i cittadini e impedisce il dibattito tra le parti sociali, la violazione della normativa – prevalente – di Diritto Europeo: il Sesto programma di azione dell’Unione Europea in materia ambientale spinge la i produttori a rendere la “dichiarazione ambientale di prodotto “per dimostrare che tutti i prodotti che sono immessi nel mercato sono rispettosi – come le procedure di realizzazione – dell’ambiente.
Nel caso “estrazione del marmo” uguale devastazione territorio, suolo, ambiente ci troviamo dinanzi a un paradosso: COME SI PUO’ parlare di rispetto dell’ambiente a fronte di devastazione ambientale, di ecosistemi , di incalcolabile impatto ambientale non suscettibile di reintegrazione trattandosi di beni non rinnovabili.
Assistiamo a un gigantesco paradosso: lo Stato che obbliga i cittadini a utilizzare veicoli elettrici per abbandonare i combustibili fossili – per la cd energia rinnovabile – COME PUO’ NON VEDERE LA MOSTRUOSITA’ che si sta manifestando con la distruzione delle ALPI APUANE?
DEVE INTERVENIRE LA UE E LO STATO a tutela dell’ambiente, degli ecosistemi delle Alpi Apuane , verificare l’impatto ambientale IRREVERSIBILE E INSOSTENIBILE E LA VIOLAZIONE DEGLI ARTICOLI 9 e 41 DELLA #CostituzioneItaliana
Lo #stato deve intervenire per garantire il principio doveroso della tutela dell’ambiente anche per le future generazioni.
Come può la Pubblica Amministrazione consentire – o collaborare – o negoziare e perpetrare un crimine contro l’umanità ovvero la devastazione dell’ambiente e di luoghi che appartengono alla collettività?
È necessario un dibattito pubblico vero. Si prenda esempio da quelle regioni virtuose che difendono le loro montagne: si pensi alle Dolomiti e ai cittadini che con le loro amministrazioni hanno scelto un’economia di mercato diversa – escludendo del tutto monopoli/ oligopoli e cartelli di qualsiasi genere per garantire una economia equilibrata e diffusa su tutto il territorio.
Nel caso di specie non si parli di “invidia “ della ricchezza perché chi è ricco grazie alle conoscenze e competente personali e lo è nel rispetto dell’ambiente, quello merita tutta la riconoscenza della collettività.
Se la ricchezza è frutto dell’impegno nello studio, nello sport, nell’attività agro alimentare, vitivinicola, nelle produzioni ecologiche ecocompatibili ed ecosostenibili, ben venga.
Ma se “la ricchezza “ è frutto della devastazione dell’ambiente, degli ecosistemi e della biodiversità, devastazione di beni della collettività non rinnovabili, allora quella ricchezza è indegna perché fatta sullo sfruttamento del territorio, del paesaggio, della cultura, della vita e della salute delle persone, sull’indebitamento delle future generazioni, in assenza di qualsiasi merito, opaca e suscettibile di dubbi di ogni genere.
Quindi è un atto di arbitrio – che lascia aperte valutazioni e riflessioni – quella di una pa che ricorre all’artificio della tecnica per impedire la partecipazione dei cittadini. Perché discrimina coloro che non hanno la tecnologia e con arbitrio tenta di prendere decisioni così violente sulle future generazioni oltre che sulla pelle delle presenti generazioni.
La legalità e la giustizia rendono necessaria la nomina di organismi che garantiscano l’indipendenza e l’imparzialità delle scelte e il loro operato deve essere aperto alla partecipazione di tutti i soggetti interessati, sia associazioni sia singoli cittadini.
Le Pubbliche Amministrazioni non sono club esclusivi che decidono sulla pelle delle persone.

È necessario verificare quali sono le caratteristiche di una produzione così devastante – ormai intollerabile – ed è necessario valutare quali sono gli impatti in relazione all’ambiente, alla biodiversità, agli ecosistemi, alla produzione di rifiuti, alla tutela della biodiversità, all’inquinamento idrico, atmosferico, acustico, del suolo e alla conservazione del patrimonio boschivo.
L’amministrazione deve spiegare quale sia il senso della devastazione della montagna, deve spiegare il senso di cavare terra e marmo per sbriciolarlo e fare lavandini o tavoli o pavimenti.
Deve spiegare PERCHE’ NON DEVE ESISTERE UN’ALTRA ECONOMIA, DEVE SPIEGARE il perché di questa gestione dell’ambiente e che tipo di impatto ambientale si vuol percorrere e quali sono gli obiettivi di politica ambientale e sociale di un’amministrazione che accetta e promuove la devastazione?
La pa deve spiegare la politica ambientale che persegue, le strategie di pianificazione, le strategie di attuazione, le strategie di verifica, le strategie di riesame per realizzare il miglioramento continuo cioè per incrementare nel tempo la capacità dell’organizzazione di realizzare obiettivi programmati di tutela ambientale.
Siamo dinanzi alla devastazione senza ritorno di beni di interesse pubblico, della collettività, irripetibili, non rinnovabili, di ecosistemi e biodiversità – necessari per la vita: la pubblica amministrazione DEVE GARANTIRE la partecipazione dei cittadini e delle associazioni ambientaliste e dei consumatori, deve documentare i programmi ambientali, gli aspetti ambientali significativi di un sito, documentare le emissioni, gli scarichi, la gestione dei rifiuti, i trasporti, gli imballaggi, gli effetti dell’ inquinamento acustico, la ricaduta sulla biodiversità, sulla flora, sulla fauna, quali sono gli obiettivi di miglioramento e di riduzione dell’impatto ambientale, quali sono le azioni volte ad attuare e rendere operative le disposizioni di legge in materia ambientale, le azioni per migliorare le prestazioni ambientali, la garanzia e l’affidabilità dell’informazione, il tutto garantendo verifiche indipendenti e neutrali – “ un audit che attesti la veridicità delle informazioni prodotte circa l’implementazione dei sistemi di tutela dell’ambiente.”
E deve intervenire lo Stato per far cessare questo scempio e se non interviene lo Stato intervenga l’Unione Europea, il Mediatore europeo, la Corte dei Conti perché mentre la legislazione si muove nella direzione di una sempre maggiore tutela ambientale e le persone sono invitate a usare la bicicletta, a non inquinare aria, suolo, acqua e sono invitate a non mangiare carne – a mangiare insetti – contemporaneamente assistiamo alla devastazione dell’ambiente per far aumentare la ricchezza di pochi impedendo un diverso sviluppo economico.
In tal senso: codice degli appalti Articolo 87 decreto legislativo 50 del 2016 (la stazione appaltante impone la considerazione di criteri del sistema emas e la certificazione iso 14001 così come incorporati nei criteri ambientali minimi – cam -di cui ai decreti del ministro ambiente e il codice dell’ambiente decreto legislativo 152 del 2006 che individua nel possesso della certificazione emas o iso 14001 un criterio preferenziale in caso di più domande concorrenti nella concessione di risorse idriche per usi produttivi ; con riferimento ai
rifiuti consente il rinnovo delle autorizzazioni per l’esercizio di impianti o l’iscrizione agli Albi alle imprese in possesso di certificazione ambientale solo tramite presentazione di autocertificazione denuncia di prosecuzione attività e copia conforme della certificazione stessa); e ancora normativa – in via analogica- del decreto legislativo 387 del 2003 e della successiva direttiva 2009/28/ce che stabilisce che le imprese che vendono energia elettrica debbono produrre un certificato di garanzia di origine dell’energia da fonti rinnovabili e secondo la certificazione che attesta “impianti alimentati da fonti rinnovabili per la garanzia di origine” irco v certificati internazionali che attestano che l’impresa produce energia elettrica attraverso fonti rinnovabili ).
E’ inaccettabile che nella protensione verso le fonti rinnovabili dobbiamo assistere ancora alla devastazione – da parte di un pugno di multinazionali apolidi – e alla distruzione dell’ambiente, degli ecosistemi, della biodiversità, flora, fauna, l’aria, l’acqua, le sorgenti.
Imprese che agiscono provocando danni irreparabili , il tutto nel silenzio e nella convivenza dell’amministrazione?
Ma la pubblica amministrazione cosa fa? controlla ed è a conoscenza di tutti gli abusi e se così fosse sarebbe collusa o complice ? oppure la pubblica amministrazione non controlla perché è ignorante ovvero ignora e in questo caso è colpevole per colpa perché incapace e deve essere rimossa per incapacità ?
Allora significa che accetta la situazione con conseguente responsabilità penale perché è una negligenza complice?
La magistratura deve intervenire?
Alla luce di quando denunciato è lo Stato che deve intervenire, il Ministro dell’ambiente e tutte le autorità competenti a garantire il rispetto della normativa europea, TFUE, TUE, Carta dei diritti dell’uomo, carta di Nizza, così da assicurare la corretta protezione delle risorse non rinnovabili, dell’ambiente, degli ecosistemi, della vita, del patrimonio paesaggistico e culturale, della flora e fauna, nell’interesse anche delle future generazioni.
FERMEREMO LA NEGOZIAZIONE ILLECITA TRA LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI E LE MULTINAZIONALI DELLA DEVASTAZIONE, SE NECESSARIO FACENDO COME LE NOSTRE NONNE ED I NOSTRI NONNI.
UN GIORNO LIBEREREMO LE ALPI APUANE!

Devi effettuare l'accesso per postare un commento.