Con quale protervia si può parlare delle Alpi Apuane – montagne sacre – devastate, depredate, distrutte, delle sorgenti inquinate, del suolo consumato irrimediabilmente per l’ingordigia di pochi, banalizzando con le parole “arte scolpita “???? Le frasi uscite dalla bocca dei rappresentanti della pa sono ben superiori a quelle del romanzo 1984 di Orwell.
Non un cenno alla possibilità di utilizzare le risorse per liberare l’Arte e la cultura nel territorio e contestualmente liberarsi delle multinazionali – nuovi colonizzatori – che prosciugano le risorse non rinnovabili del territorio, rendendo Carrara un distretto minerario: poche società, mai sazie, nelle mani di un’élite dall’ego ipertrofico, in pochi decenni hanno rapinato milioni di tonnellate di montagna – e di paesaggio – causando un danno ambientale che non si era visto in 2000 anni!
E’ arte la distruzione dell’ambiente? E’ arte inquinare e devastare e inquinare sorgenti, corsi d’acqua, alterando il reticolo idrografico così da favorire le alluvioni? E’ arte consumare suolo e sottrarre spazi verdi alla collettività e al benessere? E’ arte distruggere in modo irreversibile il paesaggio dal monte alla costa? E’ arte trasformare montagne irripetibili – con una storia di milioni di anni – in polvere per arricchire multinazionali estere? E’ arte impoverire il territorio? E’ arte fare scelte che favoriscano solo pochi, perseguitare e discriminare i non allineati al pensiero unico della devastazione? E’ arte distruggere il paesaggio e con esso la storia dei luoghi? E’ arte mentire ai cittadini?

DEVASTAZIONE DEL TERRITORIO DA MONTE A MARE
https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2011/08/24/news/porto-turistico-nuovo-scontro-1.2651123
Il territorio di Carrara è un territorio martire, dal monte alla costa e la pa appare come portavoce delle multinazionali anziché essere paladina al servizio dei cittadini. I cittadini devono tacere, soprattutto se voci critiche. Per la pa non è possibile parlare di sostenibilità e sviluppo ambientale senza la devastazione di risorse non rinnovabili: non è possibile rispettare Costituzione e leggi a Carrara ove si applicano disposizioni fantasma del 1751 e dintorni!
Quale pa può dirsi tale se non è in grado di pensare a nuove forme di economia democratica, inclusiva, equa, rispettosa dell’ambiente e della salute? Si può parlare di pa nel verso senso del termine dinanzi a prassi discriminatorie e persecutorie verso chi agisce per il bene collettivo?
Una volta a Carrara c’erano gli anarchici contro l’invasore: oggi l’invasore nuovo colonizzatore è chi distrugge le montagne, l’ambiente, chi impoverisce il territorio e la vita delle persone. E non pago appella “deficienti” chi operai al soldo!
Tutto tace. Amen! Ma parlano i giocolieri della menzogna:
– arte meno 1% dei milioni di tonnellate di montagna cavata;
– multinazionali: 99% !!!!
E i costi della devastazione a carico dei cittadini: TRIBUTI, TASSE, TARTASSE.
…ssssss!!!
Fate silenzio o disturbate lor signorie, i feudatari che si ingrassano e non sono mai paghi. Mentre voi affogate pure nella melma che vi lasciano: attenzione al cerino in mano. Gli indifferenti sono i veri colpevoli.
La vera Arte per Carrara è – prima di tutto – liberarsi dalle mafie, dai monopoli, dai parassiti che la succhiano.

POVERTA’ DIFFUSA
Perché la pa ha taciuto il fatto che Carrara è ridotta al lumicino? Che la popolazione è scesa di quasi 5.000 unità? Che Carrara ha il 20 % di poveri?
Perché avere parlato di “600 cittadini volontari circa l’1% dei cittadini Carrara” alterando i dati? Perché avete taciuto il fatto che Carrara è una città in abbandono e il commercio è moribondo, proprio grazie alle politiche scellerate degli ultimi 40 anni? Avete taciuto la storia del Teatro Politeama, già fiore all’occhiello e salotto di Carrara e vera Arte? Perché? Perché non avete parlato di recupero di quel teatro che potrebbe portare quasi 1000 posti di lavoro?
Perché?
https://fondoambiente.it/luoghi/teatro-politeama-carrara?ldc
Perché non avete parlato di recupero dell’Hotel marble – altro “biglietto da visita della Città di Carrara “ – come luogo ove realizzare mostre e convegni e incontri sull’arte? Oltre migliaia di posti di lavoro, un numero tale che consente la conversione e l’impiego di tutti coloro che sono occupati al monte.
Perché non avete parlato della zona ex campo profughi? Un luogo della memoria – Arte da valorizzare per la collettività! Forse ci sono progetti di appartamenti perché qualcuno ha così tanti soldi da investire che non sa più dove metterli dopo aver lucrato su beni comuni con il tacito assenso chi deve lavorare per la collettività?
Perché non avete progetti per riaprire le biblioteche – luoghi di arte e cultura? Perché non avete progetti per il recupero – dal degrado – delle aree “ex mercato coperto” Avenza – Marina di Carrara? E l’area cinema all’aperto? E le aree sul mare – Via da Verrazzano – ove si teneva il simposio? Anche quelli sono spazi che possono essere dedicati all’arte. E al recupero di un tessuto sociale massacrato. Come spiega la pa questi dati in una analisi comparativa di senso? Il “progetto” a “macchia di leopardo” da che idea di “futuro” nasce? Quale è il senso di “interventi” un “po’ qui un po’ lì” ? Che ricadute avranno? Esiste una analisi in merito? Esiste un piano di “rinascita “ di Carrara? Sono stati coinvolti i cittadini? Oppure dovere rendere favori/marchette a qualcuno che ha sostenuto la campagna elettorale? Come si concilia – altrimenti – la legge RT con la “voglia di cemento come se non ci fosse un domani”?
E’ Vostra la proposta di un “cantiere .. sulla marina nell’area ex Mediterraneo”? E perché vi siete arroccati sulla “monocoltura “ della estrazione- devastazione? Le parole inglesi o gli acronimi che avete usato vi servono per convincere o confondere le idee? Cosa non vi è chiaro nel concetto – elaborato nelle teorie economiche -per cui in economia i monopoli / oligopoli camuffati , sono definiti “fallimenti del mercato” così come lo sfruttamento irreversibile di beni pubblici e collettivi.
Quale è la Vision? Quale è la Mission? “Vedere lavorare in cava”????? Vedere sventrare montagne e distruggere / inquinare sorgenti? Questo è il vostro progetto di … arte? Una gita in un mattatoio? Giocare in una cava in galleria? Fare i murales ecologici in cava?
Ma vi ascoltate? A Carrara c’è il 20% di POVERI!!! Non siamo nel paese degli unicorni e delle fate.

Siamo in un territorio COLONIZZATO DA MULTINAZIONALI ED ELITE MILIARDARIE in cui:
SE NON HANNO IL PANE, MANGINO LE BRIOCHES!
E così la pa si allea con i colonizzatori: ottima scelta strategica. Gli eventi bandiera! Quale bandiera? Quella degli sponsor, quelli del “cerchio magico”, quelli che firmano l’accordo per lavorare il 50% dell’estratto sul territorio e poi fanno i ricorsi? Quelli? Sono affidabili?
Probabilmente Carrara nella profonda ignoranza nella quale è stata tenuta non si accorge di quanto venga derisa e schernita e manipolata e ulteriormente violata se questo ancora fosse possibile: ormai siamo passati dalla pelle divorata delle montagne e del territorio, oltre i muscoli e si vedono le ossa. Come sul Titanic continuavano a ballare mentre la nave affondava, questa amministrazione dà marchette a destra a sinistra, continua a raccontare una storia che non esiste né in cielo né in terra: Carrara è una colonia e come in tutte le colonie l’amministrazione dove sta? La pa sembra disconnessa dai reali problemi del territorio.

ARTE E CULTURA
La vera rinascita di Carrara passa attraverso scelte coraggiose di emancipazione dal colonialismo della distruzione. Solo programmi di sostenibilità di lungo periodo possono salvare questo meraviglioso territorio, liberandolo dalle economie predatorio e della devastazione egoistica di pochi. Carrara merita di più e per tutti. Una vera città è inclusiva e onesta. Le ricchezze artistiche di Carrara, quelle che sono anche celate nei magazzini delle strutture che le custodiscono possono trovare spazi degni in tutti i luoghi citati e che debbono essere recuperati.
Dal progressivo recupero di tutti gli spazi ed edifici esistenti, dal recupero degli spazi verdi, possono nascere migliaia di nuovi posti di lavoro. Dalla soluzione del problema connesso all’area Villa Ceci può nascere un polo universitario per discipline coerenti con la valorizzazione rispettosa del territorio. Occorre una pa onesta, capace di essere inclusiva, di agire in modo efficiente, efficace, davvero al servizio di tutti i cittadini e del loro benessere. La vera rinascita è a portata di tutti, ma prima occorre la Liberazione.
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Firenze, 4 ottobre 2024
Dopo cava Valsora nel comune di Massa e cava Crespina II nel comune di Fivizzano – entrambe site nella provincia di Massa e Carrara – stavolta sono l’Alta Versilia e la provincia di Lucca a festeggiare la presenza certificata di un nuovo habitat protetto con una moltitudine di specie floristiche e faunistiche endemiche presenti in gran numero.
Le acque di un color fluorescente oltre ogni immaginazione, hanno spinto nella scorsa primavera alcuni volontari di Apuane Libere a prendere canoa e remi per lanciarsi all’esplorazione di alcuni laghetti formatisi nei siti estrattivi dismessi presenti nel bacino delle Gobbie ad un tiro di schioppo dal paese di Arni nel territorio di Seravezza: ed i meravigliosi risultati non si sono fatti attendere.
Il monitoraggio ambientale infatti – oltre a certificare la completa rinaturalizzazione di tutte le cave presenti – ha visto un importante presenza riproduttiva e stabile di numerose specie animali protette e botaniche di enorme pregio come giunchi, salici, equiseti, orchidee selvatiche, rondini montane, allocchi, trote Fario lacustri, rospi Bufo Bufo; ma soprattutto, a cava Piastraio, è stata notata per la prima volta in Toscana la presenza di un individuo di Tritone Alpestre Neotenico Leucistico.

Per finire in bellezza è stato censito addirittura un Habitat di interesse comunitario, classificato secondo la Direttiva Habitat 92/43/CEE con il nome di “Acque oligomesotrofiche calcaree con vegetazione bentica di Chara ssp.” il cui codice di riferimento è il numero 3140: nello specifico una bellissima alga formatosi spontaneamente dalla chiusura delle cave e la cui conservazione è minacciata dalla riapertura prevista dai PABE adottati dall’amministrazione comunale di Seravezza.
La corposa relazione tecnico-scientifica che ne è risultata, è stata debitamente inviata via posta elettronica certificata agli enti competenti in materia di tutela ambientale toscana e per conoscenza anche al Ministero dell’ambiente e della Sicurezza Energetica ed a ISPRA.
“Grazie ad un impegnativo lavoro sul campo – spiega Gianluca Briccolani presidente di Apuane Libere – che ha visto i nostri volontari, coordinati dall’erpetologo carrarino Dottor Gabriele Martinucci, alternarsi giorno e notte nelle varie location per ben quattro mesi, la nostra associazione ambientalista ha potuto inviare una relazione scientifica di ben 87 pagine, non solo al Ministero competente, agli uffici della Regione Toscana ed al Parco Naturale delle Alpi Apuane, ma sopratutto a tutti i consiglieri del comune di Seravezza: compreso quell Sindaco Lorenzo Alessandrini divetuto ormai famoso per voler vendere i mappali di due intere montagne ad una società per azioni.

Fin dall’inizio sapevamo che l’intento di questo nostro lavoro sarebbe stato duplice: oltre ad offrire un servizio alla comunità scientifica, doveva servire a mettere con le spalle al muro, quegli organi competenti in materia ambientale e quelle amministrazioni che governano il territorio, i quali non potranno più dire che i siti in questione non si siano rinaturalizzati e quindi che l’estrazione del marmo possa riprendere.
In oltre trent’anni di inattività – conclude Briccolani – nelle quattro cave oggetto del nostro monitoraggio ambientale ossia Castellaccio, Piastraio-Castellaccio, Piastraio e Conca-Castellina, la natura ha fatto sapientemente il suo corso ed è per questo che ci batteremo in ogni sede giudiziale per opporci al folle progetto proposto dalla giunta Alessandrini di rimettere a reddito questo bellissimo angolo di Apuane e per far stralciare anche questa area contigua di cava, prima che il nuovo Piano Integrato per il Parco delle Alpi Apuane sia definitivamente approvato dal Consiglio Regionale della Toscana.”
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Alcuni volontari di Apuane Libere, hanno effettuato un sit-in lungo le strade della prima tappa della competizione ciclistica più famosa al mondo, per manifestare contro la distruzione delle Alpi Apuane.
Firenze, 29 giugno 2024
Decine di volontari dell’associazione Apuane Libere, hanno esposto striscioni di protesta durante la prima tappa Firenze-Rimini de “La Grande Bouclé”: la più famosa corsa a tappe di ciclismo su strada professionistico al mondo, che quest’anno ha visto per la prima volta la partenza dalla Toscana. Un enorme telo rosso di 180 metri quadri con su scritto “Liberiamo le Alpi Apuane” ed uno giallo più piccolo con le traduzioni in francese ed inglese del motto “Aiuta le Alpi Apuane”, sono stati esposti nei pressi del traguardo volante del Gran premio della montagna al Valico Tre Faggi al confine tra Toscana ed Emilia-Romagna.
“Sono ancora troppe – affermano da Apuane Libere – le persone che nel mondo ignorano questo vero e proprio ecocidio che sta polverizzando un’intera catena montuosa sorta dal mare milioni e milioni di anni fa, ricchissima di esclusività floristiche, faunistiche ed interclusa dentro in un Geoparco Mondiale Unesco, solo per biechi interessi privatistici legati all’estrazione del marmo. Con questo gesto dimostrativo abbiamo voluto informare gli sportivi di tutto il mondo, che con il marmo delle Alpi Apuane, conosciuto a livello mondiale grazie ai capolavori scultorei di Michelangelo, Canova e Bernini, oggi si producono soltanto colle cementizie, sbiancanti per dentifrici e gabinetti per le regge degli sceicchi arabi ed è per questo che puntiamo il dito contro le scellerate politiche ambientali, da decenni portate avanti di chi è al governo della Regione Toscana.

Grazie infatti a questa miopia ecologica portata avanti negli ultimi decenni su questa catena montuosa, molti siti estrattivi ormai rinaturalizzati e chiusi da decenni sono stati avidamente riaperti, portando ulteriori profitti milionari alla devastante industria mineraria a discapito della salute delle persone e dell’ambiente, il cui apice è rappresentato dall’inquinamento del sistema idropotabile più capiente di tutta la Regione Toscana.
“Se esiste un olocausto biologico in Italia –spiega il presidente Gianluca Briccolani – quello è imperante in Toscana sulle Alpi Apuane, dove i nostri attivisti non riparano a produrre denunce ambientali per cementificazioni e inquinamento degli alvei di fossi, torrenti e fiumi, specie animali e floreali endemiche completamente spazzate via dalla furia dei caterpillar, disboscamento selvaggio di Siti Natura 2000, la presenza di vere e proprie discariche a cielo aperto di gomma, plastica, materiali ferrosi e addirittura eternit, danni al patrimonio erariale per evasioni di milioni di euro, non rispetto della sicurezza sul lavoro (con conseguenti morti e feriti) ed infiltrazioni della criminalità organizzata. Abbiamo lanciato il nostro grido di dolore proprio dalle colline sopra la culla del rinascimento, quella bellissima Firenze che tantissimo ha avuto dal prezioso ventre delle Alpi Apuane, per dire basta a questo turpe scempio: noi ambientalisti fiorentini e toscani non resteremo con le mani in mano di fronte a questo dramma ecologico ed ecosistemico.
Esigiamo dalla Regione Toscana – continua il presidente – l’istituzione di un Parco Nazionale dove finalmente le specie animali e vegetali, le peculiarità geologiche, paesaggistiche e microclimatiche, il patrimonio storico archeologico e gli elementi naturali quali acqua ed aria, siano realmente salvaguardati: a maggior ragione dopo l’approvazione del nuovissimo regolamento europeo Nature Restoration Law, che obbliga gli stati membri al ripristino di tutti gli habitat compromessi: ad iniziare da quell’ormai dimezzato reticolo idrografico che ha portato alla diminuzione, distruzione ed inquinamento, dell’elemento vitale acqua, che sulle Alpi Apuane rappresenta il bene primario per tutta la popolazione.
Siamo certi – conclude Briccolani – che uno sport nobile e pulito come il ciclismo, non resterà indifferente davanti a questo disastro ambientale di portata planetaria e ci aiuterà a portare la nostra lotta per la giustizia ambientale anche fuori dai confini nazionali.“
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E’ necessario che voi sappiate quello che sta accadendo in terra di Toscana , una terra dove si racconta della coraggiosa lotta partigiana contro l’invasore. Oggi l’invasore è ancora qui, ha cambiato colore ma il risultato non cambia perché ci troviamo dinanzi a una dittatura dell’arbitrio, alla esclusione delle parti sociali dalle decisioni fondamentali per la vita del territorio.
Eppure i testi di economia politica, di politica economica, di economia ecologica e di ecologia politica consentono di giungere a una conclusione comune e cioè ad affermare che un mercato funziona quando è un mercato equilibrato, bilanciato ed è percepito come ragionevole, giusto, equo, affidabile, leale.
In questo tipo di mercato i cittadini, i consumatori e i produttori si trovano in una posizione di equilibrio in cui c’è collaborazione e i pubblici poteri garantiscono il monitoraggio e il bilanciamento, la simmetria informativa e la tutela dell’ambiente: il successo è garantito.
Nel contempo gli studi economici spiegano quando un mercato è fallito e ci indicano i casi tipici dei fallimento del mercato: gestione privata di beni pubblici, i monopoli, le esternalità negative, l’ asimmetria informativa e l’ alterazione degli standard.
Ecco perché è pacifico che il mercato del #marmo – così come organizzato – è un mercato fallito: lo dimostra la teoria e – soprattutto – la realtà empirica.

Violazione delle norme di diritto internazionale, europeo, dell’ordinamento interno, asimmetria informativa, utilizzo di beni pubblici da parte di pochi, monopolio e sfruttamento di beni naturali e risorse non rinnovabili, ricchezza non valorizzata, mancata ricaduta sul territorio, impoverimento del territorio sul quale si scaricano le esternalità negative della produzione, collusioni border line: il principio “chi inquina paga” viene smantellato e i costi sono letteralmente spalmati sui contribuenti – molti ignari – garantendo l’arricchimento esponenziale di pochi monopolisti /oligopolisti che depredano risorse non rinnovabili senza pagare i costi della distruzione.
Accade in Toscana “democratica” quello che accade in Angola o nella Repubblica democratica del Congo.
Chi estrae marmo inquina e chi inquina deve pagare: ma chi estrae marmo non solo inquina – e non paga – ma chi estrae marmo distrugge e devasta beni non rinnovabili.
Chi sostiene che il “marmo è pane” o il “marmo è infinito” mente sapendo di mentire. Il marmo è montagna, è ambiente, è risorsa viva non rinnovabile ed è destinato a finire e contemporaneamente si devastano flora, fauna, risorse idriche, ecosistemi, si inquina il suolo, l’aria, le sorgenti e i corsi d’acqua.
Il mercato del marmo è un fallimento per la comunità e lo si vede bene nel momento in cui i devastatori del monte siano chiamati a pagare i costi della devastazione e ad accollarsi tutte le esternalità negative. Costi talmente elevati che diviene inesorabile il loro fallimento, i distruttori sono destinati a fallire se messi davanti alle loro responsabilità.
Prima di tutto i politici: chi governa il territorio è il primo soggetto che DEVE GARANTIRE LA GIUSTIZIA, l’imparzialità, la legalità, ANCHE GARANTENDO il diritto rivendicato dai cittadini alla verità.
I cittadini hanno il diritto di partecipare alle discussioni importanti per la vita del territorio – delle persone, degli ecosistemi, della biodiversità, del paesaggio, della cultura – ovvero a scelte e decisioni che possono avere ricadute negative gravissime nel breve, medio, lungo e lunghissimo periodo.
Decisioni così importanti come quella che sarà presa stasera dal Consiglio Comunale di #seravezza – ossia la trattativa di svendita alla società per azioni #henraux del Monte Altissimo e del Monte Pelato, porterà a conseguenze devastanti per il territorio e per i cittadini.
Non può essere presa in modo superficiale, una violazione della libertà democratica del processo partecipativo (L. 241 del 1990 e smi) delle conferenze dei servizi, dell’intervento di tutte le parti sociali e dei cittadini, dell’intervento del Ministero ambiente per le valutazioni (VAS etc) in relazione alla competenza esclusiva dello Stato in materia ambientale.

Il mercato del marmo è un mercato fallito per l’economia pubblica proprio in relazione alle modalità di gestione del governo del territorio, perché solo pochissimi sono favoriti – così che si produce una forbice sociale inaccettabile rispetto agli altri cittadini – e soprattutto perché è inaccettabile – oltre che antigiuridico – distruggere beni pubblici e beni comuni non rinnovabili, devastare ecosistemi e biodiversità in danno della presente e delle future generazioni.
Stiamo assistendo a decisioni arbitrarie e scellerate quanto immotivate e ingiustificabili : perché la Pubblica Amministrazione brama la distruzione del territorio a favore dell’arricchimento di pochi?
Perché favorire la miseria del territorio e l’imbarbarimento dell’ambiente?
E’ palese nella condotta della pa che esclude i cittadini e impedisce il dibattito tra le parti sociali, la violazione della normativa – prevalente – di Diritto Europeo: il Sesto programma di azione dell’Unione Europea in materia ambientale spinge la i produttori a rendere la “dichiarazione ambientale di prodotto “per dimostrare che tutti i prodotti che sono immessi nel mercato sono rispettosi – come le procedure di realizzazione – dell’ambiente.
Nel caso “estrazione del marmo” uguale devastazione territorio, suolo, ambiente ci troviamo dinanzi a un paradosso: COME SI PUO’ parlare di rispetto dell’ambiente a fronte di devastazione ambientale, di ecosistemi , di incalcolabile impatto ambientale non suscettibile di reintegrazione trattandosi di beni non rinnovabili.
Assistiamo a un gigantesco paradosso: lo Stato che obbliga i cittadini a utilizzare veicoli elettrici per abbandonare i combustibili fossili – per la cd energia rinnovabile – COME PUO’ NON VEDERE LA MOSTRUOSITA’ che si sta manifestando con la distruzione delle ALPI APUANE?
DEVE INTERVENIRE LA UE E LO STATO a tutela dell’ambiente, degli ecosistemi delle Alpi Apuane , verificare l’impatto ambientale IRREVERSIBILE E INSOSTENIBILE E LA VIOLAZIONE DEGLI ARTICOLI 9 e 41 DELLA #CostituzioneItaliana
Lo #stato deve intervenire per garantire il principio doveroso della tutela dell’ambiente anche per le future generazioni.
Come può la Pubblica Amministrazione consentire – o collaborare – o negoziare e perpetrare un crimine contro l’umanità ovvero la devastazione dell’ambiente e di luoghi che appartengono alla collettività?
È necessario un dibattito pubblico vero. Si prenda esempio da quelle regioni virtuose che difendono le loro montagne: si pensi alle Dolomiti e ai cittadini che con le loro amministrazioni hanno scelto un’economia di mercato diversa – escludendo del tutto monopoli/ oligopoli e cartelli di qualsiasi genere per garantire una economia equilibrata e diffusa su tutto il territorio.
Nel caso di specie non si parli di “invidia “ della ricchezza perché chi è ricco grazie alle conoscenze e competente personali e lo è nel rispetto dell’ambiente, quello merita tutta la riconoscenza della collettività.
Se la ricchezza è frutto dell’impegno nello studio, nello sport, nell’attività agro alimentare, vitivinicola, nelle produzioni ecologiche ecocompatibili ed ecosostenibili, ben venga.
Ma se “la ricchezza “ è frutto della devastazione dell’ambiente, degli ecosistemi e della biodiversità, devastazione di beni della collettività non rinnovabili, allora quella ricchezza è indegna perché fatta sullo sfruttamento del territorio, del paesaggio, della cultura, della vita e della salute delle persone, sull’indebitamento delle future generazioni, in assenza di qualsiasi merito, opaca e suscettibile di dubbi di ogni genere.
Quindi è un atto di arbitrio – che lascia aperte valutazioni e riflessioni – quella di una pa che ricorre all’artificio della tecnica per impedire la partecipazione dei cittadini. Perché discrimina coloro che non hanno la tecnologia e con arbitrio tenta di prendere decisioni così violente sulle future generazioni oltre che sulla pelle delle presenti generazioni.
La legalità e la giustizia rendono necessaria la nomina di organismi che garantiscano l’indipendenza e l’imparzialità delle scelte e il loro operato deve essere aperto alla partecipazione di tutti i soggetti interessati, sia associazioni sia singoli cittadini.
Le Pubbliche Amministrazioni non sono club esclusivi che decidono sulla pelle delle persone.

È necessario verificare quali sono le caratteristiche di una produzione così devastante – ormai intollerabile – ed è necessario valutare quali sono gli impatti in relazione all’ambiente, alla biodiversità, agli ecosistemi, alla produzione di rifiuti, alla tutela della biodiversità, all’inquinamento idrico, atmosferico, acustico, del suolo e alla conservazione del patrimonio boschivo.
L’amministrazione deve spiegare quale sia il senso della devastazione della montagna, deve spiegare il senso di cavare terra e marmo per sbriciolarlo e fare lavandini o tavoli o pavimenti.
Deve spiegare PERCHE’ NON DEVE ESISTERE UN’ALTRA ECONOMIA, DEVE SPIEGARE il perché di questa gestione dell’ambiente e che tipo di impatto ambientale si vuol percorrere e quali sono gli obiettivi di politica ambientale e sociale di un’amministrazione che accetta e promuove la devastazione?
La pa deve spiegare la politica ambientale che persegue, le strategie di pianificazione, le strategie di attuazione, le strategie di verifica, le strategie di riesame per realizzare il miglioramento continuo cioè per incrementare nel tempo la capacità dell’organizzazione di realizzare obiettivi programmati di tutela ambientale.
Siamo dinanzi alla devastazione senza ritorno di beni di interesse pubblico, della collettività, irripetibili, non rinnovabili, di ecosistemi e biodiversità – necessari per la vita: la pubblica amministrazione DEVE GARANTIRE la partecipazione dei cittadini e delle associazioni ambientaliste e dei consumatori, deve documentare i programmi ambientali, gli aspetti ambientali significativi di un sito, documentare le emissioni, gli scarichi, la gestione dei rifiuti, i trasporti, gli imballaggi, gli effetti dell’ inquinamento acustico, la ricaduta sulla biodiversità, sulla flora, sulla fauna, quali sono gli obiettivi di miglioramento e di riduzione dell’impatto ambientale, quali sono le azioni volte ad attuare e rendere operative le disposizioni di legge in materia ambientale, le azioni per migliorare le prestazioni ambientali, la garanzia e l’affidabilità dell’informazione, il tutto garantendo verifiche indipendenti e neutrali – “ un audit che attesti la veridicità delle informazioni prodotte circa l’implementazione dei sistemi di tutela dell’ambiente.”
E deve intervenire lo Stato per far cessare questo scempio e se non interviene lo Stato intervenga l’Unione Europea, il Mediatore europeo, la Corte dei Conti perché mentre la legislazione si muove nella direzione di una sempre maggiore tutela ambientale e le persone sono invitate a usare la bicicletta, a non inquinare aria, suolo, acqua e sono invitate a non mangiare carne – a mangiare insetti – contemporaneamente assistiamo alla devastazione dell’ambiente per far aumentare la ricchezza di pochi impedendo un diverso sviluppo economico.
In tal senso: codice degli appalti Articolo 87 decreto legislativo 50 del 2016 (la stazione appaltante impone la considerazione di criteri del sistema emas e la certificazione iso 14001 così come incorporati nei criteri ambientali minimi – cam -di cui ai decreti del ministro ambiente e il codice dell’ambiente decreto legislativo 152 del 2006 che individua nel possesso della certificazione emas o iso 14001 un criterio preferenziale in caso di più domande concorrenti nella concessione di risorse idriche per usi produttivi ; con riferimento ai
rifiuti consente il rinnovo delle autorizzazioni per l’esercizio di impianti o l’iscrizione agli Albi alle imprese in possesso di certificazione ambientale solo tramite presentazione di autocertificazione denuncia di prosecuzione attività e copia conforme della certificazione stessa); e ancora normativa – in via analogica- del decreto legislativo 387 del 2003 e della successiva direttiva 2009/28/ce che stabilisce che le imprese che vendono energia elettrica debbono produrre un certificato di garanzia di origine dell’energia da fonti rinnovabili e secondo la certificazione che attesta “impianti alimentati da fonti rinnovabili per la garanzia di origine” irco v certificati internazionali che attestano che l’impresa produce energia elettrica attraverso fonti rinnovabili ).
E’ inaccettabile che nella protensione verso le fonti rinnovabili dobbiamo assistere ancora alla devastazione – da parte di un pugno di multinazionali apolidi – e alla distruzione dell’ambiente, degli ecosistemi, della biodiversità, flora, fauna, l’aria, l’acqua, le sorgenti.
Imprese che agiscono provocando danni irreparabili , il tutto nel silenzio e nella convivenza dell’amministrazione?
Ma la pubblica amministrazione cosa fa? controlla ed è a conoscenza di tutti gli abusi e se così fosse sarebbe collusa o complice ? oppure la pubblica amministrazione non controlla perché è ignorante ovvero ignora e in questo caso è colpevole per colpa perché incapace e deve essere rimossa per incapacità ?
Allora significa che accetta la situazione con conseguente responsabilità penale perché è una negligenza complice?
La magistratura deve intervenire?
Alla luce di quando denunciato è lo Stato che deve intervenire, il Ministro dell’ambiente e tutte le autorità competenti a garantire il rispetto della normativa europea, TFUE, TUE, Carta dei diritti dell’uomo, carta di Nizza, così da assicurare la corretta protezione delle risorse non rinnovabili, dell’ambiente, degli ecosistemi, della vita, del patrimonio paesaggistico e culturale, della flora e fauna, nell’interesse anche delle future generazioni.
FERMEREMO LA NEGOZIAZIONE ILLECITA TRA LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI E LE MULTINAZIONALI DELLA DEVASTAZIONE, SE NECESSARIO FACENDO COME LE NOSTRE NONNE ED I NOSTRI NONNI.
UN GIORNO LIBEREREMO LE ALPI APUANE!

Le volontarie ed i volontari di Apuane Libere, grazie ad un monitoraggio ambientale durato due anni, hanno denunciato diversi abusi alla Cava Padulello nel Comune di Massa, sito estrattivo che escava fuorilegge a 1450 metri dentro il Parco Regionale delle Alpi Apuane.
Firenze, 7 aprile 2023
L’organizzazione di volontariato Apuane Libere, informa che, grazie ad una campagna di monitoraggio ambientale durata ben due anni svolta sulla montagna massese dai propri attivisti, ha presentato l’ennesima segnalazione ambientale agli organi competenti in materia di controllo, inerente il sito estrattivo denominato Cava M81 Padulello posto in località Piastramarina nel Comune di Massa. Come si evince dalle numerose immagini e dai filmati presentati ai carabinieri forestali, guardiaparco, uffici regionali e comunali, gli abusi ambientali commessi dal concessionario Sermattei s.r.l. sono gravissimi e sono stati reiterati nel corso degli anni, soprattutto in materia di inquinamento da marmettola.

I video prodotti dai nostri soci volontari – fanno sapere dal tritone apuano – evidenziano in maniera incontrovertibile da dove arriva quell’acqua contaminata che ha messo in ginocchio il paese di Forno per ben 10 giorni nel mese di novembre e non dimenticheremo mai che l’allora sindaco Francesco Persiani, regalo ipocritamente acqua in plastica di una partecipata comunale alla popolazione rimasta all’asciutto, dopo aver chiuso quei rubinetti da dove uscivano i fanghi delle cave. Durante gli svariati sopralluoghi, è emerso anche il fatto che per quasi quattro anni, la ditta concessionaria del sito estrattivo, non abbia messo in atto il progetto di ripristino ambientale richiesto dal Parco per scavi abusivi in Siti Natura 2000 ed in area protetta e in questo senso chiediamo a gran voce il ritiro della pronuncia di compatibilità ambientale.
“È ora di finirla di mettere la testa sotto la sabbia – spiega Gianluca Briccolani presidente dell’associazione – i vari enti devono fare il lavoro per cui noi cittadini li paghiamo, fare rispettare le leggi vigenti e fermare chi delinque con una sorta di Daspo ambientale. Per coloro che non lo sapessero, la Ditta Sermattei s.r.l. ha, nel corso dei decenni, collezionato un impressionante sequela di abusi ambientali senza avere neanche una diffida: questo ci fa capire che il confine tra controllore e controllato è molto spesso inesistente.

Visto che la Regione Toscana ed Arpat sembrano non aver preso seriamente le nostre preoccupazioni – continua il presidente – la prossima settimana avremo un colloquio a Roma con i tecnici del Ministero dell’Ambiente, a cui, non solo spiegheremo perché lo scempio delle Alpi Apuane costituisce uno dei maggiori disastri ambientali a livello nazionale, ma chiederemo di adoperarsi per un disegno di legge che consenta di applicare delle misure interdittive a tutte quelle aziende che sono recidive in fatto di abusi ambientali. Sempre grazie all’instancabile presenza sul territorio apuano dei nostri militanti ambientali, abbiamo anche verificato e documentato che a distanza di ben quattro anni dalla sospensiva inflitta dal Presidente del Parco, questa azienda del settore lapideo si è guardata bene dall’effettuare l’ordinato ripristino ambientale: chiediamo pertanto l’immediata sospensione delle lavorazioni in corso, ricordando che la Legge Regionale 35/2015, nei casi di inadempimento delle prescrizioni fissate, prevede la decadenza dal provvedimento concessorio. I nostri attivisti – conclude Briccolani – hanno appurato che dal sito estrattivo Padulello posto a quota 1470 metri e che sta eviscerando il ventre del Monte Cavallo, a seguito delle recenti forti precipitazioni piovose, vengono dilavate via dai piazzali di cava, ingenti quantitativi di segagione del marmo mista a derivati del petrolio, che scendono direttamente nell’alveo del canale delle Marinelle, affluente del fiume Frigido e in diretta corrispondenza con la sorgente del Frigido sita presso il paese di Forno.





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