PRIMA DENUNCIA DI APUANE LIBERE NEL COMPRENSORIO CARRARINO

UNA BOMBA ECOLOGICA SOTTO IL MONTE BELGIA. IL SINDACO DE PASQUALE FACCIA RISPETTARE LE POCHE REGOLE RIMASTE A TUTELA DEI MONTI E DELLE ACQUE

Firenze, 29 maggio 2021

In data odierna, l’organizzazione di volontariato Apuane Libere ha denunciato presso le Autorità competenti in materia ambientale – Carabinieri Forestali di Massa-Carrara, ARPAT, Regione Toscana e Ufficio cave del governo cittadino – l’esistenza di una grave emergenza ambientale nel torrente Carrione, appena sotto la valle di Colonnata sita nel Comune di Carrara.

“Grazie all’instancabile presenza sul territorio apuano dei nostri militanti ambientali – fanno sapere dal tritone apuano – abbiamo rilevato e documentato un imponente fronte valanghivo di marmettola, molto probabilmente dovuto all’apertura di qualche vasca di decantazione delle acque reflue di cava, che ha letteralmente invaso il fosso sotto il Monte Belgia”.

“Di rifiuti prodotti dal sacrilego taglio delle nostre amate Alpi Apuane – spiega Gianluca Briccolani, presidente di questa nuova realtà nell’ambientalismo apuano – ne ho visti di ingenti e in tutti piazzali e nelle gallerie di tutto il comprensorio del lapideo apuo-versiliese, ma quantitativi di tale portata che rasentano il metro di profondità raramente si trovano presenti nei fossi.”

“Ci appelliamo – continua Briccolani – a colui che è stato eletto da tutte le cittadine e cittadini che a Carrara aspiravano ad un radicale cambiamento in tema di politiche ambientali e di rispetto delle regole, chiedendogli di non preoccuparsi soltanto di far quadrare gli introiti delle concessioni ricevute dallo smantellamento del proprio territorio, ma di porre innanzi a tutto la salute della popolazione e dei beni comuni.”

“Ancora in un’ottica di giustizia ambientale e di perseguimento del bene comune – concludono da Apuane Libere – la nostra associazione giudica positivamente le recenti prese di posizione del Comune di Carrara contro i ricorsi delle aziende del Lapideo che vedono nelle montagne apuane solo materiali da liofilizzare per fare profitto.”

“ROSSI DICE MALE DI GIANI? SONO DECENNI CHE LA TOSCANA È GOVERNATA DA LOBBISTI CHE ASSASSINANO L’AMBIENTE: NIENTE DI NUOVO SOTTO IL SOLE DI QUEL POTERE FEUDALE CHE NON TOLLERA DI ESSERE INTACCATO”

L’organizzazione di volontariato Apuane Libere, nel presentare le proprie osservazioni al Provvedimento Autorizzativo Unico Regionale relativo al Piano di coltivazione della cava Cervaiole nel comune di Seravezza, punta il dito contro tutte le maggioranze succedutesi in Toscana dalla costituzione dell’ente ad oggi. “La commissione d’inchiesta regionale sulle infiltrazioni mafiose in Toscana? Tempo perso: nella grande mangiatoia toscana, pappano indiscriminatamente maggioranza e opposizione.”

Firenze, 26 maggio 2021

Apuane Libere, a seguito del grande clamore suscitato dalla recente inchiesta su quei fanghi che le concerie sono state autorizzate a sversare in Arno e sui mix venefici sotterrati sotto i vari manti stradali, vuole accendere i riflettori anche sul Far West apuano, dove gli emendamenti pro marmotrafficanti votati nel recente Piano Regionale Cave – passati nel silenzio generale – stanno fattivamente regalando un patrimonio geologico di tutta l’umanità, a famiglie di incravattati con i partiti locali.

Ci teniamo ad informare – fanno sapere dal tritone apuano – che i siti estrattivi che divorano il suolo montano dentro e fuori il Geoparco Unesco delle Alpi Apuane, sono, a differenza del trend nazionale, in aumento: questo grazie a quei chirurgici commi proposti e votati da quel Partito Distruzione (PD), che sta facendo sbriciolare l’irripetibile paesaggio di quella che un tempo era considerata una delle più belle regioni al mondo.

Non siamo minimamente stupiti che le politiche ambienticide portate avanti dalla giunta Giani siano in piena continuità con l’uscente giunta Rossi: tutto ciò rientra nel solco della tradizione del centro sinistra toscano, fatto di governi regionali che, per coltivare i propri bacini elettorali – quando la prassi è pulita –  autorizzano le peggio nefandezze ai danni dell’aria, dell’acqua, del suolo, della flora e della fauna nostrane.

Ieri, per quanto di nostra competenza, abbiamo certificato agli uffici regionali, tutta la nostra contrarietà al nuovo piano di distruzione previsto in Alta Versilia, dove, alle pendici della montagna di Michelangelo – il Monte Altissimo – un avida società per azioni vorrebbe appropriarsi di ulteriori 1.820.000 tonnellate di suolo in mappali della collettività (è bene ricordare ai meno informati che a seguito della sentenza del 8 luglio 2020 emessa dal Commissario per la liquidazione degli Usi civici per Lazio, Toscana e Umbria, in quelle aree non si può escavare).

“Adesso tocca al governo regionale smentirci – spiega Gianluca Briccolani presidente dell’associazione – rigettando in toto questo nuovo progetto di macelleria ambientale per di più interessante fondi occupati senza titolo, dimostrando a questo modo di non essere asservito alle peggio lobby, spesso di natura criminale, che rapinano i beni della collettività. A volte – commenta l’alpinista fiorentino – mi trovo io stesso in imbarazzo di fronte a tutti i nostri attivisti volontari, i quali, rimasti gli unici “don chisciotte” ad occuparsi giornalmente e gratuitamente di monitorare e segnalare i reati ambientali sulle montagne apuane, sono ormai stufi di svolgere la propria opera di denuncia per poi vedersi sovvertire dalla politica partitica, quelle ormai poche leggi che tutelano l’ambiente montano.

Ora che le deroghe agli amici degli amici stanno venendo al pettine, nessuno può più permettersi di dire io non c’ero ed il nostro progetto ambientale inizierà a fare nomi e cognomi di coloro che da consiglieri regionali di maggioranza e di minoranza, da sindaci e amministratori locali e da presidente e direttori dei vari enti preposti ai controlli, sono i mandanti morali del sistematico sterminio di un’intera catena montuosa.

Dentro il Parco Regionale delle Alpi Apuane – continua il presidente – dove ragion vorrebbe la natura sia protetta, ci sono invece 39 aree tumorali dove i vigenti codici dell’ambiente e codici del paesaggio sono stati esautorati della propria valenza di leggi sovraordinate, creando di fatto una situazione dove la certezza del diritto e la normativa viene interpretata da illustri giuristi a vantaggio degli interessi personali di pochi.

Dato che in Toscana è la disonestà a pagare – conclude Briccolani – il famoso emendamente concerie scritto nelle stanze di Palazzo Strozzi Sacrati, che avrebbe portato arricchimento a pochi e veleno per tutti, non ci ha sorpreso più di tanto, perché è sulle nostre amate montagne martiri è prassi comune arretrare linee di confine di un Parco ormai ostaggio delle multinazionali del carbonato di calcio e di imprenditori che “lavorano” – autorizzati e protetti a tutti i livelli – nella più diffusa illegalità.”

Alcuni volontari di Apuane Libere, saranno presenti lungo le strade della dodicesima tappa del Giro d’Italia la Siena-Bagno di Romagna di giovedì prossimo 20 maggio, per manifestare contro la distruzione delle Alpi Apuane

Firenze, 20 maggio 2021

Apuane Libere, la nuova organizzazione di volontariato con sede a Firenze fondata il 25 aprile scorso sulle Alpi Apuane, sarà presente alla tappa Tosco-Romagnola del Giro d’Italia con un enorme striscione di 100 metri quadri, atto a sensibilizzare l’opinione pubblica nazionale ed internazionale, su quello che il docu-film “Antropocene” ha definito “uno dei maggiori 43 disastri ambientali a livello mondiale”: lo sbriciolamento dell’intera catena montuosa delle Alpi Apuane.

Sono ancora troppe – affermano dal tritone apuano – le persone che ignorano questo vero e proprio ecocidio che sta polverizzando questa catena montuosa, interclusa dentro un Geoparco Mondiale Unesco e sorta dal mare milioni di anni fa, solo per biechi interessi privatistici.

Dispiace deludere i più, quando affermiamo che con il marmo delle Alpi Apuane – conosciuto a livello mondiale grazie ai capolavori scultorei di Michelangelo, Canova e Bernini – oggi si producono colle cementizie, sbiancanti per dentifrici e gabinetti per le regge degli sceicchi arabi.

“Giornalmente i nostri attivisti –spiega il presidente Gianluca Briccolani – non solo segnalano i più evidenti danni paesaggistici, ma denunciano anche cementificazioni e inquinamento degli alvei del maggiore bacino idrico di tutta la regione Toscana, specie animali e floreali endemiche completamente spazzate via, disboscamento selvaggio di intere aree a protezione speciale, la presenza di vere e proprie discariche a cielo aperto di gomma, plastica, materiali ferrosi e addirittura eternit, danni al patrimonio erariale per evasioni di milioni di euro, non rispetto della sicurezza sul lavoro (con conseguenti morti e feriti) , lavoro sommerso, non rispetto del pagamento dei salari dei lavoratori: insomma in questo meraviglioso angolo di Toscana la legge non viene rispettata…Vogliamo partire proprio dalle colline sopra la culla del rinascimento – quella bellissima Firenze che tantissimo ha avuto dal prezioso ventre delle Alpi Apuane, per dire basta a questo turpe scempio: noi ambientalisti fiorentini non resteremo con le mani in mano di fronte a questo dramma ecologico ed ecosistemico”.

Siamo certe e certi – concludono dall’associazione – che uno sport nobile e pulito come il ciclismo, non resterà indifferente davanti a questo disastro ambientale di portata planetaria e ci aiuterà a portare la nostra lotta per la giustizia ambientale anche fuori dai confini nazionali.

Grazie.

I volontari di Apuane Libere, grazie alla loro opera di vigilanza ambientale, hanno denunciato abusi ambientali alla Cava delle Cervaiole nel Comune di Seravezza

Firenze, 17 maggio 2021

Apuane Libere, la nuova organizzazione di volontariato fondata il 25 aprile scorso sulle Alpi Apuane, informa di aver depositato questa mattina una segnalazione completa di fotografie presso le autorità competenti in materia – Carabinieri forestali della stazione di Pietrasanta, Parco delle Alpi Apuane, Ufficio Cave del Comune di Seravezza e Regione Toscana – relativa ad abusi ambientali commessi nel sito estrattivo delle Cervaiole posto in località Falcovaia nel Comune di Seravezza. Detto materiale vuol portare a conoscenza dei vari enti, alcune denunce di vari escursionisti che si sono avventurati su quel che resta del sentiero 142 del Club Alpino Italiano: ormai completamente invaso da brandelli dell’ex cima di Falcovaia. Successivamente, grazie all’instancabile presenza sul territorio dei nostri simpatizzanti e militanti ambientali – fanno sapere dal tritone apuano – abbiamo verificato e documentato che i caterpillar della ditta Henraux s.p.a. , ditta autrice di uno dei più efferati crimini ambientali come l’abbassamento di ben venti metri della cima del Picco di Falcovaia, hanno intercettato alcune importanti cavità carsiche non denunciandole agli organi competenti, in primis l’Ente Parco Regionale delle Alpi Apuane.

 “Non solo, i nostri attivisti, in quel frangente – spiega Gianluca Briccolani presidente della neonata associazione – hanno documentato quello che molti sanno e che fanno finta di non sapere e nello specifico che dal sito estrattivo Cervaiole, ingenti quantità di marmettola, terre e olii esausti, si infiltrano giornalmente dentro le vene dei monti portando a valle l’inquinamento generato da questa che, più che una coltivazione, è un vero e proprio massacro indiscriminato della montagna. In questo senso – continua il presidente – dato l’imperscrutabile percorso delle vene d’acqua degli acquiferi apuani, non ci stupiremmo affatto che l’inquinamento e la relativa sterilità di molti fossi e torrenti della zona (compreso il recente imbiancamento dell’incantevole lago di Isola Santa) derivino da questo banditesco modo di lavorare. Non è la prima volta che la Henraux s.p.a. si pone fuori dalla legalità: basti pensare che la vicina Cava Macchietta, che ha perforato il ventre della cosiddetta montagna di Michelangelo – il Monte Altissimo – è stata sospesa per lo scavo abusivo di oltre 14.000 metri cubi di marmo, procurando un danno ambientale e erariale a tutt’oggi non sanato. Apuane Libere – assieme a molte associazioni ambientaliste apuane – si appella a tutta la Giunta Regionale Toscana, affinché respinga in toto il nuovo progetto di coltivazione recentemente presentato dalla società per azioni dalla H grande, che vorrebbe per la zona delle Cervaiole, probabilmente in parte di uso civico, il passaggio da due a cinque cave attive e razziare altre 1.430.000 tonnellate di marmo da quel che ancora rimane del Picco di Falcovaia: il tutto per inesistenti ritorni occupazionali dato che per 140 dipendenti – facilmente ricollocabile utilizzando i soldi nel fondo next generation eu – si fanno incalcolabili danni dentro i confini di Geoparco mondiale Unesco.

Con questa segnalazione – conclude Briccolani – invitiamo la popolazione versiliese ad uscire dalla cappa di paura e silenzi che per 200 anni hanno permesso alla Henraux s.p.a. di spadroneggiare demolendo beni di uso civico (ricordiamo che è ancora in corso il contenzioso tra la stessa ditta e il Consiglio di Stato) per profitti ed interessi privati a discapito della collettività e a comunicare, anche in forma anonima alla mail apuanelibere@gmail.com, tutte le violazioni ambientali che riguardano l’area del Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane”.

Aiutiamo il parco a fare il parco

COMUNICATO STAMPA

“AIUTEREMO” IL PARCO A FARE IL PARCO

Gli attivisti volontari di Apuane Libere – con la loro opera di vigilanza ambientale – iniziano a denunciare i primi abusi dalla Cava Padulello nel Comune di Massa

Firenze, 12 maggio 2021

Apuane Libere, la nuova organizzazione di volontariato fondata il 25 aprile scorso sulle Alpi Apuane, informa di aver depositato questa mattina una segnalazione completa di fotografie presso le autorità competenti in materia – Carabinieri forestali della stazione di Massa, Parco delle Alpi Apuane, Ufficio Cave del Comune di Massa e Regione Toscana – relativa a cava Padulello M81 sita in località “coda del Cavallo” nel Comune di Massa. Detto materiale vuol portare a conoscenza dei vari enti, ciò che segnalarono ben tre anni fa, i guardiaparco del Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane durante il loro sopralluogo del 24 ottobre 2018, quando verbalizzarono scavi non autorizzati in Zona di Protezione Speciale e in Area Parco e difformi dalla Pronuncia di Compatibilità Ambientale n° 6 rilasciata in data 24/5/2013. A seguito di quel controllo, fu – in data 8 maggio 2018 dal presidente dal Presidente Alberto Putamorsi – emessa l’ordinanza di sospensione e riduzione in pristino numero 5, con la quale si ordinava alla ditta Sermattei s.r.l. di realizzare le opere di riduzione in pristino e risistemazione ambientale entro 180 giorni dalla notifica della suddetta ordinanza.

“Grazie all’instancabile presenza sul territorio apuano dei nostri militanti ambientali – spiega Gianluca Briccolani presidente della neonata associazione – abbiamo verificato e documentato che a distanza di ben 3 anni l’ordinato ripristino ambientale, non è stato effettuato. Chiediamo pertanto l’immediata sospensione delle lavorazioni in corso, ricordando che la Legge Regionale 35/2015, nei casi di inadempimento delle prescrizioni fissate, prevede anche la decadenza dal provvedimento concessorio. I nostri attivisti – sempre in quel frangente – hanno appurato che dal sito estrattivo Padulello posto a quota 1470 metri dentro il ventre del Monte Cavallo, a seguito delle recenti forti precipitazioni piovose, vengono dilavate via dai piazzali di cava, ingenti quantitativi di segagione del marmo mista a derivati del petrolio, che scendono direttamente nell’alveo del canale del Pianone, affluente del fiume Frigido. Con questa segnalazione – conclude Briccolani – inauguriamo il nostro lavoro di vigilanza ambientale gratuita sul campo, impegnandoci a segnalare al Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane, tutti quelli abusi che, vuoi per scarsità di personale o vuoi per volontà politica, vengono dallo stesso spesso tralasciati: da oggi chi si pone fuori dalle poche leggi che ancora tutelano l’ambiente montano e che per il momento non sono state derogate, verrà perseguito nelle sedi preposte.”

CONFERENZA STAMPA DELL’ 8 MAGGIO

Buongiorno a tutte a tutti e grazie per essere qui ad ascoltarci. Ci tengo prima di ogni altra cosa a ringraziare quelle 6 belle persone, che si sono imbarcate con me nella bellissima – ma impegnativa – avventura, di fondare questa Organizzazione di Volontariato. Un saluto affettuoso anche a Letizia, Paola, Irene, Franca e a tutte e tutti le amiche e gli amici Apuani. Per chi non mi conosce sono Gianluca Briccolani, alpinista, fotografo ed adesso presidente di questa nuova realtà associativa denominata Apuane Libere, ma non è questo che mi preme evidenziare, bensì, che prima di ogni altra cosa io sono stato, sono e sarò sempre un attivista per la giustizia ambientale, perché sono – perché siamo – fermamente convinti che senza l’impegno di tutti e tutte coloro che le amano, non ci potrà essere futuro per le questa bellissima catena montuosa conosciuta sotto il nome di Alpi Apuane. Per coloro che non le conoscessero, queste sono montagne magiche che sorgono imponenti a pochi chilometri da quel mare da cui si sono innalzate milioni e milioni di anni fa. Le Alpi Apuane sono il giardino più ricco di biodiversità d’ Europa con più di 3000 specie floristiche delle 5600 conosciute in Italia, sono il serbatoio idrico più importante di tutta la Toscana ed hanno cavità carsiche – di cui 2000 messe a catasto – che tutto il mondo ci invidia, tra cui la più profonda a livello nazionale, l’Abisso Roversi, ed uno dei complessi carsici più importanti d’Europa: l’Antro del Monte Corchia. Ma sono anche rinomate per la pregiata materia di cui sono costituite: quel marmo che figure come Michelangelo, Bernini e Canova, hanno modellato per regalare – anche alla città che ha dato i natali a 5 di noi – capolavori scultorei di livello inarrivabile.

Ebbene, oggi il ventre di quella stessa catena montuosa, è oggetto di una vergognosa corsa a questo vero e proprio oro bianco, dove pochi privati – autorizzati a tutti i livelli da amministratori senza scrupoli – fanno danni enormi a tutta la collettività: basti pensare che negli ultimi anni si è escavato più marmo che nei precedenti 2000 anni di storia. 

E NEGLI ULTIMI MESI LE ALPI APUANE STANNO SUBENDO IL PIU’ VIGLIACCO ATTACCO MAI REGISTRATO NELLA LORO STORIA GEOLOGIA: CON I NUOVI PIANI ATTUATIVI DEI BACINI ESTRATTIVI – STRUMENTI CHE LA REGIONE TOSCANA HA IMPOSTO AI COMUNI DOPO IL PIT – NEI COMUNI SONO IN RIAPERTURA BEN  32         SITI ESTRATTIVI CHE VANNO AD AGGIUNGERSI AI  140 GIA’ ESISTENTI.

Ed i danni alla collettività non si contano, non solo dal punto di vista paesaggistico e geologico – dato che questi monti sono un patrimonio mondiale – ma anche danni erariali da inquinamento degli acquiferi, dell’aria che tutte e tutti respiriamo, inquinamento acustico, evasioni fiscali milionarie e danni alle tutte le altre economie (in primis a quel turismo che su questi monti potrebbe fare la parte del Leone). Basti pensare che la provincia di Massa Carrara – che assieme a quella di Lucca – rappresenta geograficamente quest’ area, vanta il triste primato di essere quella con il più alto tasso di disoccupazione di tutta la Toscana e qui, i lavoratori diretti ed indiretti nel settore lapideo sono soltanto 3000 su 195.000 abitanti (neanche il 2% che fanno un danno irrecuperabile a tutta l’umanità)

È veramente da pazzi, nel bel mezzo di una pandemia mondiale, mettere in piedi un progetto associativo così ambizioso: ma dato che lo abbiamo fortemente voluto, oggi vi racconteremo il motivo per cui sette montanari – pur con tutti i loro limiti – hanno deciso di fare qualcosa di altruistico, qualcosa di concreto che sia da esempio per le future generazioni, affinché tutte e tutti possano ancora godere della meravigliosa bellezza delle Alpi Apuane.

Siamo scesi in campo per dare un contributo alternativo, frutto di quella diversa visione delle cose che soltanto coloro che non sono nati nella regione apuana – ma che la sentono come il loro posto nel mondo – possono avere. SEGUENDO LA SCIA DI QUEI POCHI SOCI DI ALCUNE ASSOCIAZIONI (GRIG; ITALIA NOSTRA; CAI; LA PIETRA VIVENTE; LEGAMBIENTE) CHE, PUR ISOLATI, SI STANNO BATTENDO DA DECENNI per le Apuane, siamo qui oggi, perché siamo stufi di subire la tragedia che sta letteralmente sbriciolando una bellissima catena montuosa, vittima dello scellerato business del carbonato di calcio con cui diverse multinazionali della chimica, della farmaceutica, dell’edilizia e dell’industria alimentare stanno facendo profitti milionari.

Perché siamo stanchi dell’immobilismo di molte associazioni che si professano paladine dell’ambiente, quando invece, vuoi per quieto vivere vuoi per convenienza economica – se ne stanno con le mani in mano e non applicano i propri principi statutari.

Perché siamo fermamente convinte e convinti che soltanto partendo dal basso e debitamente coinvolgendo la popolazione locale, potremmo creare quella forza politica apartitica e aconfessionale, che possa stroncare l’avvelenata narrazione del MARMO UGUALE PANE con cui da decenni si cerca di mettere la censura su questo abominevole ecocidio.

Inizio col presentarvi uno dei componenti che coraggiosamente ha deciso di impegnarsi in questo nostro progetto ambientale: il consigliere Federico Sereni.

Buongiorno, ringrazio il presidente per la sintetica ed esaustiva introduzione.
È davvero un piacere essere qui oggi e mi inserisco nell’esposizione di Gianluca per raccontare un punto di vista da socio consigliere. Il gruppo di soci fondatori è costituito sia da chi ha mosso il primo e più importante passo -Gianluca in primis ma anche il qui presente segretario Claudio- promuovendo l’idea e sobbarcandosi le prime fatiche, e da chi poi è stato contattato e ha risposto ben volentieri alla proposta di costituire Apuane Libere.
Questo nonostante il periodo -come ha detto il presidente- ma, vedendola da un punto di vista complementare, anche soprattutto dovuto al periodo. Questo perché, come si sente ripetere continuamente, i cambiamenti che stanno avvenendo e avverranno prossimamente, che noi lo vogliamo o no, sono delicatissimi. Mettono le fondamenta per gli anni a venire. Sta all’impegno di ognuno cercare di spingere questi cambiamenti nella giusta direzione.
Siamo a un punto di non ritorno in molti ambiti: ambientale, industriale, economico, politico, sociale.
Il territorio verso cui indirizziamo i nostri sforzi come Apuane Libere, il territorio delle Alpi Apuane che sta qui a meno di due ore da noi, è un po’ un condensato, un mix, di tutte questi aspetti. Lo è da decenni ma ora più che mai. Quindi questo momento è anche un’opportunità, se non un’ultima chiamata vera e propria.

La cosa che mi ha colpito è stato vedere la bella trasversalità delle provenienze di noi fondatori, dai lavori, alle esperienze, alle età. Quando mi ha contattato Gianluca speravo vivamente che andasse “a parare” verso una proposta del genere, perché personalmente ne sentivo davvero il bisogno.
Eterogenei come provenienze, dicevo, ma un gruppo omogeneo negli intenti precisi e circostanziati. Ci uniscono una conoscenza e un’attività di osservazione e informazione che -chi più chi meno-  esercita da anni, sia in Apuane ma anche più in generale in altri ambiti sociali e ambientali.

Quello che una persona come me si è sentito chiedere, ma direi soprattutto offrire,  è stato far parte della costituzione di un contenitore che desse ordine a quello che molti stanno già facendo da tempo, privatamente. Costituire Apuane Libere vuol dire raccogliere le esperienze e operare anche sullo stesso terreno di altre associazioni e persone che conosciamo e stimiamo. Ma l’esigenza che una persona come me sentiva, e spero ce ne siano altre lì fuori, era  dar corpo a un’attività di denuncia che fosse più vicina alla testa dell’attività decisionale politica. L’avere sede a Firenze è da vedersi in questa ottica.

Per quanto riguarda la nostra regione, nel caso delle Apuane,  assistiamo a decisioni calate dall’alto  dal governo regionale -quindi da Firenze- che sono inconcepibili per un territorio e per un’idea di futuro. È come se una persona abitasse una casa a cui ogni giorno toglie un mattone. Magari lui quando morirà avrà ancora un tetto sulla testa, forse. Chissà il figlio…

Ma la cosa che mi ha sempre fatto più impressione è che a Firenze, capoluogo di regione, la maggioranza delle persone ancora non sa assolutamente niente di questo disastro, è più probabile imbattersi in conversazioni in cui l’interlocutore sia più informato sull’Ilva di Taranto che sull’estrattivismo in Apuane. Questo nonostante che solo l’anno scorso sia passata dall’Italia una mostra e un film come Anthropocene, che molti di voi conosceranno. Un  progetto di mostra itinerante di produzione canadese, che ha girato e sta girando il mondo e che prende in esame i principali disastri ambientali mondiali per azione diretta dell’uomo, 43 luoghi in 20 paesi, 6 continenti. Ecco, Il poster del film, quello che in tutte le mostre e cinema si è visto, è una visione delle cave di Carrara. Il fatto che una montagna mangiata sia particolarmente impattante come immagine, spettacolare a livello mediatico, chiaramente aiuta. Ma vi assicuro che di altre immagini “di impatto” da poter mettere in locandina ce n’erano. È però simbolica la scelta. Anche dall’estero arrivano dei segnali… Proprio qualche giorno fa ha scritto alla mail di Apuane Libere un ragazzo, ricercatore austriaco che ci chiedeva materiale e informazioni sull’inquinamento, il consumo di suolo, e l’abusivismo nel mondo dell’estrattivismo apuano.  La sua tesi di dottorato è in architettura. Fa piacere, considerando che siamo praticamente neonati sul web, da appena 15 giorni.

Se si parla di Apuane innanzitutto si parla di un territorio di bellezza, di diversità, di difficoltà. Sono montagne difficili, dure ma estremamente diversificate da versante a versante sia per un abitante che  per un semplice visitatore. Si va da veri e propri versanti alpini dove vivere è un’avventura, fino a vallate più dolci, abitati abbandonati e paesi gioiello. Anche a livello sportivo si trova la possibilità di affrontare situazioni più turistiche affiancate però a difficoltà di altissimo livello.
In tutto questo si percepisce una politica totalmente assente (o quasi) riguardo  alla pianificazione del futuro dei cittadini e dell’ambiente, qualsiasi sia stata la direzione di certe amministrazioni. E senti che l’estrattivismo ti tira per la giacca, indietro, quasi dappertutto (per fortuna non ovunque) fuori e dentro  i confini di un Parco Regionale che “sarebbe” geoparco unesco.
Ecco, due numeri semplici semplici. I geoparchi mondiali Unesco sono 169 in 44 paesi del mondo. In Italia ne abbiamo 11. Il parco dell Apuane sarebbe uno di quelli, dal 2011. Se visioniamo qualche foto di gestione ambientale  e industriale di quel territorio non potete che farmi una risata in faccia e tacciarmi di aver riportato una notizia falsa. E vi capirei. Anche io non ci credevo. Diciamo che una transizione doveva essere già partita dentro i confini del Parco. Invece stiamo riaprendo cave dismesse da 30 anni.

Riguardo alla divulgazione su Firenze di quei disastri anche Gianluca è colpevole, con le sue presentazioni del libro fatte praticamente porta a porta. Ma è sempre difficile ogni volta che continui a informarti, metabolizzare una portata del genere.


Sul territorio troviamo tante esperienze, tante contraddizioni, scontri e tanta cultura antica. Ma quello che non riusciamo a capire ogni volta è come sia possibile che il governo di una regione renda possibile certe azioni, che poi a caduta le amministrazioni mettono in pratica.


Questa discorso fino a qui generico, che per molti sarà gia sentito, è solo per evidenziare come la proposta di avere un’associazione che ha sede a Firenze, non sia in sostituzione di… Ma sia un’altra arma che anche chi è lì sul territorio può usare.
In questo senso la non vicinanza alla residenza apuana ha più senso di quanto si pensi.
La maggior parte dei fiorentini, frequentatori e amanti della montagna -anche prendendo solo le amicizie che ognuno di noi può avere come campione- non sa niente o quasi né delle bellezze ma soprattutto dei disastri che ci sono a due ore da qui.  Nonostante il consiglio regionale sia a 3 km da dove stiamo parlando adesso e che è di fatto dove si fanno i giochi di quei territori.

Purtroppo non è una banalità, chi segue la questione ambientale apuana non può non accorgersi come ci sia anche un sistematico e diffuso scollamento tra legge e realtà. Non si fanno rispettare neanche le leggi che ci sono. E questa è una questione che va ben al di là di una lotta per avere il sentiero per il trekking domenicale.
Questo è un vaso di pandora con cui anche il più disinteressato si troverà a dover fare i conti prima o poi.  Persino le coste apuoVersiliesi si ritrovano con un turismo che fa il bagno in uno dei mari più inquinati della Toscana. In un’acqua che parte immacolata e che viene inquinata da immissioni con mancate depurazioni, dalla marmettola -polvere di marmi mista a oli che cementa ogni cosa- , da zone industriali non moderne e con sistemi vetusti.

Quello che è in alto non può che scendere, quello che è a monte non può che arrivare alla foce.
Speriamo succeda cosi anche per le problematiche che noi e molti altri cerchiamo di smuovere.

Un altro aspetto che deve colpire per assonanza con la città dove abbiamo sede è l’assenza di limite e pianificazione. Viene semplice un collegamento tra situazioni così lontane e così simili, tra Firenze e le Apuane. Tra ricchezza percepita e realtà del territorio. Abbiamo visto con la pandemia come due decenni di pianificazione errata riguardo al turismo e al tessuto lavorativo cittadino fiorentino abbia portato a una monocoltura, quella del turismo e all’abbandono del cuore della città. Non diversificare e non mettere limiti non significa sviluppo, significa debolezza e impreparazione. Quindi, in pratica, vuol dire aver delegato persone non competenti. Oppure vuol dire che ci sono privati interessi che muovono decisioni che dovrebbero essere fatte per il bene della collettività.
C’è una citazione di Walter Bonatti, di cui quest’anno ricorrono i 10 anni dalla morte, che mi piaceva collegare a questo aspetto ed esula dall’ambientalismo: «L’Italia è un paese di complici, dove non esiste solidarietà tra onesti, ma solo scambio tra diversi interessi.[…] non solo ma qualsiasi controversia non viene mai affrontata, si preferisce accantonarla, non prendere la responsabilità di una scelta».

Ed è questo aspetto evidenziato da Bonatti che ci deve interessare perché è proprio dallo scambio di interessi e di denaro che è possible ricostruire il percorso degli affari malavitosi; Come diceva Giovanni Falcone : «Seguite i soldi, troverete la mafia».

La similitudine tra mondo del marmo in Apuane -abituiamoci però a parlare di carbonato di calcio e polvere più che del blocco di statuario- ha una similitudine impressionante con il deserto creato da una pianificazione sbagliata dell’industria turistica in una città d’arte.  Il discorso è lungo e molto articolato non è un semplice parallelo. Dietro c’è l’alienazione del bene pubblico per privati interessi, sulla base di un’economia apparentemente forte ma in realtà debole, che spesso lascia i cocci alla gestione pubblica e ai cittadini dopo aver guadagnato. 
Non approfondisco perché non è questo il momento. Mi fermo evidenziando soltanto come un cambio di rotta in una città è quasi sempre possibile, nel bene e nel male, la storia ce lo insegna.  Mentre una montagna mangiata, fino a prova contaria, non può tornare indietro come ci insegna la geologia… Rimangono montagne spianate, territori inquinati, con falde devastate e acque contaminate.

L’ impegno è molto più reale di quello che la lontananza fisica dalla montagna faccia percepire. Alla base c’è soprattutto la tutela dell’acqua, che dovrebbe essere il vero oggetto di qualsisi lotta, tutela, pianificazione e sviluppo. Questo in un territorio unico, su delle “Montagne Irripetibili” come sono state chiamate, che stanno scomparendo, dove spesso un passaggio, fatto l’anno prima diventa irripetibile l’anno dopo. Succede, ve lo giuro.
Lì Dove c’è una filiera che si maschera da eccellenza quando invece, dagli anni 90, commercia in gran parte scarto, detrito, polvere, con amministrazioni che si nascondono in quella polvere di marmo, dietro al ricatto occupazionale. In un parco che dovrebbe essere quantomeno nazionale e che è tenuto declassato a regionale per chiare motivazioni speculative industriali.

Per questo c’è bisogno di soci, di volontari. Non per il mero aspetto associativo o di una quota annuale. Perché ognuno possa portare un pezzettino di aiuto alla causa. E, anche conoscendo le difficoltà di una partecipazione assidua, noi cercheremo di coordinare anche piccoli aspetti, piccole denunce e segnalazioni. Ricordiamoci che sono quelle denunce di persone che si sono mosse nonostante tutto che solo l’anno scorso hanno fatto venire fuori il “Sistema Vagli”.

In Apuane Libere si può essere soci, soci volontari, o addirittura donare la propria professione -quindi l’ambito dove uno è più bravo e può investire meglio il tempo-.
Oppure si può anche semplicemente segnalare, sul nostro sito c’è un modulo dove poterci fare segnalazioni che poi controlleremo. E speriamo poi che ogni sostenitore possa fare informazione quando parlerà con un amico o conoscente che non sa niente a riguardo


Concludo con una citazione di Alexander Langer, morto proprio qui a Firenze ed è tratto da “Azione Nonviolenta”. Lo diceva nel  marzo 1994, ormai ventisette anni fa:

[…]Noto che la politica italiana attuale passa attraverso le forche caudine della demagogia, del populismo, di un ulteriore insano scatenamento di ambizioni soggettive, di una inedita e tuttora crescente supremazia dell’immagine sulla sostanza, di una parossistica selezione dei “personaggi” piuttosto che di opzioni politiche, sociali, culturali. Ci manca quel bambino della favola di Andersen che a un certo punto osa dire ad alta voce che l’imperatore è nudo. Che chiami, cioè, col suo nome tutto ciò che di ben altre apparenze si ammanta. Dal carrierismo alla ricerca di un semplice posto al sole, dall’egoismo sociale o etnico al rilancio -appena camuffato- di una nuova ondata di aggressione ai poveri e alla loro natura.
Lo spazio per far valere obiettivi profondi di pace, di giustizia, di reintegrazione della biosfera, e per promuovere quella conversione ecologica che nell’ultimo decennio avevamo proclamato come urgente obiettivo di civiltà e sopravvivenza, sul palcoscenico della politica italiana sembra attualmente assai ridotto. (pag. 58-59, tratto da “Azione Nonviolenta”, marzo 1994).


Ripasso  il testimone al presidente Gianluca e vi ringrazio per l’attenzione.

Beh, adesso

  • potremmo parlarvi di come centinaia di migliaia di cittadini debbano pagare in bolletta degli allucinanti costi di depurazione per quell’acqua che sgorga purissima al monte e che viene giornalmente avvelenata da ditte private del settore lapideo;
  • Potremmo parlarvi di come giornalmente si smantellino importantissimi geositi che non riusciranno più a raccontare alle future generazioni, la storia di questo pianeta che appartiene a tutte e tutti, e non a chi detiene quell’ assurdo privilegio di smantellarla;
  • Potremmo parlarvi di come si abbattano migliaia e migliaia di metri cubi di faggete, per fare – autorizzati dall’ultimo delittuoso Piano Regionale Cave – solo detriti;
  • Potremmo parlarvi di come nella mangiatoia apuana, non vi è nessuna forza partitica – che abbia quantomeno incarichi di governo – che abbia una parola d’amore, o quanto meno di pietà, per questo ambiente devastato: nel comprensorio apuano le parole maggioranza e opposizione sono prive di senso;
  • potremmo parlarvi di come non vengano rispettate le seppur minime regole sindacali e di sicurezza sul lavoro;
  • potremmo parlarvi di come sia assurdo che quell’ente che gestisce questa farsesca area protetta, regga il proprio bilancio quasi esclusivamente sui proventi del rilascio di autorizzazioni di impatto ambientale e grazie al contributo di estrazione del 1% della cosiddetta tassa marmi che ciascun comune gli corrisponde. A nostro avviso un Parco che recepisce dei soldi per ogni tonnellata di quello stesso territorio che dovrebbe proteggere e che invece autorizza a liofilizzare, non è degno di questo nome.
  • potremmo infine parlarvi, di chi non si accontentava di fare il sindaco per 1300 al mese e che per integrare ha fatto mettere le telecamere all’ingresso e all’uscita dai vari siti estrattivi, per ciucciarsi la percentuale su ogni singolo blocco che scendeva dal monte per essere poi fatto a fette;

Ma invece oggi inizieremo dalla strettissima attualità e questo perché siamo fortemente convinti che il pesce puzza dalla testa.

Molti toscani sono giustamente indignati per il caso concerie e per quel famoso comma – scritto da un avvocato e presentato da un consigliere – che come al solito avrebbe portato a risparmi per pochi e all’inquinamento per tutti.

Ecco carissime e carissimi, per noi che giornalmente ci battiamo per la tutela dell’ambiente apuano, il marcio sistema che sta venendo alla luce, non ci ha minimamente sorpreso. Perché? Perché nel 2015 la stessa maggioranza partitica che allora supportava l’allora Presidente Rossi e che oggi sostiene Eugenio Giani – appoggiata anche dalla minoranza –varò quella parte del piano paesaggistico concernente l’area del Parco delle Apuane, dopo aver riscritto il documento nelle stanze regionali sotto dettatura di una avvocata e di un geologo al solo scopo di favorire un ristretto gruppo di industrie- concessionarie che continuano a devastare il territorio, tagliando a fette le montagne e inquinando la falda. (ci tengo a precisare – senza paura di essere smentito – che le categorie dei professionisti che sviluppano i piani di coltivazione (geologi, architetti e geometri) sono le più efferate nel mandarci giornalmente le loro velate minaccie di morte.

Ma voglio ricordare il fattaccio del Piano di Indirizzo Territoriale per chi ha scarsa memoria o per coloro che facendo finta di non sapere si sono turati il naso rivotando questa amministrazione regionale nemica dell’ambiente. Ebbene, l’allora assessore alla pianificazione territoriale e paesaggistica Anna Marson voleva chiudere almeno quelle 30 cave che scavavano in VIOLAZIONE di LEGGI DELLO STATO, prevedendo un impiego per il centinaio di operai che avrebbero perso il lavoro, ma niente le pressioni delle varie lobbie e la coltivazione dei bacini elettorali dei partiti tutti, hanno avuto il sopravvento.

Oggi si sta assistendo alla scriteriata apertura di cave RINATURALIZZATE: decine e decine, in un Parco che dovrebbe limitare l’attività estrattiva, non aumentarla a dismisura, perché è un Geoparco Unesco, che dovrebbe rispettare i Siti di importanza comunitaria e la Zona a Protezione speciale, protetti dall’Europa.

E invece che succede? Succede che le direttive europee e le leggi italiane sono state sistematicamente derogate dalle varie giunte regionali che si sono succedute: arrivando persino a legalizzare la delinquenziale prassi dell’escavazione in galleria sotto la Zona a Protezione Speciale (per amor di verità, attualmente sospesa dai tecnici della regione)

Ma cosa dice in tutto ciò quell’ente che dovrebbe tutelare la biodiversità delle Alpi Apuane? il Parco con atto approvato dal Consiglio Direttivo nel 2016 e formalizzato nel 2018 ha apportato modifiche al confine delle “area contigue di Parco”, cioè ai buchi presenti nel territorio protetto che contengono le cave, arretrando la linea di confine a danno dell’area Parco e dei siti protetti dall’Europa, limitandosi ad allargare la superficie Parco laddove non si danneggiavano le cave…così giusto per compensare come da italico costume.

E’ vero, dall’inizio di questa pandemia sono centinaia di migliaia i posti di lavoro che purtroppo sono andati perduti, ma nonostante questo Apuane Libere vuole ribadire con forza questo concetto: il sistema estrattivistico apuano va urgentemente riconvertito in altra economia meno impattante e non solo perché il prelievo di 5.000.000 di tonnellate annue di roccia non sono più sostenibili da questa catena montuosa – e questo ce lo dico quei pochi geologi non al soldo dei concessionari – ma soprattutto perché i danni procurati alla collettività superano di gran lunga i benefici occupazionali. La riconversione di quella economia predatrice che sta letteralmente sbriciolando un’intera catena montuosa – grazie al menefreghismo della giunta regionale toscana – non è stata neanche presa in considerazione nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Ci metteremo tutto il nostro grande cuore, pur consapevoli che da solo non basterà e quindi la nostra organizzazione di volontariato si occuperà di:

  • difendere e conservare – grazie all’opera dei propri soci volontari – l’intero e complesso ecosistema, ricompreso specificatamente all’interno della catena montuosa delle Alpi Apuane, dai tentativi di distruzione da parte dell’uomo;
  • valorizzare e promuovere gratuitamente tutte quelle attività economiche compatibili con l’ambiente che sono alternative a quell’irrazionale consumo di risorse naturali che va sotto il nome di estrattivismo: anche al fine di riconvertirne – progressivamente e senza shock occupazionali – quella “produzione” non più sostenibile dai vari habitat;
  • compiere tutte quelle azioni dimostrative o di semplice osservazione sul campo volte a notificare – anche attraverso segnalazioni, denunce, ricorsi e querele – alle autorità competenti in materia, tutte quelle attività illegali e/o pericolose per l’ecosistema montano che volta volta dovessero palesarsi durante la propria attività;
  • produrre materiale scientifico, tecnico, culturale e didattico – sia esso in forma cartacea, informatica, fotografica, audiovisiva o filmata – attinente lo scopo sociale e distribuirlo e/o diffonderlo attraverso qualsiasi mezzo di informazione;
  • organizzare – in proprio o con la collaborazione di altri organismi – manifestazioni, convegni, assemblee, incontri, dibattiti, conferenze, presentazioni e mostre (anche fuori dai confini regionali e nazionali) di natura pubblica attinenti allo scopo sociale;

Per cambiare le cose bisogna studiare le leggi che tutelano l’ambiente, informarsi giornalmente, ma dovremmo anche sporcarci le mani sul campo, per denunciare l’escavazione selvaggia fuori dai permessi, l’intercettazione non denunciata di cavità carsiche, il taglio non autorizzato dei boschi, lo sversamento di sostanze inquinanti, ma anche tanti fenomeni di bracconaggio ed illegalità diffusa che giornalmente si verificano all’interno – udite udite – dentro un Geoparco mondiale dell’Unesco. Si, proprio così – amiche e amici – quello che molte persone non sanno è che all’interno dei confini del Parco Regionale delle Alpi Apuane.

Ma facciamo ora un piccolo passo indietro nella storia: nel 1976 vennero raccolte 7743 firme tra la popolazione toscana per l’istituzione di un Parco e nel 1985 nacque l’attuale Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane.

A distanza di 45 anni, vi informiamo che Apuane Libere ha mandato al ministro per la transizione ecologica Roberto Cingolani, la bellezza di 5320 firme di cittadini che chiedono a gran voce l’istituzione del Parco Nazionale delle Alpi Apuane. Un parco dove – realmente – ogni singolo aspetto della natura sia realmente protetto.

Le prime iniziative di APUANE LIBERE saranno la richiesta di incontri mirati con gli organi istituzionali di Governo, e l’organizzazione dell’annuale “Festa dell’ambientalismo apuano” che si terrà come da tradizione la prima domenica di luglio e che comprenderà due grandi eventi, il primo intitolato “Un fiore a Passo Croce” destinato a ripulire dai rifiuti le valli di Arni e di Arnetola, il secondo “Bandiere apuane al vento” durante il quale accompagneremo gratuitamente dei piccoli gruppi di persone sulle 30 cime delle Alpi Apuane e, a conclusione di questa escursione collettiva, sarà dispiegato un enorme striscione per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo importante problema ambientale.

Noi per le nostre amate montagne martiri ci abbiamo messo la faccia, ci siamo adesso e ci saremo fino a quando, anche l’ultimo sito di morte e di distruzione – ad iniziare da quelli interclusi dentro in confini del Parco – sarà chiuso. Ma abbiamo il sostegno e l’aiuto di tutte e tutti i cittadini onesti e di buona volontà, perché prima di tutto questa è una lotta della civiltà contro quella barbarie mascherata da lavoro e denominata estrattivismo.

Prima di lasciare spazio alle vostre domande – libere e senza filtri – ci piace lasciarvi con le parole del Professor Elia Pegollo, storico ambientalista apuano:

“Le cose che passano ci ricordano che occorre rispetto per quelle che verranno perché si compia il mistero della vita che è una sola, pur nell’avvicendarsi delle sue varie forme di cui la pietra conserva chiare le impronte. E le pietre delle nostre montagne custodiscono insieme le memorie di lontane, grandi fatiche, con le tracce indelebili degli orrori della guerra, il fuoco inesorabile delle sue armi, la paura nello sguardo dei bambini dall’infanzia negata, il dolore dei grandi, lo smarrimento del vivente non umano del territorio, minacciato nei suoi secolari equilibri da un incontenibile forza distruttiva.”

È nata APUANE LIBERE, una nuova Organizzazione di Volontariato

sotto il cielo dell’ambientalismo toscano

Firenze, 8 maggio 2021 – Il 25 aprile scorso, grazie all’altruismo di sette tra escursionisti e alpinisti toscani, è diventata realtà APUANE LIBERE, la prima Organizzazione di Volontariato ambientale a salvaguardia della catena montuosa delle Alpi Apuane. L’associazione, legalmente riconosciuta ma totalmente apartitica e aconfessionale, nasce per tutelare queste affascinanti montagne, difendere l’ambiente e la salute delle persone che vivono in questo bellissimo angolo di Toscana.

Come si legge nello Statuto dell’organizzazione, lo scopo primario dell’azione di APUANE LIBERE sarà –prioritariamente – la liberazione delle Alpi Apuane dalle attività distruttive portate avanti dal settore lapideo, compresa la vergognosa corsa alla polvere bianca che viene giornalmente prelevata dal cuore di queste meravigliose montagne, attività attualmente considerate come uno dei 43 crimini ambientali più efferati a livello mondiale.

Come? Anzitutto con l’esempio di una puntuale vigilanza ambientale sul “campo” che possa denunciare o costituire un deterrente a tutte le forme di illegalità diffusa che giornalmente vengono commesse ai danni dell’ambiente apuano, e poi presentando agli organi competenti un serio progetto di sviluppo alternativo che riduca progressivamente – fino a azzerarli – gli scempi che l’attività economica estrattiva comporta.

Questa organizzazione di volontariato con sede a Firenze, è stata fondata da persone non native di quella particolare area geografica, che hanno deciso di impegnarsi solo grazie all’amore incondizionato che provano verso questi monti: tanto da considerarli come veri e propri familiari.

Il primo Consiglio Direttivo, che ha sostanzialmente redatto statuto, atto costitutivo e manifesto programmatico, non poteva che tenersi dentro i confini del Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane: un luogo meraviglioso e orribile al tempo stesso, dove creature rocciose sorte dal mare milioni e milioni di anni fa, sono giornalmente macellate in quello che è conosciuto come il bacino estrattivo più grande d’Europa.

In questa importante data storica, scelta simbolicamente per la rappresentazione di libertà che incarna, è stato eletto Presidente di APUANE LIBERE l’alpinista e scrittore del Club Alpino Italiano Gianluca Briccolani.

Gianluca Briccolani nato e cresciuto a Firenze, nel 2016 si cimenta nella prima traversata alpinistica in solitaria dell’intera catena montuosa delle Alpi Apuane, impresa che racconta nel suo libro “L’altezza della Libertà” (www.laltezzadellaliberta.wordpress.com) pubblicato da Polistampa nel 2018 e ad oggi presentato in oltre 40 città italiane.

Ed è proprio da quell’esperienza di 16 giorni e 16 notti vissuti in simbiosi totale con la selvaggità apuana, che nel cuore dell’alpinista scocca la scintilla dell’attivismo ambientale e l’idea di sensibilizzare e coinvolgere le persone a difesa di questo bellissimo ma purtroppo scempiato angolo di pianeta.

«Creare un sodalizio così importante ed ambizioso, nel bel mezzo di una pandemia mondiale, è una sfida nella sfida – spiega Gianluca Briccolani – ma queste povere montagne toscane, hanno urgentemente bisogno del nostro spassionato aiuto per invertire la rotta di quel loro tragico destino. APUANE LIBERE grazie alla diversa visione dei propri soci fondatori e di tutti coloro che vorranno supportarla con il loro attivismo sul “campo”, vuole affiancare le storiche associazioni ecologiste che da decenni si battono contro lo sbriciolamento di un’intera catena montuosa, anche raccogliendo memorie e testimonianze. É nostra intenzione, grazie all’instancabile opera dei nostri soci volontari – continua il Presidente – raccogliere informazioni, documentare e denunciare le innumerevoli violazioni di quelle poche leggi che tutelano questo complesso e delicato ecosistema. Grazie all’aiuto di tanti cuori apuani, abbiamo recentemente inviato al Ministro della transizione ecologica 5.320 firme raccolte con una petizione, per iniziare quell’improcrastinabile percorso verso l’istituzione del Parco Nazionale delle Alpi Apuane, in modo che la natura sia realmente protetta. Ad oggi, e lo diremo in ogni sede perché molti non ne sono a conoscenza, all’interno dei 20.000 ettari compresi nei confini di questo Geoparco Unesco, vi sono altri 39 sottoinsiemi dove, non solo la natura non viene assolutamente protetta, ma anzi, vengono addirittura annientate porzioni di suolo, sorgenti d’acqua, endemismi floreali e specie animali attraverso la vergognosa prassi del bracconaggio, e messe in ginocchio la salute ed il lavoro di molti cittadini toscani. Le prime iniziative di APUANE LIBERE – conclude il Presidente – saranno la richiesta di incontri mirati con gli organi istituzionali di Governo, e l’organizzazione dell’annuale “Festa dell’ambientalismo apuano” che si terrà come da tradizione la prima domenica di luglio e che comprenderà due grandi eventi, il primo intitolato “Un fiore a Passo Croce” destinato a ripulire dai rifiuti le valli di Arni e di Arnetola, il secondo “Bandiere apuane al vento” durante il quale accompagneremo gratuitamente dei piccoli gruppi di persone sulle 30 cime delle Alpi Apuane e, a conclusione di questa escursione collettiva, sarà dispiegato un grande striscione per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo importante problema ambientale.»

Un Aronte è per sempre!

Se un giorno vi troverete – per caso o non per caso – in quel che rimane del Passo della Focolaccia, sella di origine glaciale che delimita esattamente la provincia di Lucca da quella di Massa abbassata di ben novanta metri dall’umana idiozia, potrete notare una piccola ma iconica struttura in muratura prospicente il mare.

Quell’imperfetta ogiva dal color rosato – costruita nel 1902 dalla Sezione Ligure del Club Alpino Italiano – si chiama bivacco Aronte, proprio in omaggio a quell’indovino etrusco citato da Dante Alighieri nel XX canto dell’Inferno e che gli Dei vollero porre a difesa delle Alpi Apuane.

Ma oltre ad accogliere alpinisti, escursionisti o semplici viandanti, questo nido d’aquile sito a 1642 metri sul livello del mare, dal luglio 1959, quando fu dato il primo colpo di martello pneumatico alla cresta che allora collegava il Monte Cavallo alla Tambura, costituisce un importantissimo presidio di resistenza contro uno dei peggiori disastri ambientali a livello mondiale.

Negli anni scorsi – purtroppo – la vita di questa sentinella apuana è stata a più riprese messa a repentaglio da scellerate ipotesi di escavazione in galleria con la quale si intendeva eviscerare il purissimo marmo- situato proprio sotto il basamento del più antico rifugio di tutta la catena montuosa.

La posizione di uno dei simboli di questi monti, si aggravò poi nel 2006, quando la scellerate giunta Neri del Comune di Massa, cedette la concessione di escavazione degli agri marmiferi incolti del monte Tambura – compresi anche i 100 metri quadrati dove è allocato il Bivacco Aronte ad una ditta con amministratore siriano che, teoricamente, avrebbe potuto disporre a proprio piacimento…

A maggio dell’anno scorso – fortunatamente – dopo un encomiabile lavoro di ricostruzione storica da parte della Professoressa Franca Leverotti , il Ministero per i Beni Culturali e per il Turismo, ha dichiarato il bene denominato “Bivacco Aronte” edificio di interesse culturale e quindi sottoposto ai vincoli e alla protezione di legge.

Ricostruzione storica

La capanna -rifugio denominata Aronte, costruita nel 1901 dalla sezione Ligure del CAI ed inaugurata il 18/5/1902 è il rifugio più vecchio del complesso montuoso delle Apuane, ed è anche il bivacco situato più in alto  di tutta la catena, a m. 1642 di altezza, su una cengia, a breve distanza dal passo della Focolaccia nel monte Tambura, un tempo denominato “Alta”.

A seguito della richiesta del CAI Ligure nel marzo 1901,  il Comune di Massa  assegnò prontamente al CAI di Genova 100 mq sulla costa del monte Cavallo, in un’area di piena disponibilità comunale. La cessione risale al 1906 e fu stesa tra l’avvocato Brugnoli, sindaco di Massa e il presidente del CAI di Genova Lorenzo Bozano fu Domenico. A questa data, come scrive L. Bozano, vicepresidente del CAI di Genova tra 1898 e 1903 nella Rivista mensile del CAI del 1902 <<l’esplorazione alpinistica delle Alpi Apuane può dirsi completata>>.

Progettata da Carlo Agosto, costituita da un unico vano ed attrezzata per ospitare fino a dieci persone, la struttura non è mai stata modificata rispetto alle forme originarie (v. sequenze fotografiche) e si caratterizza per quel tetto a volta, scelto su suggerimento del capomastro locale Ferdinando Rossi che lo preferì al tetto con un solo spiovente[1].

Quello che è drammaticamente cambiato a partire dagli anni  ’70 è la devastazione provocata dall’attività estrattiva non regolamentata. Non solo è stato abbassato il passo della Focolaccia di circa 70 m e il crinale è stato tagliato, ma il Comune ha autorizzato a servizio della cava situata sul crinale la costruzione di boxes, di imponenti contenitori per l’acqua e di un grande casamento a 2 piani con 14 posti letti.

La costruzione del bivacco in quota sfruttava la presenza di due antiche vie di lizza, oggi in parte sentieri CAI, costruite ad uso delle cave aperte in questa zona alla fine dell’Ottocento dagli imprenditori massesi Magnani e Guerra [2].

L’alpinismo, che poco aveva toccato questa parte delle Apuane, si intensifica come nella catena Alpina a partire dall’Unità d’Italia (il Club Alpino Italiano fu fondato dal ministro Quintino Sella nel 1863)  ed è praticato da aristocratici e borghesi per parafrasare Alessandro Pastore[3]. Quando la capitale viene trasferita a Firenze, anche in questa città si fonda la sezione del CAI, cui afferiscono deputati, senatori, funzionari, nobili e professionisti.

Ma la ricchezza artistica di Firenze e della Toscana attiravano anche molti forestieri, inglesi e francesi che, forti delle esperienze in patria, dedicarono attenzione particolare anche alle montagne e ovviamente alle Apuane, attirati inizialmente dalla Pania della Croce: W. D. Freshfield, F. J. Devouassoud, F. F. Tuckett, R. H. Budden che fu anche presidente del Cai fiorentino dal 1874 al 1895. Con F. F.  Tuckett l’interesse alpinistico si indirizza al Pisanino e al Solco d’Equi (1883) che viene esplorato a partire dalla Pania e dalla Garfagnana.

L’afflusso di alpinisti-esploratori, forestieri e non, portano alla nascita della sezione garfagnina (1876)  e versiliese (1877) del CAI ed alla fondazione di una biblioteca specializzata a Lucca (1878) con la produzione di nuovo e importante  materiale cartografico e geologico. Presto compaiono le prime guide:  nel 1874 della Guida delle Alpi Apuane di C. Zolfanelli e V. Santini di carattere più turistico,  con la sola eccezione della descrizione del percorso relativo al Solco d’Equi;  nel 1876 esce Itinerario per escursioni e ascensioni alle più alte come delle Alpi Apuane di E. Bertini (fondatore della sezione di Prato) e I .Triglia(iscritto a Firenze)  compilata per il IX congresso degli alpinisti tenuto a  Firenze, dedicata alle ascensioni delle cime più alte fino ad allora raggiunte. Sono i pastori locali le prime guide degli escursionisti, perché i locali raramente salivano sulle montagne.

Dagli anni ’80 l’alpinismo ligure finora proiettato nelle Alpi marittime e sul monte Bianco, il Rosa, il Cervino, si sposta in Apuane (Pasquale Veronese è autore della prima ascensione invernale sulla Pania della croce) dove già avevano fatto incursioni i livornesi con Axel Chun fondatore della sezione di Livorno. Tra 1885 e 1890 il Cai ligure si concentra nell’area del Sagro, Pisanino e Tambura con “una esplorazione a tappeto di picchi, guglie, pareti” (Contrario, Cavallo, Grondilice, Sagro, Garnerone). Il radicamento genovese trova una sponda importante nel fatto che a Forno si era sviluppata ad opera di imprenditori torinesi (Poma) e genovesi (Ambrosi, Schiaffino, Giovan Battista Figari) una importante fabbrica per la lavorazione del cotone (la Filanda) costruita tra il 1880 e il 1890 con un conseguente collegamento tramviario dalla stazione ferroviaria al paese di Forno, l’apertura di una farmacia e di un presidio medico. Tra i quadri dell’azienda, per lo più genovesi residenti a Forno, troviamo Dallepiane e Figari, cognomi anche di alpinisti con i quali non è da escludere fossero imparentati o comunque legati da rapporti di amicizia. Nella Cronaca sull’inaugurazione del rifugio si cita il trasferimento “nei comodi carrozzoni della Tramvia Massa-Forno, messi a nostra disposizione, da un benemerito collega, il sig. G. B. Figari”, cioè il comproprietario del Cotonificio.

Dopo la costruzione del bivacco, le ripetute ascensioni invernali ed estive, la conquista di vette e creste, e le prime traversate   diventano continue e regolari e si denominano le vette conquistate, fino ad allora indicate al massimo con l’altitudine, ad esempio punta Carina, dal nome della moglie di Bartolomeo Figari, Caterina; punta Questa, torrione Figari. Nel 1905 esce la nuova guida, ancora oggi ineliminabile punto di riferimento, curata da Lorenzo Bozano esperto alpinista della prima ora insieme con il fratello Cristoforo, dal geologo Gaetano Rovereto e dall’ing. Emilio Questa.

Costruito il rifugio, responsabile dello stesso e guida ufficiale divenne Giovanni Conti di Resceto, poi seguito dal figlio Nello e da ultimo da un figlio di Nello, Mario, recentemente scomparso.

Il rifugio abbandonato negli anni ’70 fu ceduto in comodato nel 1988 al Cai di Massa che lo restaurò nel 1989 e nel 2002.

Documentazione storica:

 Il Museo della montagna a Torino conserva oltre a una preziosa foto di poco precedente l’inaugurazione del rifugio, un libro del rifugio con firme dal 1902 al 1914,  i tre libretti della guida Giovanni Conti  che coprono il periodo dal 1933 al 1955, alcuni libretti di guida attribuiti a Giovanni Conti (ma probabilmente di Nello) dal 1914 al 1931, e il libretto di Mario Conti dal 1953 al 1969. Materiale storico importante sia per la storia delle ascensioni in Apuane, sia per analizzare la società che allora praticava la montagna: gruppi di giovani legati da frequentazioni scolastiche e universitarie, da parentela  e dinastie familiari ancora da ricostruire: i Cecchini e i De Ferrari di Massa, gli Sberna di Firenze.  Come esempio dell’importanza di questo materiale ancora tutto da studiare alleghiamo due pagine dell’agosto 1920, tratte probabilmente dal libretto di Nello Conti, pubblicate nel volumetto del Centenario che riportano le firme di Enrico Fermi[4] e dei cugini Ferruccio Pontecorvo[5] e Tullio Ascarelli[6] e del loro coetaneo e parente Enzo Sereni[7].

Si allega parte del  materiale fotografico storico acquisito.

Franca Leverotti

Massa, 19 marzo 2019


[1] Sulla costruzione si veda C. Mariani, L’ombrello di Freshfield. Relazioni di viaggio e storia dell’esplorazione nelle Alpi Apuane (1865-1905), Pisa 1986 pp. 64-72 e 177-178, e  Il rifugio Aronte fra M. Cavallo e M. Tambura m. 1650, 1902-2002 Cento anni di Aronte, a cura Club Alpino Italiano sezione di Massa, Viareggio 2002

[2] F. Braedley, E. Medda, Le strade dimenticate, Massa (Provincia di Massa)  1989 e E. Medda, Le cave di Massa. L’escavazione del marmo sulle Apuane massesi dalle origini alla fine dell’Ottocento, Comune di Massa s.d.

[3] A. Pastore, Alpinismo e storia d’Italia, Bologna il Mulino 2003  

[4] Si tratta del noto fisico laureatosi nel 1922 alla Scuola Normale di Pisa di cui si conservano alcune foto sulla Tambura a testimonianza dell’interesse per la montagna.

[5] Figlio di Giacomo e Emma Tivoli (n. 1900 m. 1965) appassionato escursionista, è ricordato nel 1927 in Valle d’Aosta con Giovanni Enriques (v. S. Gerbi, Giovanni Enriques dalla Olivetti alla Zanichelli, Hoepli 2013, p. 35). Di Giovanni Enriques si ricorda una traversata delle Apuane di 14 giorni nel 1922 con allievi del liceo Michelangelo di Firenze: non è da escludere che se ne trovi traccia nei libri delle guide.

[6] Cugino di Pontecorvo, figlio di Attilio e di Elena Pontecorvo, nato nel 1903, docente di diritto commerciale è costretto a lasciare l’Italia nel 1938. Rientrerà in patria nel 1947.

[7] Enzo Sereni, figlio di Alfonsa Pontecorvo e Samuele Sereni, medico del re d’Italia, fratello dello storico Emilio, nato nel 1905, si era sposato giovanissimo con Ada Ascarelli ed era emigrato in Palestina. Si era fatto paracadutare nel 1944 al di là della linea gotica in paesi che ben conosceva, ma era stata catturato a Maggiano (Lucca) e fu fucilato a Dachau. La moglie tra 1945 e 1948 si attiva con moltissime difficoltà  per far arrivare in Palestina le navi che trasportavano gli ebrei sopravvissuti all’olocausto.