“LE CAVE SONO COMPLETAMENTE RINATURALIZZATE:CONFIDIAMO NEL TAR CHE FERMI L’ENNESIMO SCEMPIO!”
L’organizzazione di volontariato Apuane Libere, in occasione della presentazione
del proprio ricorso al TAR contro la riapertura di altri due siti estrattivi dismessi
nella Valle di Arnetola deliberata dal Parco Regionale delle Alpi Apuane, interviene
anche sull’ordinanza del Sindaco di Vagli, Mario Puglia, opponendosi con forza al suo divieto di accesso ad alcuni mappali montani comunali.
Firenze, 11 marzo 2026
L’associazione ecologista Apuane Libere, informa di aver presentato in data 28
febbraio scorso un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana,
per l’annullamento, previa sospensione cautelare, del Provvedimento Autorizzativo
Unico Regionale numero 9 con cui il Parco Regionale delle Alpi Apuane ha
autorizzato la riapertura di due cave dismesse da 60 anni ed ormai del tutto
rinaturalizzate nel Comune di Vagli di Sotto in Garfagnana.
“Ci siamo appellati ai giudici del Tar – spiegano dall’organizzazione di
volontariato – non solo perché garantiscano quei diritti alla tutela dei valori
naturalistici, paesaggistici ed ambientali previsti dagli articoli 9 e 41 della
Costituzione, ma soprattutto perché facciano rispettare quelle leggi nazionali e quei
regolamenti europei che proibiscono di sanare certi tipi di reati come quelli
ambientali, commessi per poter riaprire queste vecchie ferite inferte al Monte
Pallerina. In quella che dovrebbe essere un’area protetta, infatti, soltanto negli ultimi dieci
anni, grazie allo sciagurato Piano di Indirizzo Territoriale approvato dalla Regione
Toscana nell’era della giunta Rossi, il Parco delle Alpi Apuane ha fatto riaprire ben venti siti estrattivi tremendamente impattanti, che stanno portando questa catena montuosa situata tra le province di Lucca e Massa e Carrara in uno stato di coma ecologico profondo. Dal punto di vista paesaggistico ed acustico – fanno sapere gli ambientalisti – lo
scempio che le due cave creerebbero, sarebbe talmente impattante da essere
enormemente visibile ed udibile dalle migliaia di persone che ogni anno visitano un
sito turistico e religioso importante come l’Eremo di San Viviano: un pellegrino che
visse nel medioevo nella valle di Arnetola e che da sempre è venerato per la sua
umiltà ed il suo amore per il Creato. Ma c’è molto di più nel nostro ricorso: vi sono silenzi/assensi che puzzano di
negligenza, abissi carsici che saranno scientemente distrutti, componenti ambientali
messe a repentaglio da questa maledetta economia di rapina che è l’estrattivismo: la
quale per far fare profitti milionari a ditte private, peraltro con ricadute
occupazionali pressoché nulle, sta causano danni incalcolabili a milioni di persone e
a tutto l’ecosistema apuano. In questo già pesante scenario – concludono i volontari – siamo oltretutto
preoccupati perché il progetto d’escavazione è stato affidato ad una ditta di Massa,
famosa nel settore lapideo per i reiterati abusi ambientali e per gli ingenti danni
erariali commessi nel recente passato.
“Sarà l’ennesimo disastro ambientale – spiega Gianluca Briccolani presidente di
Apuane Libere – commesso nei confronti di una valle che dall’approvazione dei
Pabe (Piani attuativi dei bacini estrattivi) del 2019, ha visto la riapertura di altri
quattro siti d’escavazione dismessi da decenni: tutto questo grazie alle nefaste
politiche adottate dal sindaco Mario Puglia, il quale, tra un processo a suo carico e
l’altro, si permette pure il lusso di inibire a suon di ordinanze sindacali l’accesso
alla montagna ad escursionisti, pellegrini, arrampicatori, speleologi e persino
fungaioli… Sì avete capito bene, perché quello che è stato ribattezzato il <<Ras della
Garfagnana>>, il 27 febbraio scorso ha disposto delle sanzioni amministrative a chi
verrà sorpreso in quelle porzioni di territorio comunale che vedono la presenza di
agri marmiferi: questo ovviamente per impedire a tutti di vedere lo scempio, il
degrado e l’inquinamento che le tredici cave da lui fatte riaprire negli ultimi dieci
anni stanno portando avanti.
A quasi cinque anni dalla nostra fondazione – continua il Presidente – e dopo aver
presentato ben 103 esposti ambientali presentati, vogliamo innalzare il livello della
nostra sacrosanta battaglia di legalità e per la giustizia ambientale: lotta che
combattiamo soprattutto per le generazioni a venire.
Ed è per questo che vogliamo appellarci a tutti i fruitori della montagna e a tutti
coloro che amano la natura, affinché possano sostenere le cospicue spese legali che abbiamo anticipato per opporci a questa ennesima messa a reddito di cava Suspiglionica e di cava Prunelli-Piastrina, piccolissimi saggi di cava dismessi dai tempi del filo elicoidale e completamente rinaturalizzate, con l’acquisto della nostra
nuova maglia <<Orgoglio Apuano>>.

Come molti sapranno, infatti, Apuane Libere è da sempre una comunità militante
apartitica che si autofinanzia totalmente e che riesce a fare politica ambientale
grazie al tesseramento, alle donazioni liberali e alla vendita del proprio
merchandising: quest’anno firmato dalla disegnatrice apuana Anna Chiara Stagi.
Pensando al futuro – conclude Briccolani – stiamo candidando formalmente le Alpi
Apuane presso il Ministero dell’Ambiente come soggetto ripristinabile: perché è
bene ricordare che la Nature Restoration Law impone agli stati europei, e quindi
anche all’Italia, degli obiettivi vincolanti e stringenti come il ripristino degli
ecosistemi degradati in almeno il 20 % delle aree terrestri e marine entro il 2030 e
di trasformare in siti naturali ex aree industriali e cave”
Vi aspettiamo numerosi sul nostro Shop.
Intervista di Andrea Gobetti

In occasione del convegno annuale organizzato in aprile da Apuane Libere a Castelnuovo di Garfagnana per i 30 anni dall’istituzione del Parco delle Alpi Apuane abbiamo avuto il piacere di intervistare Andrea Gobetti, alpinista, speleologo, scrittore e videomaker da sempre coinvolto in esplorazioni non solo fisiche ma anche metafisiche dell’animo umano.
EP. “Dal fondo delle pozzo ho guardato le stelle” rievoca il mito di Perseo e il poetico viaggio di Dante, nei tuoi libri non scrivi solo di alpinismo e speleologia ma accompagni il lettore in un viaggio che porta a tuffarsi nell’ignoto per svelare i misteri della passione alpinistica o speleologica. Quanto è importante per te la poesia oggi in un mondo fondato sulla tecnica, sul profitto, sulla distruzione, sulle guerre e l’odio?
AG. Io penso che la poesia sia un po’ dappertutto, soprattutto dove c’è libertà e tempo per viverla.
Si possono dire tante cose ma credo che il più grave degli insulti che la civiltà attuale fa al tempo degli uomini sua di trasformare tutto in denaro ed anche se abbiamo più tempo per vivere rispetto a come si viveva mille anni fa oramai è tutto un guadagnare dei soldi.
La speleologia i soldi non li ha mai fatti e spero non li faccia mai, però ha una dimensione del tempo che non è quella dell’orario ma è il tempo delle nostre avventure che fuori o dentro, la passione ha ragioni che sono molteplici, possiedono questa poesia: non hanno orario.
Possiamo farlo finché vogliamo, lo possiamo fare da giovani e da vecchi.
Non si fa carriera.
Siamo diversi.
La grotta ci ha salvati dalla visibilità e dal denaro, una delle piaghe che stimola l’odio nazionale e internazionale.
E’ per questo che mi sono sempre sentito bene sottoterra; non capita niente, rimane tutto uguale, non fai del male a nessuno e nemmeno possono farne a te perché sei nascosto.
Io credo che essere ben nascosti sia una delle azioni più rivoluzionarie che ci sia.
EP. In una intervista raccolta nel film “Corchia – la montagna vuota” del 2019 per la regia di Tronconi, parlando delle esplorazioni dell’abisso Fighiera che oggi è parte del complesso del Corchia, ti addentri su cosa significhi oggi essere speleologo. Che ruolo può avere, ora e sempre più in futuro, nella difesa delle grotte e dei sistemi carsici?
Analogamente, nel film “Le vene dei monti” del 2010 ci porti a visitare i cantieri esplorativi della Carcaraia tra le acque trasparenti di acquiferi che saranno “l’acqua che berremo”. E’ inutile la lotta che possiamo ingaggiare per proteggere questa vitale risorsa?
AG. Mah!
Io faccio una cosa: vado a vedere le cose che gli altri non sanno nemmeno che esistano.
Se nessuno sa che una cosa esiste si può cancellare, nel momento che sai che c’è magari a qualcuno piacerà anche. Non è una guerra con ti uno o l’altro.
Però il significato dello speleologo è scoprire cose nuove, se vogliono trasformare le grotte in depositi di carbone non ci va bene se invece si potesse ragionare sul fatto che le grotte hanno un valore perché forse un giorno faranno fare i soldi a qualcuno il fatto che le hai scoperte ha un senso.
E lo hai fatto a gratis!
Lo hai fatto senza che nessuno ti abbia mai dato una lira per farlo.
E noi abbiamo avuto la fortuna di avere esplorato l’abisso del Monte Corchia, una delle esperienze più belle della mia vita. Il premio è stato trovarlo.
Gli speleologi non sono niente: non hanno nessun ruolo politico perché sono troppo pochi anche solo per dire “votate per noi”. In cambio di cosa?
Purtroppo siamo stati più volte attaccati come a volte succede anche agli ecologisti a cui viene detto “fatte dei danni anche voi”.
Per cui vengono chiuse le grotte per proteggere i pipistrelli o per preservare quelli che vengono definiti “gli archivi del mondo” ma è nella natura delle cose che alcune grotte scompariranno senza che nessuno gli abbia mai dato una occhiata.
Pensate che i pipistrelli muoiano perché ci sono gli speleologi? I pipistrelli muoiono perché ci sono i pesticidi. Però contro chi te la puoi prendere? E’ più semplice prendersela con gli speleologi che non possono rispondere.
La posizione che viene chiesta agli speleologi è “finché ci date retta siete bravi…” ma gli speleologi sono principalmente anarchici perché la geografia delle grotte è diversa da quella della superficie e quindi è normale che chi va in grotta abbia delle idee ben diverse su come vadano organizzate le cose.
EP. Tornando al complesso del Corchia, sappiamo che è stato teatro di storiche imprese che hanno coinvolto speleologhe e speleologi da tutta Europa, registrando anche rivoluzioni nel modo di andare in grotta con l’introduzione dai primo anni ’80 di nuove attrezzature che hanno accelerato le esplorazioni. Non credi che solo per questo andrebbe protetto questo luogo, così come l’intero arco delle Alpi Apuane?
AG. Quj in sala c’è Gianni Ledda che in passato, quando ha ricoperto il ruolo di Presidente della Federazione Speleologica Toscana (FST), ha trovato i fondi per un documentario che ho realizzato dal titolo “il Corchia: le emozioni di chi c’era” che è la storia di tutte le esplorazioni che si sono succedute.
Il Corchia è fantastico perché ha un inverno breve. Quando tutti gli altri abissi e le montagne sono pieni di neve e c’è il rischio delle slavine, le grotte del Corchia sono frequentabili a differenza della Carcaraia che è una zona più severa. E poi il Corchia non è male perchè entri dall’alto ed esci dal basso!
E’ un complesso unico al mondo ancora in parte inesplorato e anche le zone già esplorate contengono informazioni ancora da studiare come ad esempio le colonie dei batteri, le correnti d’aria etc cose fino a ieri non note per la comunità scientifica e che ora è possibile studiare.
I batteri in particolare sono molto interessanti perché entrano in simbiosi con il calcare ma soprattutto interessano la farmacopea perché da essi verranno realizzati nuovi farmaci. La speranza di trovare batteri su altri pianeti è più probabile nelle grotte perché se ci sarà vita extraterrestre sarà sotterranea.
La speleologia in fondo non è una attività del tutto inutile. Tutti i lavori su corda nelle città, sugli alberi, è nata dall’esperienza speleologica con l’impiego dei sistemi di assicurazione che si usavano in grotta. Quindi “siamo nessuno” ma in quel mondo lì si sono mosse migliaia di euro.
Un popolo strano quello degli speleologi.
GB*. Le grotte per chi protegge le Alpi Apuane sono un caposaldo molto importante. Esplorarle e poi censirle, registrandole a catasto, è fondamentale per proteggerle. Mi sembra però che in passato (anni ‘60-’70) fosse più frequentata la speleologia anche come forma di militanza. Oggi, fatte le dovute eccezioni, è meno partecipata. Perché secondo te?
AG. Negli anni ‘70 se dicevi che andavi in grotta suscitavi stupore e ammirazione ora se diuci che vai in grotta ti prendono per matto. E’ la claustrofobia!
Una volta l’ignoto aveva fascino ora l’ignoto fa paura, anche perché viviamo tempi veramente spaventosi.
Per me la grotta però è fuori da mondo, è diversa.
EP. Andare in grotta, dove il tempo rallenta o si ferma come in una dimensione non terrestre, è decisamente una attività anticonformista, per qualcuno (anche se non per tutti) lontano dalla competizione e dagli interessi economici e racconta di un atto ribelle ma anche al margine. Nel libro di Vito Teti “La restanza” lui dice “Al margine c’è il mio paese… perchè per restare davvero bisogna camminare, viaggiare negli spazi invisibili del margine”. Tu hai deciso di vivere in Lucchesia da anni non vivi più a Torino dove sei nato, che cosa ti ha portato tra i monti?
Aggiungo la citazione del recente docufilm di un socio fondatore di Apuane Libere che si intitola appunto “La restanza”, nel quale Francesco Tomè intervista chi è restato e chi è tornato registrando un tratto comune a tutte le storie ovvero le difficoltà di coltivare e trasmettere una prospettiva sostenibile e riproducibile nel futuro. Quale sviluppo si può disegnare per questi luoghi preservandone la loro unicità, quali valori trasmettere per non scadere nella dicotomia sfruttamento economico o muerte?
AG. L’idea del “margine oppure come avevo pensato io in un mio libro la “frontiera” sono in entrambi i casi qualcosa che non sai come sia fatto. E’ sempre una situazione positiva per gli stimoli che ne vengono fuori però è un “luogo “ veramente scomodo da vivere.
A vent’anni avevo deciso di fare lo scrittore ma mai avrei immaginato che cinquant’anni dopo non ci sarebbe stata nemmeno più la carta! Allora sembrava un mestiere solido e invece non lo era affatto.
E quindi noi viviamo in continuo movimento e solo alcune cose ci consentono di starci bene in questa situazione.
Una di queste cose è l’amicizia perché dell’amicizia non ne possiamo fare a meno. Quando non sai più dove andare, i rapporti di amicizia ti confortano. Avere una rete di contatti, persone con cui confrontarti, ti puoi dare una mano reciprocamente.
Certo noi speleologi abbiamo la fortuna che dentro le cose cambiano poco, le grotte sono perfette per questo, le troviamo più o meno come le abbiamo lasciate.
Però fuori tutto è diverso, cambia tutto, dove prima non c’era ora c’è una cava, dove prima c’era una cava chiusa ora viene riaperta.
Andare d’accordo con chi sfrutta le cave è un problema ma in realtà loro sono i primi a bere acqua inquinata, ne dovrebbero essere consapevoli. Ingaggiare una guerra “tra poveri” non ha senso: ognuno ha le sue ragioni. Ma forse non ho risposto alla tua domanda…
(ndr. Pensando a questa intervista sapevo già che non sarei riuscita ad arginare la dialettica di Andrea Gobetti).
EP. Personalmente ho adorato il tuo libro del 1976, che io ho letto nella riedizione del 2001, “Una frontiera da immaginare”. Quale frontiera possiamo immaginare per il futuro delle Alpi Apuane?
AG. Immaginare? Se ci dicessero che 1 litro di acqua costa più di 1 kg di marmo verrebbero con le idrovore!
E’ più facile immaginare una cosa che un tempo. Immaginare una nuova stagione non è semplice, puoi pensare “speriamo che sia meglio” però poi può succedere di tutto. Io spero che non ci vengano a bombardare.
E’ difficile prevedere come saranno gli uomini, saranno come li avremo educati.
Però, effettivamente, lo sforzo educativo di questi qui (ndr. le società che estraggono il marmo) dov’è? Quand’è?
Quando l’alpinismo è diventato uno sport, ad esempio, non è stato così educativo: prima andavi sulle montagne a gratis ed ora ci vanno a pagamento, nelle palestre.
Dal punto di vista dell’economia è un trionfo però non è così educativo che uno debba arrampicare per essere il primo. A me fanno già pena vedere alle olimpiadi gli handicappati. Uno che ha dei problemi a muoversi e deve pure pensare ad arrivare prima di un altro, a batterlo.
Questa competizione è salvifica o è una delle massime ragioni per cui ci stiamo a logorare tra la vita e la morte?
Firmato: Elisa Ponti (speleologa e volontaria di Apuane Libere)
La registrazione di questa intervista e di tutti gli altri contributi al Convegno annuale di Apuane Libere è stato pubblicato su Youtube al seguente link: APUANE: IL PARCO DELLE MONTAGNE CAVE – YouTube.
Con quale protervia si può parlare delle Alpi Apuane – montagne sacre – devastate, depredate, distrutte, delle sorgenti inquinate, del suolo consumato irrimediabilmente per l’ingordigia di pochi, banalizzando con le parole “arte scolpita “???? Le frasi uscite dalla bocca dei rappresentanti della pa sono ben superiori a quelle del romanzo 1984 di Orwell.
Non un cenno alla possibilità di utilizzare le risorse per liberare l’Arte e la cultura nel territorio e contestualmente liberarsi delle multinazionali – nuovi colonizzatori – che prosciugano le risorse non rinnovabili del territorio, rendendo Carrara un distretto minerario: poche società, mai sazie, nelle mani di un’élite dall’ego ipertrofico, in pochi decenni hanno rapinato milioni di tonnellate di montagna – e di paesaggio – causando un danno ambientale che non si era visto in 2000 anni!
E’ arte la distruzione dell’ambiente? E’ arte inquinare e devastare e inquinare sorgenti, corsi d’acqua, alterando il reticolo idrografico così da favorire le alluvioni? E’ arte consumare suolo e sottrarre spazi verdi alla collettività e al benessere? E’ arte distruggere in modo irreversibile il paesaggio dal monte alla costa? E’ arte trasformare montagne irripetibili – con una storia di milioni di anni – in polvere per arricchire multinazionali estere? E’ arte impoverire il territorio? E’ arte fare scelte che favoriscano solo pochi, perseguitare e discriminare i non allineati al pensiero unico della devastazione? E’ arte distruggere il paesaggio e con esso la storia dei luoghi? E’ arte mentire ai cittadini?

DEVASTAZIONE DEL TERRITORIO DA MONTE A MARE
https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2011/08/24/news/porto-turistico-nuovo-scontro-1.2651123
Il territorio di Carrara è un territorio martire, dal monte alla costa e la pa appare come portavoce delle multinazionali anziché essere paladina al servizio dei cittadini. I cittadini devono tacere, soprattutto se voci critiche. Per la pa non è possibile parlare di sostenibilità e sviluppo ambientale senza la devastazione di risorse non rinnovabili: non è possibile rispettare Costituzione e leggi a Carrara ove si applicano disposizioni fantasma del 1751 e dintorni!
Quale pa può dirsi tale se non è in grado di pensare a nuove forme di economia democratica, inclusiva, equa, rispettosa dell’ambiente e della salute? Si può parlare di pa nel verso senso del termine dinanzi a prassi discriminatorie e persecutorie verso chi agisce per il bene collettivo?
Una volta a Carrara c’erano gli anarchici contro l’invasore: oggi l’invasore nuovo colonizzatore è chi distrugge le montagne, l’ambiente, chi impoverisce il territorio e la vita delle persone. E non pago appella “deficienti” chi operai al soldo!
Tutto tace. Amen! Ma parlano i giocolieri della menzogna:
– arte meno 1% dei milioni di tonnellate di montagna cavata;
– multinazionali: 99% !!!!
E i costi della devastazione a carico dei cittadini: TRIBUTI, TASSE, TARTASSE.
…ssssss!!!
Fate silenzio o disturbate lor signorie, i feudatari che si ingrassano e non sono mai paghi. Mentre voi affogate pure nella melma che vi lasciano: attenzione al cerino in mano. Gli indifferenti sono i veri colpevoli.
La vera Arte per Carrara è – prima di tutto – liberarsi dalle mafie, dai monopoli, dai parassiti che la succhiano.

POVERTA’ DIFFUSA
Perché la pa ha taciuto il fatto che Carrara è ridotta al lumicino? Che la popolazione è scesa di quasi 5.000 unità? Che Carrara ha il 20 % di poveri?
Perché avere parlato di “600 cittadini volontari circa l’1% dei cittadini Carrara” alterando i dati? Perché avete taciuto il fatto che Carrara è una città in abbandono e il commercio è moribondo, proprio grazie alle politiche scellerate degli ultimi 40 anni? Avete taciuto la storia del Teatro Politeama, già fiore all’occhiello e salotto di Carrara e vera Arte? Perché? Perché non avete parlato di recupero di quel teatro che potrebbe portare quasi 1000 posti di lavoro?
Perché?
https://fondoambiente.it/luoghi/teatro-politeama-carrara?ldc
Perché non avete parlato di recupero dell’Hotel marble – altro “biglietto da visita della Città di Carrara “ – come luogo ove realizzare mostre e convegni e incontri sull’arte? Oltre migliaia di posti di lavoro, un numero tale che consente la conversione e l’impiego di tutti coloro che sono occupati al monte.
Perché non avete parlato della zona ex campo profughi? Un luogo della memoria – Arte da valorizzare per la collettività! Forse ci sono progetti di appartamenti perché qualcuno ha così tanti soldi da investire che non sa più dove metterli dopo aver lucrato su beni comuni con il tacito assenso chi deve lavorare per la collettività?
Perché non avete progetti per riaprire le biblioteche – luoghi di arte e cultura? Perché non avete progetti per il recupero – dal degrado – delle aree “ex mercato coperto” Avenza – Marina di Carrara? E l’area cinema all’aperto? E le aree sul mare – Via da Verrazzano – ove si teneva il simposio? Anche quelli sono spazi che possono essere dedicati all’arte. E al recupero di un tessuto sociale massacrato. Come spiega la pa questi dati in una analisi comparativa di senso? Il “progetto” a “macchia di leopardo” da che idea di “futuro” nasce? Quale è il senso di “interventi” un “po’ qui un po’ lì” ? Che ricadute avranno? Esiste una analisi in merito? Esiste un piano di “rinascita “ di Carrara? Sono stati coinvolti i cittadini? Oppure dovere rendere favori/marchette a qualcuno che ha sostenuto la campagna elettorale? Come si concilia – altrimenti – la legge RT con la “voglia di cemento come se non ci fosse un domani”?
E’ Vostra la proposta di un “cantiere .. sulla marina nell’area ex Mediterraneo”? E perché vi siete arroccati sulla “monocoltura “ della estrazione- devastazione? Le parole inglesi o gli acronimi che avete usato vi servono per convincere o confondere le idee? Cosa non vi è chiaro nel concetto – elaborato nelle teorie economiche -per cui in economia i monopoli / oligopoli camuffati , sono definiti “fallimenti del mercato” così come lo sfruttamento irreversibile di beni pubblici e collettivi.
Quale è la Vision? Quale è la Mission? “Vedere lavorare in cava”????? Vedere sventrare montagne e distruggere / inquinare sorgenti? Questo è il vostro progetto di … arte? Una gita in un mattatoio? Giocare in una cava in galleria? Fare i murales ecologici in cava?
Ma vi ascoltate? A Carrara c’è il 20% di POVERI!!! Non siamo nel paese degli unicorni e delle fate.

Siamo in un territorio COLONIZZATO DA MULTINAZIONALI ED ELITE MILIARDARIE in cui:
SE NON HANNO IL PANE, MANGINO LE BRIOCHES!
E così la pa si allea con i colonizzatori: ottima scelta strategica. Gli eventi bandiera! Quale bandiera? Quella degli sponsor, quelli del “cerchio magico”, quelli che firmano l’accordo per lavorare il 50% dell’estratto sul territorio e poi fanno i ricorsi? Quelli? Sono affidabili?
Probabilmente Carrara nella profonda ignoranza nella quale è stata tenuta non si accorge di quanto venga derisa e schernita e manipolata e ulteriormente violata se questo ancora fosse possibile: ormai siamo passati dalla pelle divorata delle montagne e del territorio, oltre i muscoli e si vedono le ossa. Come sul Titanic continuavano a ballare mentre la nave affondava, questa amministrazione dà marchette a destra a sinistra, continua a raccontare una storia che non esiste né in cielo né in terra: Carrara è una colonia e come in tutte le colonie l’amministrazione dove sta? La pa sembra disconnessa dai reali problemi del territorio.

ARTE E CULTURA
La vera rinascita di Carrara passa attraverso scelte coraggiose di emancipazione dal colonialismo della distruzione. Solo programmi di sostenibilità di lungo periodo possono salvare questo meraviglioso territorio, liberandolo dalle economie predatorio e della devastazione egoistica di pochi. Carrara merita di più e per tutti. Una vera città è inclusiva e onesta. Le ricchezze artistiche di Carrara, quelle che sono anche celate nei magazzini delle strutture che le custodiscono possono trovare spazi degni in tutti i luoghi citati e che debbono essere recuperati.
Dal progressivo recupero di tutti gli spazi ed edifici esistenti, dal recupero degli spazi verdi, possono nascere migliaia di nuovi posti di lavoro. Dalla soluzione del problema connesso all’area Villa Ceci può nascere un polo universitario per discipline coerenti con la valorizzazione rispettosa del territorio. Occorre una pa onesta, capace di essere inclusiva, di agire in modo efficiente, efficace, davvero al servizio di tutti i cittadini e del loro benessere. La vera rinascita è a portata di tutti, ma prima occorre la Liberazione.
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Firenze, 4 ottobre 2024
Dopo cava Valsora nel comune di Massa e cava Crespina II nel comune di Fivizzano – entrambe site nella provincia di Massa e Carrara – stavolta sono l’Alta Versilia e la provincia di Lucca a festeggiare la presenza certificata di un nuovo habitat protetto con una moltitudine di specie floristiche e faunistiche endemiche presenti in gran numero.
Le acque di un color fluorescente oltre ogni immaginazione, hanno spinto nella scorsa primavera alcuni volontari di Apuane Libere a prendere canoa e remi per lanciarsi all’esplorazione di alcuni laghetti formatisi nei siti estrattivi dismessi presenti nel bacino delle Gobbie ad un tiro di schioppo dal paese di Arni nel territorio di Seravezza: ed i meravigliosi risultati non si sono fatti attendere.
Il monitoraggio ambientale infatti – oltre a certificare la completa rinaturalizzazione di tutte le cave presenti – ha visto un importante presenza riproduttiva e stabile di numerose specie animali protette e botaniche di enorme pregio come giunchi, salici, equiseti, orchidee selvatiche, rondini montane, allocchi, trote Fario lacustri, rospi Bufo Bufo; ma soprattutto, a cava Piastraio, è stata notata per la prima volta in Toscana la presenza di un individuo di Tritone Alpestre Neotenico Leucistico.

Per finire in bellezza è stato censito addirittura un Habitat di interesse comunitario, classificato secondo la Direttiva Habitat 92/43/CEE con il nome di “Acque oligomesotrofiche calcaree con vegetazione bentica di Chara ssp.” il cui codice di riferimento è il numero 3140: nello specifico una bellissima alga formatosi spontaneamente dalla chiusura delle cave e la cui conservazione è minacciata dalla riapertura prevista dai PABE adottati dall’amministrazione comunale di Seravezza.
La corposa relazione tecnico-scientifica che ne è risultata, è stata debitamente inviata via posta elettronica certificata agli enti competenti in materia di tutela ambientale toscana e per conoscenza anche al Ministero dell’ambiente e della Sicurezza Energetica ed a ISPRA.
“Grazie ad un impegnativo lavoro sul campo – spiega Gianluca Briccolani presidente di Apuane Libere – che ha visto i nostri volontari, coordinati dall’erpetologo carrarino Dottor Gabriele Martinucci, alternarsi giorno e notte nelle varie location per ben quattro mesi, la nostra associazione ambientalista ha potuto inviare una relazione scientifica di ben 87 pagine, non solo al Ministero competente, agli uffici della Regione Toscana ed al Parco Naturale delle Alpi Apuane, ma sopratutto a tutti i consiglieri del comune di Seravezza: compreso quell Sindaco Lorenzo Alessandrini divetuto ormai famoso per voler vendere i mappali di due intere montagne ad una società per azioni.

Fin dall’inizio sapevamo che l’intento di questo nostro lavoro sarebbe stato duplice: oltre ad offrire un servizio alla comunità scientifica, doveva servire a mettere con le spalle al muro, quegli organi competenti in materia ambientale e quelle amministrazioni che governano il territorio, i quali non potranno più dire che i siti in questione non si siano rinaturalizzati e quindi che l’estrazione del marmo possa riprendere.
In oltre trent’anni di inattività – conclude Briccolani – nelle quattro cave oggetto del nostro monitoraggio ambientale ossia Castellaccio, Piastraio-Castellaccio, Piastraio e Conca-Castellina, la natura ha fatto sapientemente il suo corso ed è per questo che ci batteremo in ogni sede giudiziale per opporci al folle progetto proposto dalla giunta Alessandrini di rimettere a reddito questo bellissimo angolo di Apuane e per far stralciare anche questa area contigua di cava, prima che il nuovo Piano Integrato per il Parco delle Alpi Apuane sia definitivamente approvato dal Consiglio Regionale della Toscana.”
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Alcuni volontari di Apuane Libere, hanno effettuato un sit-in lungo le strade della prima tappa della competizione ciclistica più famosa al mondo, per manifestare contro la distruzione delle Alpi Apuane.
Firenze, 29 giugno 2024
Decine di volontari dell’associazione Apuane Libere, hanno esposto striscioni di protesta durante la prima tappa Firenze-Rimini de “La Grande Bouclé”: la più famosa corsa a tappe di ciclismo su strada professionistico al mondo, che quest’anno ha visto per la prima volta la partenza dalla Toscana. Un enorme telo rosso di 180 metri quadri con su scritto “Liberiamo le Alpi Apuane” ed uno giallo più piccolo con le traduzioni in francese ed inglese del motto “Aiuta le Alpi Apuane”, sono stati esposti nei pressi del traguardo volante del Gran premio della montagna al Valico Tre Faggi al confine tra Toscana ed Emilia-Romagna.
“Sono ancora troppe – affermano da Apuane Libere – le persone che nel mondo ignorano questo vero e proprio ecocidio che sta polverizzando un’intera catena montuosa sorta dal mare milioni e milioni di anni fa, ricchissima di esclusività floristiche, faunistiche ed interclusa dentro in un Geoparco Mondiale Unesco, solo per biechi interessi privatistici legati all’estrazione del marmo. Con questo gesto dimostrativo abbiamo voluto informare gli sportivi di tutto il mondo, che con il marmo delle Alpi Apuane, conosciuto a livello mondiale grazie ai capolavori scultorei di Michelangelo, Canova e Bernini, oggi si producono soltanto colle cementizie, sbiancanti per dentifrici e gabinetti per le regge degli sceicchi arabi ed è per questo che puntiamo il dito contro le scellerate politiche ambientali, da decenni portate avanti di chi è al governo della Regione Toscana.

Grazie infatti a questa miopia ecologica portata avanti negli ultimi decenni su questa catena montuosa, molti siti estrattivi ormai rinaturalizzati e chiusi da decenni sono stati avidamente riaperti, portando ulteriori profitti milionari alla devastante industria mineraria a discapito della salute delle persone e dell’ambiente, il cui apice è rappresentato dall’inquinamento del sistema idropotabile più capiente di tutta la Regione Toscana.
“Se esiste un olocausto biologico in Italia –spiega il presidente Gianluca Briccolani – quello è imperante in Toscana sulle Alpi Apuane, dove i nostri attivisti non riparano a produrre denunce ambientali per cementificazioni e inquinamento degli alvei di fossi, torrenti e fiumi, specie animali e floreali endemiche completamente spazzate via dalla furia dei caterpillar, disboscamento selvaggio di Siti Natura 2000, la presenza di vere e proprie discariche a cielo aperto di gomma, plastica, materiali ferrosi e addirittura eternit, danni al patrimonio erariale per evasioni di milioni di euro, non rispetto della sicurezza sul lavoro (con conseguenti morti e feriti) ed infiltrazioni della criminalità organizzata. Abbiamo lanciato il nostro grido di dolore proprio dalle colline sopra la culla del rinascimento, quella bellissima Firenze che tantissimo ha avuto dal prezioso ventre delle Alpi Apuane, per dire basta a questo turpe scempio: noi ambientalisti fiorentini e toscani non resteremo con le mani in mano di fronte a questo dramma ecologico ed ecosistemico.
Esigiamo dalla Regione Toscana – continua il presidente – l’istituzione di un Parco Nazionale dove finalmente le specie animali e vegetali, le peculiarità geologiche, paesaggistiche e microclimatiche, il patrimonio storico archeologico e gli elementi naturali quali acqua ed aria, siano realmente salvaguardati: a maggior ragione dopo l’approvazione del nuovissimo regolamento europeo Nature Restoration Law, che obbliga gli stati membri al ripristino di tutti gli habitat compromessi: ad iniziare da quell’ormai dimezzato reticolo idrografico che ha portato alla diminuzione, distruzione ed inquinamento, dell’elemento vitale acqua, che sulle Alpi Apuane rappresenta il bene primario per tutta la popolazione.
Siamo certi – conclude Briccolani – che uno sport nobile e pulito come il ciclismo, non resterà indifferente davanti a questo disastro ambientale di portata planetaria e ci aiuterà a portare la nostra lotta per la giustizia ambientale anche fuori dai confini nazionali.“
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