Le volontarie ed i volontari di Apuane Libere, grazie alla loro opera di vigilanza e monitoraggio ambientale, hanno denunciato diversi abusi alla Cava Piastrone nel Comune di Seravezza, decretando la successiva sospensione dell’attività estrattiva da parte del Presidente del Parco Regionale delle Alpi Apuane.

Firenze, 20 gennaio 2023

L’organizzazione di volontariato Apuane Libere, informa che, grazie ai rilievi sul campo svolti in montagna nel mese di dicembre dai propri attivisti e la successiva segnalazione ambientale agli organi competenti in materia di controllo, il sito estrattivo denominato Cava Piastrone posto nel bacino Retro Altissimo nel Comune di Seravezza, è stato debitamente sospeso dal Parco delle Alpi Apuane. Come si evince dalle recentissime indagini svolte congiuntamente dai Guardiaparco e dai tecnici dell’ufficio cave comunale – e dai loro successivi verbali – gli abusi ambientali sono stati di una gravità tale da richiedere alla Ditta Henraux l’immediata sospensione di ogni tipo di lavorazione. Le immagini scattate dai nostri soci volontari – fanno sapere dal tritone apuano – sono state determinanti nell’evidenziare il fatto che le lavorazioni avevano intercettato alcune cavità carsiche sul piazzale di cava, le quali hanno fatto infiltrare i fanghi di lavorazione direttamente nelle falde acquifere della zona. Sempre durante il sopralluogo, sono emerse vistose criticità in materia di inquinamento da marmettola; infatti questo rifiuto speciale era abbondantemente sparpagliato dappertutto, tanto da far sospettare che i continui imbiancamenti del lago di Isola Santa e del torrente Turrite Secca, frutto di una mala gestione dei quelle acque che servono per affettare la montagna apuana, possa essere frutto di tale negligenza.

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“La prima ordinanza di sospensione dell’anno – spiega Gianluca Briccolani presidente dell’associazione – è inevitabilmente toccata alla società per azioni Henraux, la quale ha collezionato la bellezza di 4 sospensive in 4 anni su 4 siti estrattivi diversi: un vero e proprio record in negativo. Purtroppo, anche questa volta le prescrizioni riportate nei permessi di escavazione con la quale la Ditta ha il permesso di cavare i bianchi marmi del Monte Altissimo è rimasta lettera morta ed anche i lavoratori di questo sito estrattivo hanno le loro belle responsabilità per aver colmato di terre questi importanti canali ipogei. A breve – continua il presidente – avremo un colloquio a Roma con il sottosegretario all’ambiente, a cui, non solo spiegheremo perché lo scempio delle Alpi Apuane costituisce uno dei maggiori disastri ambientali a livello nazionale, ma chiederemo di adoperarsi per un disegno di legge che consenta di applicare delle misure interdittive, a tutte quelle aziende che sono recidive in fatto di abusi ambientali. Voglio ricordare che tutta la zona alle pendici settentrionali della montagna seravezzina è caratterizzata da numerose cavità assorbenti censite nel catasto regionale delle grotte, che devono obbligatoriamente essere salvaguardate dalla distruzione e dall’inquinamento, in quanto costituiscono le vene d’acqua che portano alle sorgenti idropotabili a valle, questo vitale elemento. Ci appelliamo – conclude Briccolani – anche al sindaco Alessandrini e a tutta la giunta comunale di Seravezza, affinché ritirino tutte le concessioni in essere alla società Henraux, la quale, per l’ennesima volta, si è posta fuori da quelle pochissime leggi che ancora tutelano l’ambiente apuano e la salute dei cittadini, dismettendo progressivamente e senza shock occupazionali, tutti i siti estrattivi intorno alla cosiddetta montagna di Michelangelo”

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NON RIAPRITE QUELLA FERITA!

L’ORGANIZZAZIONE APUANE LIBERE SI SCAGLIA CONTRO L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI MINUCCIANO CHE VORREBBE RIMETTERE A PROFITTO UNA CAVA CHIUSA DA 50 ANNI.

Firenze, 13 gennaio 2023

Sono composte da ben diciotto pagine le osservazioni che l’organizzazione di volontariato Apuane Libere ha presentato al Parco delle Alpi Apuane e agli organi preposti, contro la riapertura della cava Teso 2 sita nella valle dell’Acqua Bianca alle pendici del Monte Tombaccia.

“Se fosse stato proposto il conduttore Corrado per la gestione del comune di Minucciano con il suo programma Sì o No, sarebbe stato sicuramente più responsabile nel pronunciarsi in favore dell’ambiente, dell’amministrazione comunale di Minucciano e del sindaco Nicola Poli; questi infatti non perdono occasione per continuare a fare business per rimpinguare le casse comunali con le componenti ambientali apuane.

Ma vi è un increscioso antefatto: quando furono approvati i primi Piani Attuativi dei Bacini Estrattivi comunali a marzo 2019, essi sancirono non solo un considerevole aumento delle perimetrazioni nei quattro bacini estrattivi di competenza, ma la nuova messa a reddito di altre dieci cave tra nuove e dismesse -come il caso di cava Teso 2- un piccolissimo squarcio nel bosco lavorato ai tempi del filo elicoidale.

In questo sito, come aveva già notato il PABE del Bacino “Acquabianca”, la rinaturalizzazione ha già fatto il suo corso, in quanto la sua ultima autorizzazione è stata una proroga dell’attività nel 1972. Così dopo ben 50 anni, a discapito di tutte le ragionevoli prescrizioni, normative, direttive previste dal PIT della Regione Toscana e soprattutto di come vorrebbe la transizione ecologica, riaprendo questa vecchia ferita nel cuore delle Alpi Apuane, si continua a fregarsene degli habitat e delle recenti modifiche costituzionali che li tutelano introdotte nell’ordinamento italiano. Per coloro che non lo sapessero, il sito estrattivo in questione è ubicato in un’area privata, presa in subaffitto da una ditta della Val D’Aosta ed è attualmente importante per la sua continuità ecologica degli adiacenti Siti Natura 2000 tutelati dalla Commissione Europea.

“Purtroppo -spiega Gianluca Briccolani, presidente dell’associazione Apuane Libere- le scellerate scelte ecocide delle giunte comunali di alcuni comuni della Garfagnana, con Minucciano e di Vagli di Sotto in testa, stanno attuando politiche da secolo scorso e senza futuro; ossia nuovi siti dove la natura viene letteralmente annientata. Non riusciamo a capacitarci come nel 2023 si consideri il territorio come la panacea di tutti i bilanci economici e per questo si continui a riaprire cave chiuse da decenni con la falsa scusa, come provano i numeri, di un inesistente plus occupazionale. Le nostre volontarie ed i nostri volontari – continua il presidente – non riparano nel tamponare i nuovi provvedimenti di VIA che in continuazione vengono avviati dal Parco Regionale delle Alpi Apuane, ormai considerato lo zimbello delle aree protette italiane e di tutti i geositi Unesco. Dopo aver presentato le nostre osservazioni contro la riapertura di un’altra cava sulla settecentesca Via Vandelli (nel comune di Vagli di Sotto, appunto!), stavolta è toccato ad un sito estrattivo nella già massacrata valle dell’Acqua Bianca nel territorio del comune di Minucciano. E proprio a questo proposito, mi piacerebbe domandare serenamente al sindaco Nicola Poli che cosa non abbia capito delle parole “cambiamenti climatici”: si aspetta che nei paesi a valle delle cime delle Alpi Apuane accadano altre tragedie? Possibile che non si arrivi a capire che continuando a far devastare e inquinare valli di straordinario pregio naturalistico e geologico, non si fanno gli interessi delle future generazioni, ma un mero interesse individuale degli attori direttamente coinvolti nell’attività economica? È possibile che sia soltanto il pressapochismo a prevalere quando si valuta un progetto mal fatto o che sia la mancanza di voglia nella ricerca di alternative a guidare le scelte di un comune? È possibile che anche alla società contemporanea vada bene? Certamente no! Forse erano tutti incappucciati o bendati sia nello studio di Corrado sia poi quando è stato enunciato il piano e, per una casuale volontà del destino, è stato maggioritariamente votato “Si!”. Un “Non vedo non sento non parlo” spiegherebbe la scelta, perché altrimenti la cosa è da ritenersi inconcepibile. Al sindaco Poli e alla sua amministrazione – conclude Briccolani – la richiesta di pronunciarsi ora, fuori dalla cabina e a mente lucida, sui presupposti e sulla necessità di rivedere e rigettare nettamente la riapertura della cava Teso 2 e delle altre in programma negli anni a venire”.

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FIRENZE, 10/11/2022

Dopo le numerose denunce ambientali e grazie al lavoro dei nostri volontari e volontarie, la regione Toscana ha deciso di sospendere le lavorazioni della ditta concessionaria del sito “Walton marmi Carrara” presso cava Castelbaito-Fratteta, nel comune di Fivizzano, ai piedi del monte Borla.  Con un’ordinanza scritta, l’ufficio competente della regione Toscana, ferma le lavorazioni per << reiterate violazioni che determinano situazioni di grave pericolo per l’ambiente >>.

La ditta, già precedentemente diffidata dalla Regione Toscana, dovrà effettuare urgenti interventi di ripristino ambientale suddivisi in 4 distinti punti:

1) Raccolta, pulizia e smaltimento dei fanghi illegalmente sversati nel ravaneto e nel fosso Fratteta.

2) Rimozione dei detriti accumulati illegalmente nei ravaneti adiacenti al sito estrattivo e nell’area del fosso Fratteta.

3) Rimozione dei detriti sversati illegalmente nelle strade adiacenti al sito estrattivo e nelle strade di arroccamento di cava per uno strato di almeno 10cm.

4) Provvedere tempestivamente alle prescrizioni e misure indicate da Arpat per il ripristino del sito connesse alla corretta gestione dell’area in materia di gestione delle acquee meteoriche dilavanti durante l’attività estrattiva.

Questa è una grande vittoria per tutto il mondo ambientalista Apuano ma, purtroppo, è soltanto una delle tante aziende che viene “pizzicata” periodicamente a non rispettare le varie autorizzazioni e le poche blande leggi regionali in vigore. Chiediamo con vigore che gli enti competenti inizino, oltre a chiudere progressivamente e DEFINITIVAMENTE le attività estrattive del comprensorio Apuano, a mettere al bando PER SEMPRE tali imprese ed imprenditori che operano illegalmente sulle nostre montagne martiri, prede indifese d’interessi loschi e mafie varie.

Le volontarie e i volontari di Apuane Libere continueranno sempre e comunque e in ogni circostanza la loro opera di vigilanza e di tutela ambientale in difesa delle Alpi Apuane e a far sentire il nostro fiato sul collo a chi si crede di poter banchettare con le nostre montagne.


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L’intervento in diretta su NOVARADIO di mercoledì 19 ottobre 2022 del presidente di Apuane Libere Gianluca Briccolani che racconta i primi 18 mesi di vita della nostra Organizzazione di Volontariato e gli ultimi sviluppi sulle dinamiche apuane.

LINK DIRETTA RADIO:

Firenze, 30 settembre 2022

Nel pomeriggio di mercoledì 28 settembre una delegazione delle associazioni ambientaliste, Apuane Libere e Gruppo d’intervento Giuridico – guidata dai propri rispettivi referenti Gianluca Briccolani e Alberto Grossi – è stata ufficialmente ricevuta dall’assessora regionale all’ambiente Monia Monni.

“Durante il lungo colloquio” – fanno sapere dal tritone apuano – “abbiamo voluto portare all’attenzione dei funzionari e dei politici presenti, la comatosa condizione ecologica in cui versa la catena montuosa delle Alpi Apuane, vittima secondo noi di una colpevole mancanza di presidio e tutela ambientale da parte di quell’ente Parco che avrebbe questo come fondamentale compito. Un Parco Regionale che anziché schierarsi a tutela degli ecosistemi presenti dentro i propri confini, assicurando un futuro a un ambiente unico e agli abitanti di quei territori, si prodiga troppo spesso nell’agevolare la riapertura di cave chiuse da decenni. Non solo, ma incentiva l’assurda pratica dell’escavazione in galleria -anche in Zone a Protezione Speciale (ZPS)- sta stroncando letteralmente le vene idriche di questi monti toscani i quali sono ricchi di acqua purissima. Le lavorazioni in galleria infatti stanno facendo diventare queste povere montagne una sorta di “formaggio con i buchi”. Si intercettano i corsi d’acqua che vengono deviati o seccati e tutto questo influisce sul paesaggio in superficie dato che quando si modifica il sottosuolo, di conseguenza, si modifica il soprasuolo con problemi alla flora e alla fauna: cosicché cambia la catena alimentare degli animali e tutti gli habitat.”

Sempre alla rappresentante della Giunta Regionale Toscana, i militanti intervenuti hanno riportato le istanze dei precedenti incontri avuti con Arpat, col comando regionale dei Carabinieri Forestali, con l’Autorità di Bacino e la Soprintendenza. In tutti gli incontri con i militanti ambientali lamentano tutti le gravissime carenze di personale, alcune delle quali hanno suscitato forte stupore persino nella massima esponente dell’ambiente toscano.

Prima di accomiatarsi dall’importante incontro, i soci di Apuane Libere – accompagnati dai veterani del Grig – hanno consegnato alla Assessora Monni un dossier fotografico di quasi 200 pagine dal titolo <<L’insostenibilità ambientale nel Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane: inquinamento, abusi, illeciti>>, con il quale hanno voluto presentare tutto il lavoro svolto in 17 mesi dalla costituzione della loro organizzazione di volontariato. Oltre a questo sono state consegnate da Alberto Grossi (già ambientalista dell’anno nel 2015) delle statistiche sul depauperamento ambientale ed economico del territorio, che incide su quella falsa narrazione che vuole le cave come panacea economica per gli abitanti dei paesi interessati.

“Finalmente – spiega Gianluca Briccolani presidente di Apuane Libere – dopo mesi dalla nostra prima richiesta d’incontro, siamo stati ospiti dell’Assessora all’Ambiente Monia Monni nel suo ufficio fiorentino, per evidenziare le molteplici problematiche ambientali che sono presenti in quella catena montuosa che cerchiamo di tutelare con gli strumenti a disposizione dei cittadini attivi: quello delle segnalazioni, delle denunce e del presidio territoriale. È stato un incontro amichevole ma deciso, in cui abbiamo esposto a pieno anche tutti i timori che il nuovo Piano Integrato per il Parco porta con sé, sia per quanto riguarda la rimodulazione dei confini delle Area Contigue di Cava, che per quanto concerne le compensazioni donate ai comuni a fronte delle paventate chiusure di alcuni siti estrattivi.

Abbiamo inoltre proposto – continua il Presidente – degli obiettivi strategici stringenti: l’applicazione senza deroghe della legge nazionale che vieta scavi a cielo aperto ed in galleria sopra i 1200 metri, il decadimento delle concessioni per quelle Ditte che eseguono lavori non autorizzati, la caducazione di quelle cave inattive da oltre 10 anni ed infine l’obbligo di presentazione una relazione di un climatologo il quale attesti che gli sbassi e le gallerie non potranno incidere sul cambio del clima di una parte di montagna che venga a mancare.

L’incontro, non solo ha toccato i temi ambientali più stringenti, ma anche quelli della legalità e quelli economici dei territori, dove i paesi sono le vittime di una mancanza di una seria pianificazione e transizione ecologica dei loro stessi comuni. Un territorio dove la comunità, fino alla costa, paga la depurazione del bene essenziale per eccellenza inquinato da privati, l’acqua: tutto questo in anni in cui si fa sempre più urgente l’agenda europea 2030 delle nazioni unite sullo sviluppo sostenibile e soprattutto la tutela dell’acqua potabile, come riportato dalla direttiva quadro dell’UE sulle acque e per di più in anni in cui le condizioni subite da tutti noi nell’estate appena trascorsa rischiano di essere la normalità per le estati a venire.

In fatto di tutela dell’ambiente apuano – conclude Briccolani – ci aspettiamo da parte del governo regionale una netta inversione di tendenza, a maggior ragione adesso che sta per essere adottato il nuovo Piano Integrato per il Parco, che desta in tutti gli innamorati delle Alpi Apuane, delle fortissime preoccupazioni. Le cave vanno chiuse e non riaperte.”


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